I Greci nel Sud Italia. II PARTE

La prima tappa nel dietro le quinte della colonizzazione greca nel Sud Italia si è conclusa scoprendo cosa c’è dietro alle pratiche di colonizzazione, del perché il nome Magna Grecia e delle prime frequentazioni micenee a partire nell’età del Bronzo . Adesso inizia la seconda parte del nostro viaggio ed entreremo in una dimensione diversa e più romantica del singolo dato in sé, andando a conoscere le popolazioni che vivevano nel Sud Italia durante la fase della colonizzazione storica e parlando dei rapporti che questi avevano con i nuovi arrivati.

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Dopo aver introdotto il fenomeno migratorio nell’incipit della prima parte, mi soffermo adesso sulla colonizzazione vera e propria ponendo alcune domande. Ci si è mai chiesto del perché sia stato Colombo a salpare per le Indie per poi scoprire l’America e non il contrario? Oppure, perché sono stati gli abitanti dell’Africa ad essere esportati come schiavi in America ? O riferendosi a questo articolo, perché sono stati i Greci a colonizzare il Sud Italia e non gli Enotri a colonizzare l’Asia minore? Nel corso del 900 il diffondersi della teoria darwiniana sull’evoluzione della specie e sulla selezione naturale ha fatto si che tutto ciò venisse spiegato con la superiorità della razza, indicando questa o quella popolazione come da civilizzare e sfruttare perché inferiore. Questo ha fatto si che intere popolazioni venissero sterminate nel nome della razza e della superiorità della propria civiltà. A questa semplice spiegazione, che più che una spiegazione è il più delle volte una giustificazione, vi sono motivi più profondi del perché un popolo colonizza e/o stermina colui il quale è il popolo indigeno. Ai più curiosi sull’argomento consiglio vivamente la lettura di “ Armi, acciaio e malattie” di Jared Diamond dal quale ho preso spunto per questo breve paragrafo.

Per capire meglio dunque il perché della colonizzazione greca, al di là di motivi di natura economica come il bisogno di terre fertili, o il surplus di popolazione come nel caso di Sparta e della colonia di Taranto, andremo a scoprire chi erano gli indigeni del Sud Italia, come vivevano e del perché poi i Greci riuscirono a realizzare delle colonie nel loro territorio.

Una piccola premessa, questo articolo ha una finalità divulgativa al fine di presentare la materia. Purtroppo il materiale è veramente troppo da poter essere compresso o sintetizzato in un singolo articolo. Sceglierò cosi dunque ciò che a mio avviso fa ben capire i fenomeni esposti.

Ausoni ed Enotri

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Fig. 1 Popolazioni Indigene nel I Millennio a.C.

Durante la frequentazione micenea nel Meridione, vi era una notevole omogeneità culturale che si rifà alle facies della cultura “appenninica“(XVI-XIV secolo) e “sub-appenninica“(XIII e XII secolo) la cui cronologia si sviluppa parallelamente a quella della civiltà micenea. Questa situazione di apparente omogeneità portò ad osservatori esterni, come i Micenei, a considerare affini tutte le popolazioni delle coste meridionali con le quali vennero in contatto. I nomi che di conseguenza circolavano tra le fonti degli scrittori di età storica erano sostanzialmente due: Ausoni ed Enotri.

Chi erano gli Ausoni e gli Enotri?

Ausonia o Hesperia è per i Greci la terra d’occidente, ossia l’Italia e pertanto Ausones sono chiamati i suoi abitanti. Questi appartenevano al più antico strato di popolamento della penisola italiana come sostenuto sia dagli autori antichi, sia dai moderni linguisti. La loro antichità fa si però che le origini di questo popolo entrino in una dimensione mitica e leggendaria, inoltre l’incertezza geografica sulla loro reale ubicazione da parte delle fonti classiche fa si che la loro presenza si estenda oltremodo e in maniera eccessiva in quasi tutta l’Italia meridionale. Per quanto ne riguarda le origini nella mitologia greca, Ausone era il nome del Re degli Ausoni. Il padre di Ausone era Ulisse, l’eroe protagonista dell’Odissea, mentre la madre era la maga Circe oppure la principessa Calipso. Ausone in seguito ebbe un figlio chiamato Liparo, divenuto poi re di Sorrento. Per chi volesse approfondire le vicende legate alle leggende e alla mitologia sull’origine degli Ausoni, rimando alla bibliografia di Ettore Lepore ( E.Lepore, La Campania preromana, in Storia della Campania, Napoli 1978).

