“Agentes in rebus”, gli agenti dei servizi segreti dell’Impero

Gli agentes in rebus furono gli addetti ai servizi di corriere e gli agenti generali del governo centrale romano dal IV al VII secolo d.C. La data esatta della loro istituzione è sconosciuta: sono menzionati per la prima volta nel 319 d.C., ma questo corpo potrebbe essere stato creato sulla fine del III secolo in seguito alle riforme fatte da Diocleziano.

Frumentarii, rilievo Colonna Traiana

Gli agentes sostituirono i precedenti (e più detestati) frumentarii, e ricaddero sotto la giurisdizione del magister officiorum, da qui il loro altro nome (greco) di magistrianoi. A seguito delle riforme di Diocleziano, il corpo dei frumentarii fu totalmente dismesso. L’amministrazione imperiale centrale aveva bisogno tuttavia di corrieri, e questo compito venne affidato agli agentes: originariamente furono impiegati come portatori di dispacci, ma in realtà assunsero ad una varietà di incarichi – il nome stesso tradotto significa “quelli attivi in materia”. Sopravvissero anche all’interno dell’Impero bizantino fino alla loro abolizione all’inizio del VIII secolo, quando la maggior parte delle funzioni del magister passarono alle figure dei logoteti (logothetēs tou dromou). L’ultima notizia riferita ad un agens ci giunge dalle cronache di Teofane il Confessore, dove viene citato un tale magistrianos Paolo come inviato in ambasceria nel 678.

Gli agentes in rebus venivano formati in una vera e propria accademia di palazzo (schola); il loro servizio era militarizzato e considerato una militia. Gli agentes erano divisi in cinque categorie, ed erano tratti dagli ufficiali minori della cavalleria: equites, circitores, biarchi, centenarii and ducenarii. Ne venivano nominati due per ogni provincia nel 357, tre nel 395 fino ai quattro dopo il 412. Ogni membro degli agentes in rebus al termine del loro mandato era normalmente promosso in altri rami del governo: gli agentes anziani venivano regolarmente nominati alla carica di officii princeps delle prefetture pretoriane, delle prefetture urbane e delle diocesi, esercitando così il controllo sulla burocrazia di questi dipartimenti e riducendo così la loro indipendenza. Il Codice di Giustiniano rileva inoltre che gli agentes godono dell’immunità dai procedimenti giudiziari, sia civili che penali, se non diversamente sancito dal magister officiorum.

Per quanto riguarda la loro funzione, lo storico di VI secolo Procopio di Cesarea annota nella sua Storia Segreta:

Gli imperatori precedenti, al fine di ottenere le informazioni più velocemente per quanto riguarda i movimenti del nemico in ogni territorio, sedizioni o incidenti imprevisti nelle singole città, e le azioni dei governatori e altri funzionari di tutte le parti dell’Impero, e anche al fine di sapere che coloro avevano trasmesso il tributo annuale in ritardo, aveva stabilito un rapido servizio di corrieri pubblici.

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Ambasciatori bulgari incontrano califfo fatimide, miniatura
Addetti alla gestione di sistemi di comunicazione e alle comunicazioni di servizio all’interno dell’impero, le loro funzioni includettero la sorveglianza delle strade e e locande del cursus publicus (sistema postale pubblico), il trasporto di lettere, o la verifica che un destinatario nell’utilizzo del cursus non avesse un mandato di cattura. Altri compiti assegnati agli agentes li vedevano nel ruolo di funzionari doganali, nella direzione dei lavori pubblici e nell’acquartieramento dei soldati. Furono utilizzati anche per sorvegliare l’arresto di alti funzionari o per scortare anziani romani in esilio (come Giovanni Crisostomo nel 404), e anche per aiutare a garantire il rispetto della regolamentazione nel governo della Chiesa. Ammiano Marcellino e Procopio osservarono anche il loro utilizzo come ambasciatori in diverse occasioni.

Cursus publicus
Cursus publicus
Essendo fuori dal controllo dei governatori provinciali, alcuni agenti, detti “curiosi” (in greco diatrechontes) svolsero la funzione di ispettori divenendo una sorta di servizi segreti. Dato che i loro compiti di routine li avevano portati a contatto con questioni di grande preoccupazione presso la corte, e in quanto segnalavano ai tribunali tutto ciò che avevano visto o sentito nelle loro missioni varie, gli agentes si possono ritenere parte di un “servizio di intelligence” nel senso più ampio e moderno del termine. Questo ruolo, così come il loro straordinario potere, li rese molto temuti: il filosofo IV secolo Libiano li accusò di gravi colpe, per il fatto di terrorizzare e estorcere i provinciali, definendoli “pastori che avevano aderito al branco di lupi”. Tuttavia, operando la stragrande maggioranza apertamente, l’idea che gli agentes che operassero come una moderna polizia di sicurezza è certamente esagerata.

I numeri degli agentes tendevano sempre ad aumentare, e il corpo era visto con una certa diffidenza dagli imperatori, che più volte cercarono di regolamentare le sue dimensioni: ad esempio dovevano essere 1.174 nell’anno 430 (secondo una legge di Teodosio II), e 1.248 sotto Leone I (457-474). Vi furono anche editti imperiali che regolavano la loro promozione, che doveva essere rigorosamente fatta su base dell’età (anzianità), ad eccezione di due singoli ufficiali, i quali annualmente potevano avanzare per volere dell’imperatore.

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Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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