Storia delle Province Romane [8]: Hispania / Betica, Tarraconese e Lusitania

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HISPANIA

L’interesse romano per i territori della penisola iberica è strettamente legato all’occupazione cartaginese della regione meridionale e, soprattutto, alla presenza di Annibale e del suo potente esercito. Alla fine della seconda guerra punica, quando riescono, se pure con qualche difficoltà, a controllare i territori a nord del fiume Ebro, i Romani iniziano uno sfruttamento sporadico delle risorse della penisola, basato soprattutto sui saccheggi.

Per alcuni decenni la presenza romana rimane legata allo stanziamento degli eserciti, il cui pagamento e mantenimento venivano garantiti dalla raccolta dei tributi dalle popolazioni locali. L’ordinamento territoriale realizzato nel corso del II secolo a.C., in una regione che conosceva il fenomeno urbano per la presenza di colonie fenicio-puniche, non è noto, ma non sembra tuttavia che vi sia stato un consistente stanziamento di coloni italici e non pare programmata la creazione di nuovi centri urbani. Dalla metà del II secolo a.C. inizia lo sfruttamento regolare dei giacimenti della regione mineraria di Cartagena e numerosi italici giungono nella penisola iberica probabilmente in cerca di argento, ma mercurio e piombo. L’attività estrattiva nella penisola iberica avrà il suo periodo di massimo sviluppo durante la prima età imperiale, ma l’area di Cartagena entrerà in crisi già alla fine del I secolo e, in età severiana, inizierà una fase di declino anche per le miniere delle regioni nord occidentali.

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All’inizio del I secolo a.C. era ormai ben avviato anche il commercio dei prodotti iberici attraverso i centri della costa, tra i quali avevano importanza Emporiae (attuale Ampurias): oltre all’argento e gli altri minerali, abbondante era la produzione di vino, grano e olio nella valle del Guadalquivir, mentre le coste meridionali e quelle atlantiche si distinguevano per la pesca e la lavorazione dei prodotti ittici. In particolare erano fiorenti le attività di salagione e conservazione del pesce e la raccolta del giunco marino (sparto) utilizzato per realizzare cordami e tappeti, ma fondamentale anche per l’edilizia. Vitruvio nel De Architectura scrive infatti:

«Una volta sistemate le capriate, con una corda di sparto di Spagna vi si legheranno le canne greche, schiacciate nella forma richiesta. (…) In mancanza di canne greche, se ne raccoglieranno di sottili fra quelle palustri (…).»

La colonizzazione della penisola iberica alla metà del I secolo a.C. appare ormai pianificata, con la nascita di città legate ad un territorio ben delimitato e centuriato, organizzato per uno sfruttamento razionale e ottimale dei terreni. Un notevole sforzo tecnico, ma anche amministrativo e politico, porta alla bonifica di ampie zone, alla creazione di canalizzazioni e reti stradali e alla definizione giuridica delle diverse proprietà.

L’atteggiamento dei popoli della penisola iberica di fronte al dominio di Roma però non era omogeneo, perché troppo diverse erano le singole situazioni così come lo erano stati i modi e i tempi della conquista. I grandi latifondisti della Betica, gli impresari e i commercianti, ma più in generale tutto il ceto medio delle città costiere, peraltro già abituato da secoli alle occupazioni straniere, traeva indubbi benefici dalla pax romana e si adattava facilmente a usi e costumi di tipo greco-romano, dimenticando le antichissime tradizioni dei popoli iberici e raggiungendo un grado di romanizzazione molto profondo. Invece tutte le popolazioni “pacificate” da Augusto e Agrippa, nelle quali sopravvivevano le strutture sociali, la lingua e i culti indigeni, mal sopportavano la dominazione, anche perché erano sottoposte a un regime coloniale nel quale nessuno era obbligato ad adeguarsi alle autorità occupanti, ma il non farlo significava la discriminazione, oltre all’impossibilità di raggiungere il benessere. Tracce evidenti della mancata omologazione alla cultura romana sono ancora oggi riscontrabili nella sopravvivenza della lingua basca, un idioma pre-indoeuropeo.

Il processo di romanizzazione della penisola iberica giunge a compimento nella tarda età repubblicana, ma già in un’epoca precedente, per lo meno in alcune città della penisola, lo stile di vita del ceto abbiente aveva raggiunto livelli degni della capitale. Lo testimonia per esempio la descrizione che le fonti fanno dei festeggiamenti riservati, dopo la sua vittoria su Sertorio, a Metello, invitato a sontuosi banchetti nelle case dei maggiorenti locali, tra tappeti di Pergamo e statue, mentre un complesso macchinario calava dal soffitto trofei e una statua di Vittoria incoronava il condottiero.

