La morte di Filippo II e la sua eredità

Prosegue il nostro cammino alla scoperta del mondo ellenistico. Nello scorso articolo siamo partiti dalle origini di Filippo II di Macedonia, padre del grande Alessandro III di Macedonia. Senza il suo genio strategico molte delle imprese che hanno portato Alessandro a dominare il mondo antico sarebbero risultate impossibili…

Preparativi di vendetta

Quella “pace comune”, la koiné eirene, non era solo una proposta diplomatica di Filippo, bensì un ideale caldamente acclamato già da tempo dall’oratore Isocrate. Significava porre fine una volta per tutte alle continue lotte fra città che avevano funestato la Grecia e permetteva di rivolgere tutto il potenziale bellico degli eserciti greci uniti contro il nemico di sempre: i Persiani. “Vendetta!” e “Libertà!” erano i motti che venivano sbandierati dai sostenitori di un’impresa da lungo tempo anelata: unire tutti i Greci per vendicarsi dei Persiani che avevano invaso l’Ellade e distrutto i templi, e liberare le isole e tutte le popolazioni elleniche sottomesse, quelle che nel 387 a.C. erano state abbandonate a un triste vassallaggio dopo quella che fu chiamata Pace del Re (stipulata dal re Artaserse II) o di Antalcide (dal nome del generale spartano che fece da controparte).

Filippo aveva già le mani libere e un ottimo sostegno politico per mettere in moto il suo progetto più ambizioso in Asia. Poteva marciare non solo a capo delle truppe macedoni, ma in nome della Grecia tutta, per vendicare l’antica invasione e presentarsi come l’invincibile condottiero panellenico. Dall’altro lato, però, chi temeva la tirannia macedone, come il tenace Demostene e altri Ateniesi, non poteva dimenticare tanto facilmente che i Macedoni erano un popolo barbaro (nonostante i suoi governatori si sforzassero di ellenizzarsi). Durante la seconda guerra medica i Macedoni non avevano combattuto contro i Persiani, ma si erano schierati con gli invasori e Filippo non si era comportato come un amante della pace, bensì come un conquistatore senza scrupoli che progressivamente aveva imposto ovunque il proprio giogo. Filippo aveva messo fine all’antica autonomia delle città greche grazie al suo potente esercito e ai maneggi diplomatici, approfittando delle rivalità interne per presentarsi  poi come arbitro e provvidenziale condottiero.

All’inizio del 337 a.C. la Lega di Corinto decise, su sua richiesta, di dichiarare guerra ai Persiani, dando a Filippo pieni poteri. Era dunque come hegemon o comandante indiscusso dei Greci, e non solo come re di Macedonia, che Filippo si apprestava a realizzare il suo progetto più ambizioso. Con questa prospettiva, allinizio dell’anno seguente, mandò in avanscoperta in Asia Minore un drappello di circa 10.000 uomini, guidato da due dei suoi generali di fiducia. Parmenione e Attalo, mentre esortava gli alleati ad allestire una flotta comune per l’offensiva. Ma non sarebbe riuscito ad attraversare l’ Ellesponto: nell’autunno del 336 a.C. Filippo fu assassinato.

Il regno di Macedonia alla morte di Filippo II

La morte di Filippo

Conviene tornare un po’ indietro nel tempo per ricordare come si svolsero certi fatti che allontanarono Filippo da Alessandro e che precedettero la sua morte improvvisa. Tutto ebbe inizio intorno alla metà del 337 a.C. anno in cui il re macedone celebrò le nozze con la sua settima moglie. La prescelta era una bella ragazza della nobiltà locale, Cleopatra, nipote di Attalo, uno dei generali più importanti del suo esercito. Era l’unica delle sue mogli a provenire da una famiglia aristocratica macedone. Questo fu il pretesto che spinse l’impulsivo e orgoglioso suocero ad esclamare, durante il banchetto nuziale, che finalmente Filippo avrebbe potuto avere un erede legittimo, di puro sangue macedone. Alessandro, infuriato da quell’insulto, abbandonò immediatamente i festeggiamenti e la corte accompagnando la madre Olimpiade, anche lei offesa, in esilio in Epiro.