 

Il secondo popolo conosciuto ai Micenei era quello degli Enotri, i quali costituiscono il secondo più grande popolo dell’Italia meridionale nell’età del bronzo.

 

 “Prima dell’arrivo dei Greci la regione non era abitata dai Lucani, ma da Enotri e Choni. Dopo che i Sanniti raggiunsero una grande potenza, cacciarono i Choni e gli Enotri e insediarono in quella parte i Lucani.”

 [Strabone,Geografia , VI, 1, 2]

L’antichità degli Enotri era ben nota alle fonti classiche, come ben nota era la posizione geografica che vedeva stanziata questa popolazione in Basilicata ed in Calabria. Notevoli studi sugli Enotri sono stati condotti, soprattutto per quanto concerne la cultura materiale e la cultura funeraria, facendo in modo tale da rendere questa popolazione ben conosciuta e identificabile all’interno del suo territorio di appartenenza.

Per quanto concerne le origini, la tradizione letteraria greca (in particolare Dionigi di Alicarnasso, Strabone e Aristotele, che riprendono fonti più antiche del VI-V secolo a.C), ricostruisce la storia dell’ethnos chonio-enotrio e di altre realtà etniche della Basilicata e Calabria antica da una prospettiva  ellenica, definendo gli Enotri come una popolazione non indigena. Ciò era funzionale agli interessi e alla legittimazione delle fondazioni coloniali greche lungo le coste dell’Italia meridionale, al fine di ridimensionare il ricordo di antichi contrasti con le popolazioni dell’entroterra e di esaltare l’azione civilizzatrice delle comunità elleniche nei confronti di quelle indigene.

Per meglio capire la cultura materiale degli Enotri prima della colonizzazione storica, durante l’età del Ferro, ho scelto di descrivere la Basilicata ionica. Durante l’età del Ferro la Basilicata ionica ha due Fasi cronologiche principali, durante la prima ( IX secolo fino al primo quarto dell’VIII) gli insediamenti mostrano una decisa vocazione agricola e vi si riscontra una diffusa prosperità, come testimoniano l’enorme quantità di manufatti in bronzo presenti nelle sepolture.

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Fig.2 Tursi (MT) da Santa Maria d’Anglona.

La ceramica comune è quella d’impasto modellata a mano, ed ampiamente diffusa è la ceramica di argilla figulina, da motivi geometrici dipinti in bruno-nero su fondo chiaro. Un’importante classe di questa ceramica figulina è quella con la decorazione a tenda.

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Fig.3 Tursi (MT) anfora della classe “a Tenda” della tomba 3

Verso la fine della I Fase, l’attività agricola si affianca a quella dello scambio tra le comunità indigene, mentre inizia ad evidenziarsi una diversità dei ruoli..

Durante la II Fase (secondo quarto VIII ed inizi VII secolo) con l’intensificarsi dei commerci con l’aria greco-orientale si ha la comparsa nella fascia ionica della prima ceramica greca e di alcuni manufatti esotici di lusso. Inoltre durante questa fase si arricchiscono i corredi funerari, specialmente con la ricchezza dei corredi femminili dove ci si troverà davanti a vere e proprie parures.

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Fig.3 Esempi di corredi femminili

La distribuzione dei siti indigeni mostra che per l’insediamento furono appositamente scelte le grandi vallate fluviali: i fiumi non assicuravano solo la fertilità delle pianure attraversate, ma fornivano anche agevoli vie di comunicazione tra le zone interne e la costa tirrenica, la vocazione economica era prettamente agricola. Questo fu un terreno fertile per i Greci, i quali riuscirono a prevalere prima culturalmente con le infiltrazioni della cultura greco-orientale mediante i traffici commerciali, e poi con una forte componente organizzativa sul piano statale e sul piano militare, nelle quali gli indigeni suddivisi in villaggi e con una fase ancora non sviluppata di una stratificazione sociale, erano nettamente inferiori.

