I primi insediamenti coloniali in Magna Grecia

La colonizzazione di Pithecusa: tutto si basa su questo passo di Strabone (Str. 5,4,9)

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“Davanti a Miseno si trova l’isola di Procida, che è un frammento staccatosi da Pithecusa. Questa fu colonizzata da Calcidesi ed Eretriesi, ma costoro, sebbene vivessero bene per la feracità della terra e per la lavorazione dell’oro (Strabone parla di come si vivesse bene in questo posto per la fertilità della terra ma si parla di “calcheia”, “cruseia”, cioè di qualcosa che ha rapporto con l’oro. Qualsiasi rapporto con l’oro non è da intendere come giacimento ma come lavorazione.), abbandonarono l’isola in seguito ad una sedizione e poi anche perché cacciati dai terremoti, dalle eruzioni e dalle acque riscaldatesi (Poi l’abbandonarono per vari motivi, uno generale la “stasis” che rompe l’equilibrio precedente facendo scomparire i Calcidesi ed Eretriesi, mentre l’altro motivo riguarda la presenza di eventi naturali dovuti all’attività vulcanica dell’isola di Ischia.). A queste esalazioni va infatti soggetta l’isola, e perciò anche coloro che furono inviati da Ierone tiranno di Siracusa, lasciarono la fortezza da loro costruita e l’isola (episodio che si colloca nel periodo in cui l’isola era stata abbandonata da parecchio tempo dalla comunità Euboica di origine ed era diventata una testa di ponte di Cuma per i commerci sull’isola. Nel 474, gli Etruschi tentano di conquistare Cuma per la seconda volta, la prima volta saranno sconfitti dal tiranno di Cuma, Aristodemo; mentre la seconda volta saranno aiutati da Ierone di Siracusa e per sdebitarsi faranno costruire questo teicos). In seguito la occuparono alcuni Neapolitani. Da ciò deriva il mito secondo il quale si dice che Tifone (gigante terribile) giacerebbe sotto l’isola; quando egli si agita farebbe emergere fiamme e acqua e talvolta anche piccole isola con getti di acqua bollente (fenomeno di tipo vulcanico con attività consistente collegato alla presenza di questo gigante seppellito nella guerra tra dei e giganti sotto l’isola di Ischia che avrebbe costituito il tumulo della sua tomba perenne).”

Pithecussa

La cosa interessante è capire il riferimento alla possibilità di lavorare l’oro e non trovarlo ma anche il problema alla fertilità. La discussione archeologica e storica, sul passo di Strabone, si era soffermata sul significato del problema del rapporto dell’isola a “l’oro” anche per quello che si era scoperto dagli scavi sotto il promontorio di San Montano vicino Lacco Ameno e poi anche perché essendo questo fenomeno iniziale, sulla base dei dati archeologici raccolti durante questi scavi, il più antico insediamento greco d’occidente, quindi il problema era molto legato al motivo per cui i greci sarebbero giunti fino alle coste del Golfo di Napoli, fondando Cuma e l’insediamento di Pithecusa, che sembrava essere più antica sulla base dei dati archeologici, come la fondazione di Cirene con Platea. Però l’accenno alle miniere d’oro, non esistenti a Pithecusa, apre il problema alle finalità di questo primo insediamento coloniale che lo collega alle risorse minerarie presenti nell’Etruria che sono il vero motivo per cui i Greci arrivano qui, nel punto più lontano delle rotte. Se le Apoikiai fossero state insediamenti finalizzati a garantire, fin dall’inizio, al numero di persone iniziali di poter vivere bene rispetto al passato, naturalmente ci si sarebbe aspettati lo stabilirsi sulle coste della Puglia e della Basilicata e Calabria, coste che poi saranno comunque investite da consistenti nuclei di coloni, ma soltanto due o tre generazioni dopo. I primi coloni fanno una cosa apparentemente più complessa, non si fermano dove c’erano terre in abbondanza e fertili, ma fanno la navigazione dello stretto di Messina risalendo la costa e raggiungendo il posto in cui si fermano. A spingerli quindi non sono le terre ma qualcosa che attira di più e a cui i coloni devono muoversi rimanendo i più compatti possibile per cercare di arrivare al punto più vicino possibile vista la penuria di minerali presenti in Grecia e che già dall’epoca Villanoviana gli Etruschi sfruttavano pienamente. La conoscenza, favorita dai percorsi della proto colonizzazione dopo i secoli bui verso occidente, portano ad aprire o ripristinare anche rotte commerciali di scambio; la prima colonizzazione si ferma a Cuma e non va oltre fermandosi in un punto di mezzo, lontano dalla Grecia ma lontano anche da quelle risorse tanto importanti che non sono presenti in Grecia. Il problema, tuttavia, è facilmente risolvibile con la creazione degli Emporia che permettono una rete di scambi commerciali in un territorio che, per vari motivi, non può essere oggetto di una massiccia colonizzazione.
I Greci si fermano a Cuma perché quello è il primo punto di contatto con quel mondo etrusco che loro sanno controllare le zone minerarie. Dove c’è Cuma vi è Capua, che nel X Secolo a.C. è un grande insediamento campano etrusco, che fa parte di un sistema di controllo complesso dell’Etruria che va dalla zona transappenninica fino a Pontecagnano e che fa parte, passando per il Lazio, di un fronte ultimo per i Greci, non potendo passare oltre. Si hanno anche segni di tentavi abortiti ed esiste una zona che viene chiamata Amyclae, dalla città greca di Amykles che prende il nome di un sito molto noto vicino Sparta che sarebbe stata una città laconica, localizzata nella zona del golfo di Gaeta e in particolare al monte Circeo. Quest’ultimo prende il nome da Circe, che nel mito omerico trasformerà l’equipaggio di Odisseo in maiali e sarà solo la furbizia e l’aiuto di Athena a metterlo in guardia; però la tradizione storica racconta di questo insediamento spartano presso il Circeo e che ha lasciato il segno in questa zona e che è alla base di tutta una serie di reinterpretazione antica che riguarda un tentativo di colonizzazione ancora più a nord nel Lazio centromeridionale costiero. Però la tradizione, raccontata dalla fonti romane, racconta di una pestilenza che avrebbe totalmente ucciso questi coloni; dunque un tentativo fallito di colonizzazione più a nord da parte dei Greci. Obiettivo della prima colonizzazione è raggiungere queste grandi risorse minerarie presenti nella zona dell’Etruria.

Simone Riemma

Studente del corso in Civiltà Antiche ed Archeologia: Occidente dell’Università degli Studi di Napoli – Orientale. Sono CEO e founder dei blog “STORIA ROMANA E BIZANTINA” assieme al mio collega dott. Antonio Palo e CEO e founder unico di “LUPIN THE 3RD – LA PATRIA ITALIANA”.
Le mie passioni: Storia ed Archeologia, Anime e Manga.

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