Pochi mesi dopo padre e figlio si riconciliarono pubblicamente e parteciparono a un’altra festa di famiglia, importante sia per il suo sfarzo che per il suo significato politico. La figlia di Filippo, nonché adorata sorella di Alessandro, Cleopatra, sposò lo zio, anch’egli di nome Alessandro, fratello di Olimpiade e re dell’Epiro. Le nozze furono celebrate a Ege, l’antica capitale della Macedonia, e mentre Filippo, con aria sicura e trionfale, entrava con tutto il corteo nel teatro dove campeggiava una sua statua accanto a quelle dei dodici grandi dèi olimpici, fu pugnalato da una guardia della sua scorta. L’assassino, un certo Pausania, che volle così vendicare una vecchia offesa del re, di ucciso subito dopo da alcuni membri del seguito di Filippo. Qualcuno sospettò che l’omicidio fosse stano commissionato dall’estero, perché era probabile che i Persiani volessero eliminare un nemico molto pericoloso. Non fu mai provato che l’omicida avesse avuto dei complici, ma alcuni sospettati furono subito giustiziati.

Olimpiade, dal Promptuarii Iconum Insigniorum (1553) di Guillaume Rouillé

A Ege (l’odierna Vergina) si celebrarono i funerali, a cui partecipò anche Olimpiade, venuta dall’Epiro, e lì, in una sontuosa tomba, fu sepolto Filippo. Ovviamente, Alessandro e Olimpiade trassero grande beneficio dall’improvviso regicidio. Filippo non avrebbe più potuto generare un altro erede di puro sangue macedone, Olimpiade tornava a essere la regina madre e Alessandro sembrava il successore indiscusso. Lo avevano sempre considerato il principe ereditario e, al di là dello scompiglio provocato da Attalo, Filippo si era dimostrato spesso orgoglioso del figlio. Il fedele Antipatro sì affrettò a proclamare Alessandro legittimo re al cospetto delle truppe perché venisse acclamato secondo la tradizione. E ben presto furono eliminati tutti gli oppositori o possibili aspiranti al trono: due principi della famiglia reale macedone dei lincestdi, il giovane Aminta, figlio di Perdicca III e cugino di Alessandro, e il potente Attalo ucciso in Asia Minore. Appena la situazione si stabilizzò in Macedonia, Alessandro andò in Grecia per essere riconosciuto come erede legittimo di altri due titoli, ovvero quello di arconte dei Tessali e di hegemon delle città della Lega di Corinto.

Filippo era stato un grande re per la Macedonia. Nei ventiquattro anni del suo regno aveva trasformato il Paese, esteso e rafforzato i suoi confini, consolidato una monarchia sull’orlo della disintegrazione e realizzato uno Stato unitario, organizzato un poderoso esercito permanente con cui aveva conquistato un impero che andava dal Danubio al sud della Grecia. Tuttavia, il dominio macedone non fu poi tanto vantaggioso per i Greci: Filippo distrusse varie città in Calcidica (ad esempio Anfipoli, Metone, Stagira e Olinto) e agì senza scrupoli per il proprio tornaconto, animato da una smisurata ambizione politica; le sue campagne militari fecero innumerevoli vittime e ridussero in schiavitù moltissimi popoli. Non sappiamo se i suoi progetti espansionistici in Asia puntassero dove arrivò suo figlio. Ma se non avesse lasciato in eredità una Macedonia unita, l’egemonia sull’Ellade e il formidabile esercito con cui aveva sottomesso e pacificato tutta la Grecia, le future imprese del giovane Alessandro sarebbero state impossibili.

Simone Riemma

Studente del corso in Civiltà Antiche ed Archeologia: Occidente dell'Università degli Studi di Napoli - Orientale. Sono CEO e founder dei blog "STORIA ROMANA E BIZANTINA" assieme al mio collega dott. Antonio Palo e CEO e founder unico di "LUPIN THE 3RD - LA PATRIA ITALIANA". Le mie passioni: Storia ed Archeologia, Anime e Manga.

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