Teodorico e Severino Boezio

La difficile convivenza tra Romani e Ostrogoti trova il suo culmine nella drammatica vicenda che vide contrapposti i due rappresentanti più significativi di questi popoli, il senatore romano Severino Boezio e il re ostrogoto Teodorico. Il Senato romano, il cui prestigio era ancora a certi livelli nonostante fosse ridimensionato, si trovava nella difficile situazione di trovarsi di fronte a due autorità (dagli interessi contrastanti) a cui tener conto: da un lato erano legati da un giuramento di fedeltà al rex degli Ostrogoti, dall’altro erano legati al mondo imperiale romano e al legittimo imperator d’Oriente.

220px-Boethius_and_SimmachosIn questo contesto matura la storia di Severino Boezio. Nato attorno al 475, egli ricevette un’educazione raffinata e divenne uno dei personaggi di spicco della sua epoca: fu filosofo, studioso di teologia, di matematica e di musica. Le sue doti lo avevano reso simbolicamente il capo morale dell’istituzione senatoria romana. Teodorico gli assegnò per questo le maggiori cariche a cui un romano poteva aspirare nell’amministrazione del regno ostrogoto: il culmine fu raggiunto nel 523, quando questi lo nominò magister officiorum (sorta di primo ministro). È a questo punto che accade il peggio. Boezio venne travolto da un intrigo politico cui lui sembra essere estraneo: un suo collega senatore, Albino, fu accusato di tradimento per aver scritto lettere compromettenti verso gli Ostrogoti all’imperatore d’Oriente; Boezio prese le sue difese e finì implicato lui stesso nel processo con le stesse accuse. Incarcerato, fu giudicato colpevole da un collegio di senatori filo-gotici sulla base di alcune prove (sembra) falsate e fu condannato a morte e giustiziato.

Boethius.consolation.philosophyDurante i mesi di carcere che precedettero l’esecuzione Boezio aveva scritto il libro La consolazione della filosofia, opera che ebbe ampia risonanza per tutto il Medioevo. In essa l’autore immagina di essere visitato in carcere da una donna maestosa, la Filosofia, che lo consola e gli spiega come il dolore sia la condizione propria dell’uomo e di come la felicità debba essere ricercata in Dio e non nei beni e nelle cose terrene.

La clamorosa condanna a morte di Boezio fu il punto di non-ritorno tra Senato romano e Ostrogoti. Non essendo del tutto chiare le motivazioni dell’intrigo, si potrebbe anche ipotizzare che si trattasse di una montatura nella quale lo stesso Teodorico fu coinvolto senza volerlo, ma che deliberatamente compromise tutta la sua politica. Teodorico morì l’anno successivo e sulla sua morte non mancarono di fiorire leggende legate in qualche modo a Boezio: lo storico bizantino Procopio racconta che, dopo l’uccisione di Boezio, a Teodorico fu servito un enorme pesce nella cui testa gli parve di vedere il teschio di Boezio che gridava vendetta; sconvolto da questa visione il re si sarebbe ammalato e sarebbe morto poco dopo in preda al rimorso. Un’altra leggenda poi narra che, sempre dopo la morte del senatore, un cavallo nero gli si presentò davanti alla sua reggia: il re lo montò, ma il cavallo iniziò a correre (senza che il re riuscisse a controllarlo) e arrivò al Vesuvio, al cui interno – in un cratere in fiamme – rovesciò Teodorico: era il demonio che era giunto per punire il re per la morte di Boezio.

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Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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