Campania, Basilicata, Calabria………. e Puglia: Gli Iapigi

Iapigia per chi ama la Puglia e Bari, non è un toponimo a caso di uno dei quartiere del capoluogo pugliese. Il nome infatti risale ai popoli indigeni che abitavano la Puglia, che  sono indicati dagli antichi storici greci con il nome di Iapigi. Lo storico Polibio chiarisce che erano suddivisi in tre etnie: i Dauni al nord,  i Peucezi al centro, nell’attuale provincia di Bari, e i Messapi al sud nell’attuale Salento.

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Fig.4 Distribuzione degli Iapigi in Puglia

Quest fanno la loro prima comparsa nel periodo di passaggio tra la fase tarda e quella finale nell’età del Bronzo. All’inizio dell’età del Ferro gli Iapigi appaiono già insediati nell’intera Puglia e appaiono già ben caratterizzati e distinti sia per gli aspetti culturali, sia per la lingua.

Per quanto concerne le origini di questo popolo, la tradizione leggendaria fornisce notizie incerte e spesso contraddittorie, variamente raccolte dalla storiografia successiva. seconda la tradizione greca questa civiltà si sarebbe sviluppata con l’arrivo di re e condottieri provenienti dalla Grecia, come l’eroe Diomede che sarebbe giunto in Puglia, dopo la guerra di Troia, e, sposata la figlia del re Dauno, avrebbe fondato la città di Arpi per poi essere sepolto, alla sua morte, nelle isole Diomedee (le attuali Tremiti). Un altro racconto, invece, fatto risalire al tempo re Minosse, parla di Cretesi che, approdati dopo un naufragio sulle coste pugliesi,avrebbero fondato la città di Oria, in Messapia, e da lì avrebbero occupato l’intero territorio della regione. Ad approdare però sulle coste della Puglia, furono anche gli Illiri provenienti dalla moderna Albania, i quali diffusero sia la propria lingua, sia la propria cultura materiale.

Dunque dal XIII secolo a.C. fino al IX secolo. a.C., popolazioni provenienti, in ondate successive, dall’Illiria e dalla Grecia si fusero con i più antichi abitanti indigeni, dando vita alla civiltà degli Iapigi. La ricerca archeologica ne ha ricostruito le caratteristiche comuni: si trattava di gruppi contraddistinti dalla stessa cultura materiale, che producevano vasi realizzati con la stessa tecnica e con la stessa caratteristica decorazione geometrica; abitavano in villaggi di capanne, la cui economia si basava sul’agricoltura e sulla pastorizia; non esistevano ancora classi sociali, ma emergevano alcune figure di capi, a cui erano riservate tombe monumentali ( fonte tratta da Gli Iapigi ).

I rapporti tra Greci ed Indigeni

Siamo quasi arrivati alla fine di questo viaggio e alla fine di questo articolo. Ho cercato di dare un’infarinatura, come si suol dire, delle più importanti popolazioni indigene della Magna Grecia, cercando di presentare queste popolazioni che rappresentano per chi come me è nato al Sud, i nostri antichi progenitori.

Che rapporti avevano gli Indigeni con i Greci?

Bhe, per questo ci sarà da aspettare la terza e ultima tappa nel dietro le quinte della colonizzazione greca nel Sud Italia, che tra l’altro sarà anche oggetto di studi per la mia tesi. Grazie per l’attenzione e a presto!!!

Bibliografia

Emanuele Greco ” Archeologia della Grecità Occidentale: La Magna Grecia“, 2008

Fabrizio Pesando “L’Italia Antica“, 2005

Ettore de Juliis “Magna Grecia” 1997

 

MARTINO IANNIBELLI

Simone Riemma

Studente del corso in Civiltà Antiche ed Archeologia: Occidente dell’Università degli Studi di Napoli – Orientale. Sono CEO e founder dei blog “STORIA ROMANA E BIZANTINA” assieme al mio collega dott. Antonio Palo e CEO e founder unico di “LUPIN THE 3RD – LA PATRIA ITALIANA”.
Le mie passioni: Storia ed Archeologia, Anime e Manga.

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