La «romanizzazione» degli Etruschi (parte I)

La romanizzazione degli Etruschi è quel processo di assimilazione e acculturazione che portò la civiltà etrusca a fondersi gradualmente con quella romana, sotto vari punti di vista: politico, giuridico, culturale e linguistico.

La romanizzazione politica. Nel IV secolo a.C. Roma inizia il suo percorso di conquista dell’Etruria, che vede alternarsi periodi di conquista a periodi di alleanze, in un sistema di continui e fragili cambiamenti geopolitici. Il primo episodio che vede Roma prevalere sull’Etruria si ha nell’anno 396 a.C. con la conquista romana di Veio, che diede alla città vincitrice il controllo della foce del Tevere. Lo scontro è stato spesso mitizzato dalle fonti antiche, che richiamavano all’episodio della presa di Troia.

«Sotto la tua guida, Apollo Pitico, e stimolato dalla tua volontà, mi accingo a distruggere Veio e faccio voto di consacrare a te la decima parte del bottino. E insieme prego te Giunone Regina che ora siedi in Veio, di seguire noi vincitori nella nostra città che presto diventerà anche la tua perché lì ti accoglierà un tempio degno della tua grandezza.»

«I Veienti ignoravano di essere stati consegnati al nemico dai propri vati e dagli oracoli stranieri, ignoravano che gli dèi erano stati chiamati a spartire il bottino, ignoravano che qualche dio era stato chiamato fuori Veio dalle preghiere romane e già guardava i templi dei nemici e le nuove sedi, ignoravano che quello era il loro ultimo giorno.» [Livio]

Ad eccezione della lingua Roma e Veio condividevano buona parte dei tratti culturali così come le rispettive forze militari, che si eguagliavano. Non dobbiamo pensare però che i rapporti con Veio erano paradigmatici verso il mondo etrusco: al contrario, Roma aveva relazioni differenti con i suoi vicini, un aspetto che in futuro la porterà a controllare buona parte della penisola. Il vantaggio della conquista di Veio, che raddoppiava il territorio in possesso di Roma, non fu possibile sfruttarlo nell’immediato a causa dell’invasione gallica che occupò Roma nel 390 a.C.: i Romani, in fuga, finirono per chiedere ospitalità alla città etrusca di Caere, che li accolse e che Roma ripagherà poi con la possibilità ai Ceriti di stabilirsi a Roma, sposare donne romane e commerciare sotto la tutela in materia del diritto romano. Concessioni simili si avranno anche da parte dei Romani verso gli Etruschi di Veio, Capena e Falerii che avevano appoggiato la causa di Roma, il tutto accompagnato dalla creazione di quattro nuove tribù (circoscrizioni amministrative e territoriali). Dopo il sacco gallico avviene il primo passo verso l’integrazione politica di Caere: Roma concede ai suoi abitanti la cittadinanza (sine suffragium, senza diritto di voto) come municipio, dando loro piena autonomia sulle questioni interne cerite; in tal modo Roma “prendeva” da Caere i porti e la flotta, e arrivò a stipulare nel 358 a.C. un trattato con Cartagine che ne riconosceva formalmente la sua piccola area d’influenza medio-tirrenica. Nello scacchiere italico, intanto, Roma ebbe un ruolo da protagonista: colonizzò le “porte dell’Etruria” (cit. Livio) Sutri e Nepi, rinnovò l’alleanza con la Lega latina ed ebbe così modo di concentrare le sue mire espansionistiche verso sud e organizzare meglio le difese alle invasioni galliche.

In questa fase non vi fu – eccetto la conquista di Veio – nessuna rimostranza etrusca, che non volle o non seppe intervenire contro il pericolo romano. L’unico intervento militare anti-romano, guidato da Tarquinia con l’appoggio di Falerii e Caere, fu tuttavia favorevole all’Etruria, che ottenne una lunga tregua (quarantennale) nel 351 a.C. Esattamente 40 anni dopo, nel 311 a.C., si registra il tentativo di un esercito etrusco di assediare Sutri, che dopo due anni verrà liberata dai Romani. Come già avvenuto in precedenza, la preoccupazione principale delle varie città erano i Galli: vengono stipulate nuove tregue con le etrusche Perugia, Cortona e Arezzo e dei trattati paritari (foedus aequus) con le città umbre di Camerino e Otricoli.

