La battaglia del Granico

Alessandro ha iniziato la sua spedizione attraversando l’Ellesponto per giungere al fiume Granico, nei pressi dell’antica Troia, al primo scontro (anche se non direttamente con il Grande Re) con i Persiani, guidati dal mercenario Memnone di Rodi. Sarà una battaglia in cui la destrezza dei Greci sarà fondamentale in un luogo dove la conformazione del terreno non ha aiutato il numeroso esercito Persiano…

L’esercito macedone guada il fiume Granico
(August Petryl, 1909)

Lo sbarco dell’esercito capitanato da Alessandro non aveva colto i Persiani di sorpresa. Si aspettavano l’attacco e, grazie alle loro spie, erano al corrente dei piani del giovane re, come già in passato lo erano stati con quelli di Filippo. Il capo dei mercenari al servizio del Grande Re, un greco di Rodi di nome Memnone, considerato un eccellente stratega, aveva suggerito come tattica difensiva quella di non dare battaglia, lasciando invece agli invasori un Paese distrutto, una terra bruciata, senza acqua né viveri di alcun tipo. A loro sembrava un atto di vergognosa codardia abbandonare le proprie terre e distruggere le proprie risorse, quando le loro truppe erano decisamente superiori per numero e valore. E così si prepararono a combattere sulle sponde del Granico, a est della pianura di Troia, in una posizione che giudicarono favorevole. Con 20.000 fanti (molti dei quali erano mercenari greci) e una possente cavalleria, attesero l’esercito guidato da Alessandro.

La battaglia fu molto cruenta, poiché i due schieramenti si eguagliavano, dal momento che la cavalleria persiana, pur essendo molto più numerosa, non riusciva a muoversi con sufficiente scioltezza a causa della conformazione del terreno, e così furono i Greci a sferrare l’assalto frontale. Come a Cheronea, fu decisiva la carica degli eteri di Alessandro, che aprirono una grande breccia nel fronte nemico. Alessandro, come al suo solito, dimostrò tutta la sua audacia a capo dei cavalieri e corse il rischio di essere sconfitto. I mercenari che combattevano con i Persiani subirono perdite pesanti e i prigionieri greci furono trattati senza pietà e mandati in Macedonia come schiavi. Con questa punizione Alessandro voleva avvisare che non avrebbe concesso alcun perdono ai traditori che si erano schierati con i barbari contro le forze elleniche.

Schieramento iniziale e principali movimenti

Per commemorare la vittoria mandò ad Atene, come bottino da offrire alla dea Atena, 300 armature persiane con l’iscrizione: <<Alessandro, figlio di Filippo, e i Greci, tranne i Lacedemoni, dai barbari che abitano l’Asia>>. Va sottolineato che nell’iscrizione Alessandro non si fregiò del titolo di re, ma fece l’offerta come condottiero dei Greci della Lega di Corinto. Poi proclamò di voler restituire la libertà e l’antica democrazia alle città greche della costa, un messaggio che conteneva un sicuro effetto propagandistico. Sardi, la città più ricca e famosa della Lidia, gli aprì le porte senza indugio. Invece Mileto e Alicarnasso opposero resistenza e dovette riconquistarle con la forza. Per Alessandro era molto importante controllare i porti dell’Asia Minore, perché non aveva un dominio marittimo, e nella vicina isola di Kos era attraccata, intatta, la flotta persiana, che continuava a essere una minaccia. Inoltre Memnone, con le sue navi, era riuscito a prendere il controllo delle altre isole vicine, come Lesbo e Chio.

Alessandro però non incontrò alcuna opposizione interna. D’inverno avanzò in Licia e in Panfilia arrivando fino a Gordion, la capitale della Frigia. Gordion sarebbe poi diventata famosa per il noto aneddoto del “noto gordiano”. Narra la leggenda che a Gordion ci fosse un carro legato con un grosso nodo e si diceva che chi fosse riuscito a scioglierlo sarebbe diventato il padrone dell’Asia. Alessandro, senza la minima esitazione, disse: <<Non importa come>>, sguainò la spada e lo tagliò con un sol colpo. Finito l’inverno, fu raggiunto da alcune truppe di rinforzo arrivate dalla Macedonia. Niente bloccava la sua avanzata verso la Cilicia, così attraversò la Cappadocia e i Monti del Tauro, e proseguì verso la pianura e la costa meridionale. Nel frattempo, apprese della morte per malattia del capo dei mercenari Memnone di Rodi, il suo avversario più pericoloso, durante i primi mesi dell’anno 333 a.C.

Le colonne del tempio di Atena Poliade a Priene.

Simone Riemma

Studente del corso in Civiltà Antiche ed Archeologia: Occidente dell'Università degli Studi di Napoli - Orientale. Sono CEO e founder dei blog "STORIA ROMANA E BIZANTINA" assieme al mio collega dott. Antonio Palo e CEO e founder unico di "LUPIN THE 3RD - LA PATRIA ITALIANA". Le mie passioni: Storia ed Archeologia, Anime e Manga.

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