300px-REmpire-01_Hispania_BaeticaIn età augustea la penisola iberica viene divisa in tre regioni; la più meridionale, la Betica, che corrisponde grossomodo all’odierna Andalusia, era caratterizzata da una fiorente vita urbana, anche grazie alla notevole portata del traffico fluviale collegato ad una fitta rete viaria. Le tavole bronzee con le leggi municipali rinvenute in alcune città della Betica – Urso, Salpensa, Malaca, Irni – costituiscono un caposaldo unico per la conoscenza dell’organizzazione amministrativa dei centri della regione e, più in generale, di tutto l’Impero.

REmpire-03_Hispania_TarraconensisIl territorio dell’odierno Portogallo e di una porzione della Spagna centrale (Extremadura) costituiva invece la provincia di Lusitania, con capitale a Merida (Augusta Emerita), colonia fondata da Augusto nel 25 a.C. per i suoi veterani. Il periodo augusteo è segnato da interventi di riorganizzazione amministrativa e da un notevole incremento bell’urbanizzazione, che si attua sia rinnovando antichi villaggi fortificati che fondando città in luoghi prima di allora disabitati. L’attività urbanistica continua con i successori di Augusto, ma con un ritmo ridotto, anche per la mancanza di un ceto medio locale agiato in grado di finanziare i lavori edilizi. Una nuova considerevole riforma urbana viene avviata in seguito alla concessione da parte di Vespasiano della cittadinanza di diritto latino.

REmpire-03_Hispania_TarraconensisLa provincia della Tarraconese occupava più di metà dell’intera penisola iberica ed era caratterizzata dalla presenza di una varietà di popolazioni e tradizioni socio-culturali che rendono difficile una visione d’insieme. Alla fine del II secolo a.C. la regione era già attraversata da due assi viari, erano stati impostati i primi interventi di sistemazione urbanistica e architettonica ed era iniziata l’attività di una scuola scultorea i cui prodotti, in pietra locale, erano molto vicini, nelle caratteristiche e nelle tendenze, a quelli dell’area municipale medio-italica. L’aspetto politico e amministrativo della regione viene comunque stabilito da Augusto: la provincia è divisa in distretti, senza tenere in alcun conto le preesistenti divisioni etniche, e viene notevolmente sviluppata la viabilità con una rete a ventaglio che, partendo dalla vecchia strada dei Pirenei, raggiungeva i diversi capoluoghi. Il principe poi aggrega alla Tarraconese, provincia imperiale, anche alcuni territori sul limitare della Sierra Morena, probabilmente per controllare direttamente i bacini minerari. Particolare attenzione viene dedicata alle attrezzature portuali, come quelle di Ampurias, e ai fari, come quello, ancora oggi ben conservato, di Torre de Hercules (La Coruña).

Roman_Empire_with_praetorian_prefectures_in_400_ADDel periodo severiano la penisola iberica sembra perdere, almeno in parte, il suo ruolo economico con il calo delle esportazioni di metalli e di prodotti agricoli verso la capitale, mentre il suo fertile territorio e le gradevoli condizioni costiere continuano ad attrarre i ceti più abbienti come luoghi di villeggiatura e di ritiro; le città conservano ancora il loro antico splendore, anche se si avvertono i primi segni della decadenza. Nel corso del III secolo l’Hispania subisce solo sporadiche incursioni di Franchi e Alamanni, ma un generale impoverimento spinge l’economia verso l’auto sufficienza; dopo la riforma dioclezianea tracce evidenti di ristrutturazioni urbane sono riscontrabili nelle nuove capitali amministrative, anche se in numerose città un lento processo di trasformazione porta all’abbandono di molte zone e alla conversione in discariche o in abitazioni di fortuna di settori cittadini prima riservati alle attività pubbliche. L’economia agraria invece gode ancora di una notevole prosperità, proprio grazie alla ridefinizione amministrativa di Diocleziano che, ascrivendo l’Hispania alla diocesi delle Gallie, sposta i flussi commerciali della capitale dell’Impero verso le regioni periferiche dell’Europa centrale e trasforma la penisola iberica nel bacino per gli approvvigionamenti di olio e grano, ma soprattutto di animali da tiro destinati alle truppe stanziate sul limes germanico.

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Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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