Il nuovo periodo di relativa pace (l’unico intervento militare romano è contro una sedizione interna ad Arezzo) termina nel 296 a.C.. Questa volta non vi è una singola entità politica contro i Romani, ma una vera e propria federazione anti-romana di quattro popoli: Etruschi, Galli, Sanniti e Umbri. Nel giro di due anni Roma riesce però a riportare due grandi successi militari che ribalteranno le sorti della storia e aumenteranno la disgregazione etrusca: la battaglia di Sentino, contro la coalizione, e la conquista di Roselle. Le città etrusche lasciano campo libero ai Romani. Nonostante una prima vittoria etrusca nel 294 a.C ad Arezzo – dove morirà il console romano – i Romani ottengono due nuove vittorie sui Galli (lacus Statoniensis, 283 a.C.), seguite (stando ai Fasti Trionfali) da un trionfo sugli Etruschi nel 281 e da un secondo nel 280 su Volsiniesi e Vulcenti.

Con l’Etruria oramai al collasso politico, si registrano però due ultime ribellioni, entrambi con esito negativo. La prima avviene nel 274-3 di Caere, che viene punita con la confisca di metà del suo territorio: in queste aree Roma vi fonderà delle colonie marittime (Pyrgi, Castrum Novum, Alsium, Fregenae). L'”ultimo atto” vede Volsinii sconfitta e distrutta, con il bottino romano di ben 2000 statue bronzee.

La romanizzazione insediativo-territoriale. Questa tipologia di romanizzazione, seguita a quella politica, può essere spiegata attraverso le due sue linee guida:.

  • Colonizzazioni strategiche di piccole dimensioni e finalità di presidio, con l’obbiettivo di assicurarsi il controllo della costa e dei vie interne principali lungo l’asse Albenga-Bolsena-Tevere.
  • Costruzione strade: via Aurelia (costa tirrenica), via Flaminia (verso Adriatico), via Cassia, via Clodia intervallate ognuna da centri di servizio aggregati (praefectura) a centri preesistenti vicini (metà II secolo): Forum Cassii (Tarquinia), Forum Aurelii (Vulci), Forum Clodii (Caere). Le strade favorirono così comunicazioni ed ebbero notevoli effetti economici sui territori attraversati. Gran parte delle città etrusche antiche finirono per essere “tagliate fuori” dai centri di nuovi formazione, posti in prossimità delle strade.

Allo stesso tempo l’elemento etrusco diede un notevole supporto ai Romani contro le “solite” scorrerie dei Galli e la discesa di Annibale in Italia. Le stesse diedero tutte contributi di guerra a Scipione l’Africano (205 a.C.).

La romanizzazione sociale. Venendo alle considerazioni che favorirono allo stesso tempo la caduta del sistema oligarchico etrusco e l’affermarsi del sistema romano, c’è da dire che la stessa aristocrazia lasciò ad alcuni ceti subordinati ad essa una libertà in merito alle campagne militari, confidando di risolvere il problema romano con il minimo sforzo. Quel che accadde dopo è facile da dedurre: i subordinati aspiravano alla piena libertà (ben oltre quella concessa loro dagli aristocratici) e ciò determinò una serie di conflitti interni alla stessa società; e gli stessi aristocratici avrebbero chiamato in causa i Romani per tornare allo status quo interno. Le rivolte, sia chiaro, non terminarono con le ingerenze romane: nel 196 a.C. vi è notizia di una rivolta di schiavi che in parte furono crocifissi, in parte riportati ai loro padroni; un’altra testimonianza è la “profezia di Vegoia“, che preannuncia sventure verso i servi che spostano i cippi di confine dei padroni dei campi.

Il contesto sociale romano era molto differente e più appetibile a un sistema sociale sul punto di collasso: quelle stratificazioni vennero superate abbastanza presto in area latina, e le soluzioni adottate permisero quel ricambio e quella mobilità sociale che consentì alla società romana il dinamismo alla base del suo successo.

La romanizzazione linguistica. Nel III secolo a.C. compaiono in Etruria le prime iscrizioni latine (di importazione), mentre già nel II vi sono testi ufficiali con testi legislativi romani per le città etrusche federate. Le ultime iscrizioni in lingua etrusca invece giungono a noi fino alla prima età augustea (Arezzo), il che lascia presupporre come punto di rottura linguistica (a favore del latino) il periodo della guerra sociale.

[Fine parte 1/2; continua qui: La «romanizzazione» degli Etruschi (parte II)]

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Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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