La Palestina al tempo di Gesù

Nel III secolo nell’Impero romano vi è la nascita e la diffusione del cristianesimo, che giunge al culmine in quell’epoca ma che era iniziato molto prima. I tempi della storia politica e militare sono infatti molto veloci, mentre un cambiamento di mentalità così importante come quello legato alla diffusione di un credo religioso ha bisogno di secoli per realizzarsi. L’inizio di questa storia risale nei vari contesti agli ultimi decenni prima di Cristo in una regione posta all’estremo confine dell’Impero, la Palestina.

Il territorio dove viveva la maggior parte degli Ebrei, la Palestina, era stato occupato dai Romani all’epoca di Pompeo, nel 63 a.C. Il generale romano, in quella circostanza, era penetrato fino al cuore della capitale politica e religiosa della regione, Gerusalemme, e del tempio costruito secoli prima dal re Salomone, il più sacro e venerato fra gli edifici del culto ebraico: una profanazione che colpì profondamente l’immaginario degli Ebrei e fu vissuta come un sopruso intollerabile. Com’era accaduto in altre aree dell’Oriente, i Romani decisero in un primo momento di non trasformare la Palestina in provincia e optarono per un governo indiretto affidato ad un sovrano locale: la scelta cadde su Erode, generale e politico abile e spregiudicato, legatissimo agli ambienti romani e ai massimi leader della tarda Repubblica. Erode governò la Palestina col pugno di ferro, reprimendo nel sangue qualsiasi tentativo di ribellione, fino alla morte, nel 4 a.C.

Ma la situazione del Paese non era tranquilla. Se infatti una parte della casta sacerdotale ebraica aveva sostanzialmente accettato l’egemonia indiretta dei Romani, che non intaccava più di tanto il suo potere, non mancavano movimenti di opposizione – tra i quali particolarmente combattivi erano gli zeloti – che giungevano a volte fino all’insurrezione armata. Questi movimenti erano spesso alimentati da attese di carattere religioso: era diffusa la convinzione che Dio non avrebbe abbandonato il suo popolo, né consentito che gli Ebrei, i quali si consideravano il popolo prediletto dalla divinità, vivessero schiavi dei Romani “pagani”. Interpretando opportunamente alcuni passi del loro libro sacro – la Bibbia, ossia la parte corrispondente all’Antico Testamento della Bibbia cristiana – molti Ebrei erano anzi convinti che Dio avrebbe presto inviato loro un re, il quale li avrebbe guidati verso una nuova epoca di libertà e giustizia. Lo chiamavano “messia”, cioè in ebraico “unto”, perché gli antichi re ebraici venivano ufficialmente investiti del loro potere appunto attraverso l’unzione con un olio sacro.

Naturalmente, più aumentava la pressione romana, più si diffondeva tra la popolazione l’attesa dell’intervento liberatorio di Dio. Nel 6 d.C. Augusto decise di trasformare la Palestina in provincia romana e gli Ebrei furono assoggettati a un governatore nominato direttamente dal princeps. Tale era Ponzio Pilato, che governò la provincia fra il 26 e il 36 d.C. e autorizzò, secondo il racconto evangelico, la condanna a morte di Gesù di Nazareth, detto il Cristo.

La predicazione di Gesù è uno degli eventi capitali della storia umana. Ancora oggi una parte dell’umanità distingue i secoli passati in precedenti e successivi alla nascita di Cristo; più in generale, il cristianesimo ha segnato in profondità la cultura occidentale di cui è una delle grandi matrici, insieme alla cultura classica e agli apporti di altre tradizioni (tra cui quella araba), ed è stato un fattore determinante della storia. La Chiesa, l’istituzione che si è assunta il compito di diffondere e amministrare la nuova religione è stata una delle grandi forze che hanno orientato le scelte, i comportamenti, le mentalità degli uomini negli ultimi due millenni, oltre a determinare in maniera decisiva politiche, orientamenti culturali, modi di concepire la vita e la morte.

Molto difficilmente però, un Ebreo o un Romano vissuti in Palestina in quegli anni cruciali avrebbero potuto prevedere un successo così duraturo. Ai contemporanei, Gesù, – un Ebreo della Galilea nato negli ultimi anni del regno di Erode tra il 6 e il 4 a.C. – deve essere apparso uno fra i tanti profeti che in quegli anni preannunciavano l’arrivo del “regno di Dio”, inteso appunto come il momento n cui la divinità sarebbe intervenuta in prima persona nella storia del suo popolo prediletto. A questo evento, che Gesù prevedeva imminente, occorreva prepararsi attraverso una adeguata rigenerazione morale, basata sui precetti dell’amore verso il prossimo e della fratellanza tra gli uomini, in modo da rendersi degni dell’aiuto atteso da Dio.

Rispetto al problema cruciale del rapporto con la dominazione romana, Gesù e il suo gruppo di seguaci assunsero una posizione di neutralità. I tentativi di ribellione schiacciati nel sangue – come quelli promossi dagli zeloti – con successive ondate di arresti e giri di vite nel controllo della provincia, dimostravano che la scelta armata era politicamente perdente, anzi inaspriva la repressione; d’altra parte. accettare senza discussione il dominio straniero avrebbe significato probabilmente per il movimento di Gesù alienarsi le simpatie della popolazione, nella quale l’odio anti-romano era un sentimento radicato e diffuso. Cruciale è, a questo proposito, il noto episodio evangelico nel quale Gesù, a una domanda specifica e chiaramente provocatoria replica riconoscendo la legittimità del tributo che gli Ebrei dovevano versare al governo di Roma, come tutti i provinciali. La domanda proviene non a caso da un esponente della setta dei farisei, secondo i quali Dio solo poteva governare su Israele, e dunque il dominio romano era illegittimo.

Ecce Homo, dipinto di Antonio Ciseri, raffigurante Ponzio Pilato che presenta Gesù flagellato alla gente di Gerusalemme

Nonostante questa cautela, il movimento di Gesù dovette ad un certo punto impensierire il governatore della provincia e quella parte del clero ebraico che puntava a conservare buoni rapporti con gli occupanti Romani, e dunque cercava di scongiurare qualsiasi disordine. Davanti a questi forti interessi convergenti, il piccolo movimento venne facilmente schiacciato e Gesù stesso condannato a morte e giustiziato, in un anno imprecisabile tra il 26 e il 36 d.C., quando il governo della provincia era esercitato da Ponzio Pilato. Dal punto di vista dei Romani, si trattò di una banale operazione di polizia, simile a tante altre dell’epoca. Lo stesso Ponzio Pilato, per esempio, nel 36 disperse un altro gruppo di discepoli e questa volta procedette con tanta durezza che la cosa gli costò il posto e il richiamo a Roma da parte di Tiberio. Ma la storia del cristianesimo era appena agli inizi.

Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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