Il culto imperiale durante l’Impero di Costantino

In questo articolo ci interesseremo della forma che assunse durante l’impero di
Costantino il culto imperiale.

Infatti, non è un problema di facile risoluzione il modo
in cui Costantino si pose verso l’organizzazione, la struttura le cerimonie del culto
imperiale pagano che neppure solo simbolicamente potevano essere accettate dal
Cristianesimo. Sebbene il culto imperiale pagano non fosse accettabile al cristianesimo
che l’aveva duramente combattuto in passato numerose testimonianze attestano che
esso fosse presente anche nell’impero di Costantino. Tuttavia, se il culto
dell’imperatore, restò in vita anche per quel che riguarda la struttura e i sacerdozi
esso subì dal punto di vista dei contenuti una radicale riforma: a testimonianza di ciò
prenderemo in considerazione un famoso documento giuridico, il rescritto di
Costantino ai cittadini umbri di Spello.
Il rescritto non contiene l’indicazione della data ma sembra certo che esso fu redatto
dopo il 326 proprio negli ultimi mesi del regno di Costantino.
In questo documento l’imperatore concedeva agli abitanti di Spello di chiamare la loro
città Flavia Costans e di costruirvi un tempio dedicato alla gens Flavia, inoltre venivano
impartite disposizioni per la riorganizzazione delle feste tradizionali che avevano
luogo annualmente nella Tuscia e nell’Umbria. Momsen ha dimostrato l’autenticità
del rescritto che in passato era stata messa in dubbio. Dal punto di vista della politica
religiosa la richiesta degli abitanti di Spello pose Costantino in una situazione alquanto
delicata dal momento che motivi di opportunità politica e di propaganda dinastica lo
spingevano a non rifiutare gli atti di omaggio e di devozione degli abitanti di Spello.
Un tale rifiuto non sarebbe stato infatti compreso dalle masse pagane che
costituivano la grande maggioranza dei sudditi di Costantino. D’altra parte, la
caratterizzazione in senso filo-cristiano della politica religiosa di Costantino rendeva
necessario che egli prendesse le distanze da quegli aspetti del culto imperiale la cui
mancata osservanza da parte dei cristiani era stata l’occasione ancora agli inizi del IV
secolo di dure persecuzioni.
Pertanto, Costantino rispose affermativamente alle preghiere dei suoi sudditi ma
nello stesso tempo ordinò che il tempo dedicato alla sua famiglia non fosse macchiato
dalle frodi di una contagiosa superstizione.
Tutti gli studiosi che hanno approfondito il rescritto di Costantino agli abitanti di
Spello, hanno sostenuto che la chiave di volta per comprenderne il significato è
l’interpretazione delle due parole “contagiosa superstizione”. Costantino aveva posto
come condizione indispensabile che la costruzione del tempio la necessità di non
cadere nella superstitio, parola molto ambigua, che desina i concetti assai diversi a
seconda della matrice ideologica di chi adopera tale parola. Dobbiamo mettere in
evidenza che nell’ antico pensiero dei romani la “superstitio” è un allontanamento
dalla religione tradizionale o anche un’infatuazione più o meo lecita nei riguardi di religioni straniere. Con tale parola i cristiani designavano paganesimo, maniteismo,
giudaismo ma anche scismi ed eresie.
Il significato della espressione “contagiosa superstizione” già di per sé incerto diventa
di ancor più difficile interpretazione se consideriamo i molteplici giudizi formulati
intorno alla politica religiosa di Costantino. Alcuni studiosi hanno sostenuto che
Costantino con la parola superstitio voleva condannare il paganesimo in tutte le sue
forme oppure secondo altri per lo meno in quelle forme che maggiormente
offendevano i cristiani. Tuttavia, sembra più plausibile sostenere che con la parola
superstitio l’imperatore intendeva vietare nel proprio tempio di famiglia le liturgie e i
sacrifici di qualunque specie essi fossero del paganesimo politeistico tradizionale
romano. A sostegno di questa opinione bisogna citare Eusebio che in una sua opera
ha sostenuto che Costantino abbia emanato una interdizione universale dei sacrifici
del tradizionale paganesimo politeistico romano.
Se le parole di Eusebio fossero veritiere in rescritto agli abitanti di Spello sarebbe
l’applicazione a un caso specifico di un principio legislativo generale della politica
religiosa dell’imperatore. Questa proibizione di Costantino nei riguardi dei sacrifici
della tradizionale religione pagana è presente non solo in Eusebio ma anche nel
Codice Teodosiano. Quindi possiamo dire in definitiva che col temine “superstizione”
contagiosa Costantino non faceva riferimento alla religione cristiana o al paganesimo
nella sua totalità ma si riferiva solamente ai riti del paganesimo politeistico
tradizionale. Ricordiamo che ai tempi di Costantino era sempre più diffuso il
paganesimo nelle sue forme monetizzante di origine orientale tipo , la religione
solare. Quindi Costantino prende le distanze non dal paganesimo inteso nella sua
globalità ma da quelle forme di paganesimo politeistico completamente incompatibili
con la religione cristiana. Tuttavia, non tutti gli studiosi sono d’accordo nel sostenere
tale interpretazione della parola “superstizione contagiosa”. Per fare un esempio De
