La battaglia di Isso: la sconfitta di Dario III, il Gran Re dei Persiani e la fondazione di Alessandria d’Egitto

La battaglia di Isso, di Jan Brueghel il Vecchio, Museo del Louvre
Le manovre di aggiramento delle armate macedoni (in blu) e persiane (in rosso) prima di giungere al luogo della battaglia. Nell’illustrazione è indicata la posizione delle Porte dell’Assiria

In quel frangente, il Gran Re Dario aveva deciso di assumere in prima persona la direzione della guerra, richiamando il grosso delle sue truppe a Babilonia per marciare contro gli invasori. E così mise in moto il suo piano: riunire un esercito molto più numeroso di quello macedone e guidarlo nell’avanzata fino alla battaglia definitiva che avrebbe schiacciato il nemico, colpevole di aver osato sfidare chi gli consigliava di fare in modo che la battaglia avvenisse nel centro del regno, e decise invece di arrivare subito allo scontro, marciando con il suo grande seguito verso est. Passò il massiccio dell’Amanus e raggiunse la costa nei pressi di una località chiamata Isso, vicino al fiume Pinarus (che secondo la storiografia moderna potrebbe corrispondere all’attuale fiume Deli Cay, che scorre lungo il confine turco-siriano, oppure al più meridionale fiume Payas).

Le truppe di Alessandro si erano lasciate alle spalle questa regione ed erano già più a sud, nel golfo di Iskenderun o golfo di Isso. La situazione colse entrambi di sorpresa. Dario rimase fermo dov’era, sebbena la pianura non fosse abbastanza ampia per dispiegare tutto il suo vasto esercito, e Alessandro fece retrocedere le sue truppe perché la battaglia si svolgesse proprio in quel punto. Il re persiano aveva schierato la cavalleria, circa 20.000 uomini, alla sua destra, vicino alla riva del mare, e i numerosi mercenari di fanteria leggera alla sua sinistra. Lo stesso Dario, con il suo imponente e maestoso carro da guerra e la sua guardia personale scelta, si ritrovava nel centro, protetto dai fitti battaglioni delle armate persiane. Sulle colline circostanti erano appostate varie truppe di riserva che coprivano le ali laterali. A sud del fiume si schieraono i Greci: l’ala sinistra era formata dalle falangi macedoni e dai lancieri traci, comandati da Parmenione, mentre al centro e a destra c’erano i Greci, gli alleati e Alessandro che cavalcava alla testa dei suoi eteri.

Schieramento iniziale

Alle prime battute del combattimento, la cavalleria persiana obbligò le falngi di Parmenione a retrocedere e ad attraversare di nuovo il fiume, ma la manovra tattica pianificata da Alessandro risultò vincente: con i suoi cavalieri aprì una breccia e sferrò un attacco obliquo contro il centro, dove si trovava Dario con la sua scorta, che fu sopraffatta dall’audacia dell’assalto. Il Gran Re fu preso dal panico, fece dietro front con il suo carro e fuggì. Forse aspettò fin quando non vide la sua guardia sbaragliata e si ritrovò a pochi passi dall’impetuoso Alessandro, come mostra il famoso mosaico pompeiano, probabilmente una copia di un dipinto dell’epoca. La ritirata lasciò di stucco l’esercito persiano, che si diede a una fuga rocambolesca, permettendo ad Alessandro e ai suoi uomini di attaccare il fianco dell’invincibile cavalleria persiana.

La vittoria fu schiacciante: i vinti, tuttavia, non furono perseguitati. Il trionfo militare ricevette poi un’eccezionale ricompensa quando, avanzando verso l’interno della regione, i Greci si impossessarono di una gran parte dell’equipaggiamento persano, dell’harem reale (ulteriore, inatteso bottno rimasto indifeso nelle retrovie) e del favoloso tesoro di guerra del Gran Re, che ammontava a svariate migliaia di talenti. La battaglia fu inoltre per il re persiano fontedi ignominia, perché erano stato costretto a una fuga indecorosa dal giovane Alessandro. Le città della costa aprirono le porte al vittorioso conquistatore e la flotta persiana non fu più vista come una minaccia. Alessandro aveva ora due alternative: inseguire Dario e il suo esercito o marciare in direzione sud verso la costa fenicia. Il giovane e battagliero re scelse la seconda opzione. Solo l’isola di Tiro, confidando nel proprio isolamento e nelle sue muraglie, rifiutò di arrendersi. Non era mai stata conquistata e sembrava inespugnabile, ma lo stesso non pensava l’invincibile re. Alessandro la sottopose a un assedio durissimo, impiegando tutti i mezzi di assalto a sua disposizione. Dopo otto mesi Tiro fu presa con la forza e punita in maniera esemplare. Circa 8.000 uomini morirono nella lottam 30.000 diventarono schiavi e 2.000 furono crocefissi lungo la costa.

