Gli schiavi ad Atene

La parola Polis significa città è intesa come una comunità di persone che comprende tutti gli abitanti di tutti i sessi, età e condizione ma significa anche Stato cioè comunità politica ed indica solo i cittadini maschi adulti con i diritti politici ed erano escluse donne, minorenni, stranieri, schiavi. Soltanto i cittadini maschi adulti ateniesi partecipavano alla vita politica, amministrazione della giustizia, portavano le armi e potevano possedere cose e terre. Ad Atene si raggiungeva la maggiore età a 18 anni e bisognava essere figli di padre ateniese fino al 451 a.C., quando Pericle emanò una legge in cui si diceva che bisognava avere madre e padre ateniesi. Nella popolazione ateniese vi erano anche schiavi e stranieri ed avevano una condizione molto particolare. Il cittadino si chiamava Polites, mentre gli schiavi avevano condizioni diverse e vi erano vari termini per indicarli:

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  • Bulos
  • Oichetes, schiavo di casa
  • Terapon, colui che serve
  • Andrapodon, termine dispregiativo che significa quadrupede perché lo schiavo per il padrone non valeva più di un animale, veniva utilizzato per i prigionieri di guerra, infatti quando si andava in guerra si razziava ogni cosa, ricchezze e persone fatte prigioniere.
L'agricoltura, attività principale dello schiavo, British Museum
L’agricoltura, attività principale dello schiavo, British Museum

Lo schiavo era proprietà del padrone e il padrone veniva chiamato despodes e poteva disporre come voleva dello schiavo, l’unica cosa che non poteva fare era ucciderlo. Se lo schiavo fuggiva e veniva ripreso veniva marchiato ma poteva trovare anche asilo presso il Santuario delle Erinni, dee della Vendetta, ai piedi dell’Areopago oppure nel Santuario di Teseo, a nord dell’Acropoli e il padrone non poteva più riaverlo. Lo schiavo stando lì poteva chiedere di essere venduto ad un’altra persona ma non poteva essere proprietario di nulla e nemmeno avere famiglia a meno che non lo concedesse il padrone e i figli che gli nascevano erano anch’essi schiavi. Uno schiavo non poteva fare causa a nessuno e non poteva testimoniare in processi e se gli concedevano di farlo la testimonianza era valida solo sotto tortura. Le donne erano schiave domestiche. Alcune esercitavano lontano dal padrone un’attività artigianale o commerciale a cui davano il ricavato ma ogni anno potevano trattenere per se quel di più che riuscivano a guadagnare. Poi vi erano gli schiavi acculturati che leggevano e scrivevano e che erano in una condizione un po’ migliore con mestieri elevati come per esempio gli scrivani, gli amministratori per le imprese del padrone e in questo caso avevano a loro volta un manipolo di schiavi; inoltre esistevano anche gli schiavi pubblici detti demosios, i quali dipendevano direttamente dalla città per la manutenzione della stessa (strade, edilizia, monumenti), se acculturati lavoravano in edifici pubblici come contabili o scrivani e venivano utilizzati nella zecca per coniare le monete e anche come secondini nelle carceri o carnefici per strangolare i condannati a morte. Un altro tipo di schiavi pubblici erano i Toxotai, gli arcieri sciiti, erano un gruppo di schiavi, tra il V e IV Secolo a.C., che costituivano un corpo di polizia ed avevano l’incarico di controllare l’ordine pubblico nelle riunioni cittadine. Il corpo era costituito interamente da schiavi provenienti dalla Scizia, regione a nord-nordovest del Mar Nero, ed erano popoli nomadi, queste popolazioni erano abili nell’equitazione, nel lanciare le frecce con l’acro. Il loro corpo di polizia era formato da 300 unità, avevano una posizione privilegiata rispetto agli altri in quanto ricevevano un salario dallo stato e un vestiario e potevano abitare in una casa propria e potevano avere una famiglia.

Schiavi nelle miniere di Laurio (Grecia)
Schiavi nelle miniere di Laurio (Grecia)

Quelli che stavano peggio di tutti erano gli schiavi delle miniere, infatti Atene aveva una miniera d’argento; lo stato era proprietario delle miniere ma non le sfruttava in prima persona e le concedeva in appalto a privati a patto che utilizzassero i loro schiavi avendone parecchi a disposizione. Gli schiavi non servivano nell’esercito se non in caso di necessità, infatti in situazioni di guerra era estremamente difficile poiché Atene metteva in campo anche gli schiavi e se ci andavano lo facevano al seguito del padrone per assisterlo, in marina invece venivano usati come rematori.

Le donne come bottino di guerra: Aiace Oileo molesta Cassandra durante la caduta di Troia. Pittore di Kodros (440-430 a.C.)
Le donne come bottino di guerra: Aiace Oileo molesta Cassandra durante la caduta di Troia. Pittore di Kodros (440-430 a.C.)

Tutti gli schiavi erano importati da fuori ed esisteva un vero e proprio mercato di schiavi dove si radunavano e acquistavano, essi provenivano da guerre o da città conquistate ed alcune volte venivano riscattati dai propri familiari. In Grecia la maggior parte degli schiavi era straniera. Vi era anche un altro fenomeno assai grave che era la pirateria, poiché assaltavano le navi facendo schiavi tutti i membri degli equipaggi oppure assaltavano le città devastandole e portandosi vi tutto. In età arcaica vi era anche la schiavitù per debiti abolita in seguito da Solone. In periodo di carestia i genitori per sopravvivere vendevano i propri figli che diventavano schiavi. Essi potevano acquistare la loro libertà, ad esempio per atti di generosità del padrone ma nella maggior parte dei casi erano gli schiavi ad acquistarsi la libertà pagando una certa cifra, che veniva messa da parte con sacrificio, al padrone. Lo schiavo che voleva riscattare la propria libertà, se non aveva la possibilità economica, poteva fare richiesta di prestito tramite l’associazione degli ex schiavi, i quali una volta liberi faceva cassa comune dalla quale gli schiavi ottenevano il prestito, ed una volta libero con il suo lavoro lo restituiva. L’atto di liberazione di uno schiavo si chiamava manomissione, dal latino manomissio cioè liberare la mano, lo schiavo latino liberato era il Libertus mentre in greco si chiama Eleuterios o Apeleuteros: l’Eleuterios è la persona libera mentre l’altro è un sinonimo con la preposizione Ape. La liberazione dello schiavo fino al V Secolo era un’operazione privata e quindi non garantita dallo stato, si rendeva però necessario garantire e lo si faceva tramite l’annuncio pubblico durante le Dionisie, ma non bastava e allora lo stato intervenne con la registrazione degli schiavi liberati, con un’iscrizione pubblica dei nomi degli schiavi: un esempio lo si trovava nel tempo di Apollo a Delfi. Lo stato a volte effettuava la liberazione in massa di schiavi, ad esempio dopo che essi venivano utilizzati nelle guerre e per ricompensarli lo stato liberava gli schiavi pubblici. Uno schiavo liberato però non diventava un cittadino con pieni diritti ma acquisiva uno status simile a quello dei Meteci e non potevano avere terre e case proprie ma potevano esercitare un mestiere per mantenersi e avere una famiglia.

Simone Riemma

Studente del corso in Civiltà Antiche ed Archeologia: Occidente dell’Università degli Studi di Napoli – Orientale. Sono CEO e founder dei blog “STORIA ROMANA E BIZANTINA” assieme al mio collega dott. Antonio Palo e CEO e founder unico di “LUPIN THE 3RD – LA PATRIA ITALIANA”.
Le mie passioni: Storia ed Archeologia, Anime e Manga.

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