Dominicis ritiene che la parola superstizione voglia indicare i riti che non facevano
parte del paganesimo tradizionale romano ma che erano ritenuti disdicevoli al
progresso dei tempi e al modo di vivere civile del popolo romano.1
Come si vede non esiste identità di vedute tra gli studiosi sul significato da attribuire
alla parola superstitio in quanto non tutti gli studiosi sono d’accordo nel riferire
questa parola ai riti del paganesimo tradizionale. Con tutta probabilità Costantino
decise di puntare sull’ ambiguo significato della parola superstitio per evitare di
esprimere una personale e definitiva opinione sul paganesimo tradizionale romano
che ai suoi tempi era la religione più praticata nell’Impero romano. Di conseguenza
l’imperatore pur avendo preso le distanze dal paganesimo tradizionale romano
politeistico agì con particolare prudenza evitando che alle condanne ideologiche del
paganesimo tradizionale seguissero vere e proprie persecuzioni dei pagani salvando così almeno entro certi limiti la pace religiosa dell’impero. Dunque, Costantino non
impose mai la sua rivoluzionaria politica religiosa a favore del cristianesimo con
metodi violenti e non perseguitò mai i pagani politeistici per le loro idee religiose.
Tuttavia, dopo il 324 egli fu sempre più chiaro nel far capire ai suoi sudditi che
appoggiava la religione cristiana invitandoli ad abbandonare il paganesimo
tradizionale e a convertirsi al cristianesimo. Tuttavia, sul piano strettamente religioso
la proibizione dei sacrifici del politeismo tradizionale romano effettuata da Costantino
nel rescritto di Spello non poteva soddisfare in pieno la Chiesa cristiana: in particolare
il persistere nelle feste in onore della famiglia imperiale dei ludi scenici e dei giochi
dei gladiatori ancora collegati a tali cerimonie non potevano non infastidire la Chiesa
cristiana. L’imperatore sebbene si fosse convertito al cristianesimo era conscio che
non poteva rifiutare il culto imperiale senza perdere potere e prestigio politico ma la
Chiesa cattolica aveva sempre combattuto il culto dell’imperatore ritenendo che
nessun imperatore dovesse essere adorato come un dio poiché tale culto doveva
essere riservato solo al Dio cristiano. L’ imperatore non poteva fare di più per
accontentare la Chiesa cristiana senza correre il rischio di perdere la vita e il regno.
Ciò non significa che Costantino provasse ancora delle simpatie verso il paganesimo
tradizionale romano alla fine della sua vita ma ciò significa semplicemente che
l’imperatore doveva attuare una politica religiosa basata sul sincretismo religioso a
dispetto della sua conversione al cristianesimo proprio perché la maggioranza dei suoi
sudditi era ancora adepta del paganesimo tradizionale politeistico. Non dobbiamo
dimenticare che in occasione della inaugurazione della sua nuova capitale dell’impero
di Costantinopoli, Costantino fece celebrare sia riti pagani sia riti cristiani per
propiziarsi il favore divino nei confronti della nuova capitale dell’impero. Ciò non
significa che l’imperatore fosse neutrale dal punto di vista religioso, ma significa
semplicemente che la sua politica religiosa rivoluzionaria, in favore del cristianesimo
andava incontro a notevoli problemi pratici. In conclusione, possiamo dire che sia
Costantino che gli altri imperatori cristiani che lo seguirono non rinunciarono ad
organizzare il culto imperiale proprio per ragioni squisitamente politiche sebbene il
cristianesimo non abbia mai accettato il culto dell’imperatore anzi molto spesso i
cristiani vennero perseguitati dai liberatori pagani proprio perché si rifiutarono di
attribuire agli imperatori prerogative divine. Il fatto che Costantino nel Rescritto di
Spello eliminò le cerimonie religiose collegate al paganesimo tradizionale romano non
significò affatto che scomparissero le altre manifestazioni di culto alla persona
dell’imperatore anche se questo culto era contrario al cristianesimo, ma in che modo
i cristiani consideravano la persona dell’imperatore dal momento che non lo
consideravano più un dio vivente? Per i cristiani come sosteneva Eusebio l’imperatore
veniva considerato il rappresentante in terra del Logos Christos. Come si vede per il cristianesimo l’imperatore dello Stato romano pur rivestendo un ruolo di notevole
importanza non poteva essere considerato un dio in terra ragion per cui Costantino
persistendo nella sua idea di continuare a permettere il culto imperiale non si adeguò
minimamente alla religione cristiana non potendo sovvertire la sua politica intesa a
favorire dimostrazioni di fedeltà all’ imperatore anche a costo di andare contro i
precetti della religione cristiana.

Prof. Giovanni Pellegrino
Prof. Ermelinda Calabria

1 M. De Dominicis, Un intervento di Costantino in materia religiosa, in Revue international test droit de l’antiquite X,
1963, p.208

Simone Riemma

Studente del corso in Civiltà Antiche ed Archeologia: Occidente dell'Università degli Studi di Napoli - Orientale. Sono CEO e founder dei blog "STORIA ROMANA E BIZANTINA" assieme al mio collega dott. Antonio Palo e CEO e founder unico di "LUPIN THE 3RD - LA PATRIA ITALIANA". Le mie passioni: Storia ed Archeologia, Anime e Manga.

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