Attaco decisivo

In quel frangente arrivarono ad Alessandro le proposte di pace di Dario. Gli chiedevano di restituirgli miglie e figlie (che Alessandro teneva prigioniere da alcuni mesi, trattandole però con il rispetto dovuto ai membri di una famiglia reale) e gli offriva in cambio una vasta porzione dell’Asia Minore. In una seconda lettera gli cedeva addirittura la metà del regno (tutti i territori a ovest dell’Eufrate) e gli prometteva di trattarlo da suo pari e di dargli in sposa una delle sue figlie. Alessandro, però, declinò ogni offerta: voleva essere re e signore di tutta l’Asia ed era pronto a combattere per quel titolo. Fu allora, secondo un famoso aneddoto, che Parmenione gli disse: <<Io accetterei, se fossi Alessandro>> e lui rispose: <<Anch’io, se fossi Parmenione>>. Alessandro non voleva un grande regno, bensì tutta l’Asia, perché aspirava a un impero universale.

Dopo la resa di Tiro, Alessandro non aveva davanti altri ostacoli per arrivare in Egitto avanzando lungo la costa verso sud. Solo un’altra forte città fenicia tentò di opporre resistenza: Gaza. Fu presa d’assalto dopo due mesi di assedio e i suoi difensori furono castigati senza pietà: i guerrieri furono massacrati e donne e bambini ridotti in schiavitù.

La famiglia di Dario ai piedi di Alessandro – Paolo Veronese – Londra, National Gallery

Alessandro arrivò in Egitto entrando dalla città portuale di Pelusio, dove gli venne incontro il satrapo Mazace, governatore persiano del Paese, che non oppose alcuna resistenza all’ingresso delle sue etruppe. Gli Egizi, da parte loro, lo accolsero come un liberatore e lo incoronarono faraone quasi subito. Dopo un breve soggiorno a Menfi, la capitale del Delta del Nilo, Alessandro navigò fino alla foce del fiume e sulla costa, vicino al villaggio di Racotis, di fronte all’isola di Faro, ordinò di fondare la città che avrebbe portato il suo nome e sarebbe diventata una delle metropoli più celebri dell’Antichità: Alessandria. Da lì si diresse a ovest e poi a sud, attraverso le aride terre del deserto libico, poiché voleva consultare l’oracolo del dio Amon nell’oasi di Siwa. Era un percorso lungo e difficile, che aveva il solo obiettivo di consultare il famoso oracolo, dove si svolse una strana cerimonia: il sacerdote di Amon (o Zeus-Amon) lo salutò come figlio del dio e gli predisse che sarebbe stato <<l’invincibile conquistatore del mondo>>. Alessandro andò via molto contento di aver appreso della sua origine divina e del suo straordinario destino di sovrano universale. La consultazione all’interno del santuario rimase segreta, ma la profezia fu divulgata con il mito di Alessandro.

Di fronte all’isola di Faro Alessandro ordinò di costruire la città che avrebbe preso il suo nome e che presto sarebbe diventata un importantissimo porto commerciale e, più avanti, la metropoli del regno dei Tolomei. Fu un’idea geniale: l’Egitto aveva bisogno da secoli di una città aperta alle rotte commerciali del Mediterraneo e il luogo era magnifico. Alessandro si fermò per alcuni mesi nell’antica Menfi, dove prese parte alle cerimonie in onore degli dèi locali e celebrò feste popolari e giochi atletici. Fu incoronato e acclamato faraone prima di partire alla conquista dell’impero persiano.

Dopo la campagna di Fenicia, il soggiorno in Egitto doveva essergli sembrato molto piacevole. Senza incontrare alcun ostacolo, Alessandro era diventato il sovrano del Paese del Nilo, quell’Egitto che da sempre affascinava i Greci, terra di sapienza arcaica e monumenti ineguagliabili. Era qui che gli erano stati rivelati la sua origine divina e il suo futuro imperiale. Non ci sarebbe tornato da vivo, ma vi avrebbe riposato da morto, nove anni più tardi, in una spendida tomba, nell’Alessandria che aveva sognato.

La battaglia di Isso, di Albrecht Altdorfer, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera

Simone Riemma

Studente del corso in Civiltà Antiche ed Archeologia: Occidente dell'Università degli Studi di Napoli - Orientale. Sono CEO e founder dei blog "STORIA ROMANA E BIZANTINA" assieme al mio collega dott. Antonio Palo e CEO e founder unico di "LUPIN THE 3RD - LA PATRIA ITALIANA". Le mie passioni: Storia ed Archeologia, Anime e Manga.

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