Romolo Augustolo fu realmente l’ultimo imperatore d’Occidente? Non proprio…

Romolo Augustolo fu realmente l’ultimo imperatore d’Occidente? Non proprio…

[Accadde Oggi: 25 Aprile 480 d.C.; Salona (Dalmazia): muore l'(ultimo) imperatore d’Occidente Giulio Nepote] 

Antefatto. Quando Romolo viene esiliato da Odoacre, e le insegne imperiali vengono mandate a Costantinopoli, un imperatore de iure già c’era (con tanto di riconoscimento da parte del collega d’Oriente), ed era lo stesso a cui era stato usurpato il trono da parte di Oreste (padre di Romolo): il suo nome è Giulio Nepote, che in qualche libro di storia lo troviamo (ammesso che si riesca a trovarlo) semplicemente citato come imperatore tra il 474 e il 475. Nepote, che era già stato prima di diventare imperatore magister militum dell’Illirico, quando si rese conto di aver perso il sostegno dell’esercito a discapito di Oreste, si rifugiò in Dalmazia, a Salona, dove diede vita ad un governo autonomo della provincia, che formalmente era parte dell’Impero d’Occidente.
Oreste, quindi, e suo figlio Romolo, potrebbero configurarsi o come degli “usurpatori”o legittimi, fatto sta che dal 475 al 476 d.C., anno tradizionalmente fatidico, l’Impero d’Occidente ha ben due imperatori in lotta tra loro, che si mantengono tuttavia ognuno nelle proprie rispettive zone: Oreste controlla l’Italia, il Norico, la Rezia, la Provenza, mentre Nepote la sola Dalmazia.
Il patricius e l’imperatore. Veniamo ora alla questione di Odoacre e in che modo avviene il suo riconoscimento da parte orientale. Odoacre chiede a Zenone (imperatore d’Oriente) il riconoscimento del governo dell’Italia e delle province confinanti e l’assegnazione del titolo di patricius (lo stesso che aveva avuto il generale barbaro Ricimero che tanto aveva influenzato le sorti dell’ultimo ventennio): fin qui non vi è nulla di strano, dato che avevano – nel bene e nel male – sempre convissuto le figure di patricius (o magister militum) barbari con quella dell’imperatore.
L’accettazione di Odoacre da parte di Zenone è comunque relativa: in qualità di patricius, Odoacre non è la figura più in alto nella gerarchia occidentale, bensì la seconda: la prima è proprio Nepote.
Odoacre accetta apparentemente questa subordinazione all’imperatore d’Occidente, coniando anche monete a nome di “Giulio Nepote Augusto”, ma non cedendo l’effettivo potere politico che resta nelle sue mani.
 
Epilogo. Come andò a finire tutta questa storia? Ebbene, Giulio Nepote era seriamente intenzionato, forte dell’appoggio di Zenone, a riprendersi il trono imperiale. Ma… facciamo un altro passo indietro!
Nepote, una volta investito del titolo di imperatore d’Occidente nel 474, aveva dovuto scontrarsi con un altro pretendente al trono, nominato dal barbaro e patricius Gundobado, tale Glicerio. Non vi fu alcuna battaglia, e l’usurpatore Glicerio venne deposto e costretto a prendere i voti, quindi nominato vescovo di Salona in Dalmazia. La convivenza a Salona tra l’ex imperatore e vescovo Glicerio e l’imperatore Nepote non deve essere stata delle migliori: stando alle fonti, Glicerio collaborò con i due generali (Ovida e Viatore) per assassinare Nepote, cosa che avvenne alla vigilia della spedizione di Nepote in Italia contro Odoacre, che saputa la notizia della sua morte organizza a sua volta – col pretesto di vendicarne la morte – la riconquista della Dalmazia.
 
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Antonio Palo

Laureato in ‘Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente’ presso l’Università degli Studi di Napoli ‘L’Orientale’. Fondatore e amministratore del sito ‘Storia Romana e Bizantina’. Co-fondatore e presidente dell’Associazione di Produzione Cinematografica ‘ACT Production’.

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