Antinopoli

Antinopoli fu una città romana edificata per volere dell’imperatore Adriano nel II secolo d.C. nei pressi di un villaggio egizio per commemorare il suo giovane eromenos Antinoo divinizzato dopo la morte. La città sorgeva sulla riva est del Nilo, non lontano dal luogo in cui il ragazzo annegò verso la fine di ottobre del 130 d.C.

Antinopoli ha contribuito a esibire l’architettura del mondo greco-romano di età adrianea, la città era il centro del culto ufficiale dedicato ad Antinoo; inizialmente appartenuta alla suddivisione detta Heptanomis (o “Arcadia egizia”), sotto Diocleziano (nel 286) divenne la capitale del Nomo della Tebaide.

Organizzazione della città

La città di Antinopolis era governata da un proprio Senato con un suo presidente detto “prytaneus”. Il Senato veniva scelto tra i membri delle famiglie più illustri residenti; i decreti, così come quelli del prytaneus, non erano, come al solito, soggetti alla revisione del Nomarca, ma direttamente a quella del prefetto della Tebaide. La suddivisione amministrativa così articolata in tribù e l’organizzazione politica seguivano in tutto e per tutto l’uso dell’antica Grecia.

Onori divini sono stati celebrati nell’Antinoeion al giovane Antinoo, visto come una divinità locale; mentre giochi e gare di corsa coi carri sono stati annualmente celebrati in commemorazione della sua morte e del dolore di Adriano.

Reperti archeologici

I primi ritrovamenti risalgono all’epoca ramesside, quando Bes ed Hathor erano tra le divinità più importanti della regione. Sia la pianta urbanistica di tipo ippodameo, come quella di Alessandria d’Egitto sia l’aspetto degli edifici non avevano nulla di egiziano

Le rovine attestano, per l’area che riempiono, l’antica grandezza di Antinopoli; la direzione che seguivano le vie principali possono ancora essere rintracciate: costruite su un piano a griglia con strade intersecantesi ad angolo retto, come quelle di numerose città romane orientali di quest’epoca. Le strade erano state divise in quarti e blocchi, con ogni edificio convenientemente numerato; una almeno di queste vie principali di scorrimento, quella che si dirigeva da nord a sud, aveva su entrambi i lati un ampio corridoio a porticato il cui tetto sostenuto da colonne appositamente per la comodità dei pedoni. Le vie erano a tal punto ricche di portici che il Lucas, vedendone le rovine nel 1714, ebbe a scrivere che la città era un ininterrotto porticato.

Le pareti del teatro romano presso la porta sud, e quelle dell’ippodromo senza le mura ad est, sono ancora esistenti. All’estremità nord-occidentale della città vi era un portico, di cui quattro colonne rimangono, con iscrizioni rivolte alla “Buona Fortuna”, una delle quali recante la data del 14º ed ultimo anno del regno di Alessandro Severo, ossia il 235.

Lo Jomard, al tempo della campagna d’Egitto voluta da Napoleone Bonaparte, in qualità di membro della spedizione scientifica francese al seguito poté vedere e studiare direttamente molti monumenti oggi completamente scomparsi: egli ci descrive porte monumentali, archi di trionfo, agorà, terme romane, il teatro e lo stadio; poi il pretorio, colonne onorarie (tra cui una dedicata all’imperatore Alessandro Severo e a sua madre) ed infine anche il sepolcro di Antinoo. Quest’ultimo si trovava nella metà settentrionale della città, mentre nella parte meridionale si trovava un grandioso tempio di ordine corinzio.

Per quanto si può verificare dallo spazio coperto con cumuli di muratura, Antinopoli aveva circa un miglio e mezzo di lunghezza e quasi mezzo miglio di ampiezza. I resti, sparsi entro una circonferenza di tre miglia e mezzo, suggerisce che le fondamenta romano-ellenistiche erano circondate da un muro di mattoni su tre lati, lasciando invece il quarto lato aperto in direzione del Nilo. L’Ippodromo conteneva ampi serbatoi per l’acqua, che era portata lì dalla porta orientale che conduceva ad una valle proprio alle spalle della città; questa, oltre la catena montuosa passava attraverso il deserto del Wadee Tarfa, unendo le strade per le cave delle “Mons Porphyrites” non lontano da Mons Claudianus.

Le mura la circondavano da tre parti, mentre sul quarto lato era il porto sul fiume Nilo. La ricchezza del luogo è indicata ancora oggi da notevolissimi reperti, per lo più provenienti da tombe, come papiri in Lingua greca antica, ma anche in Lingua latina e Lingua copta, oltre a numerose pitture paleocristiane e pregevolissimi tessuti e indumenti perfettamente conservati.

Una grotta, una volta abitata da anacoreti cristiani, con molta probabilità indica la sede del Santuario e del relativo Oracolo; mentre tombe con iscrizioni in greco si trovano numerosissime della necropoli cittadina. Nelle necropoli vennero rinvenuti numerosi adepti del nuovo culto voluto da Adriano, mummificati alla maniera egizia (i cosiddetti Taide e Serapione[non chiaro], Lenkione con il suo larario domestico e la maga Myrithis oggi al Louvre di Parigi).

Oggi

Oggi non rimane molto della città antica di Antinopolis. Al suo posto sorge El Sheikh Ibada, un piccolo villaggio di fango circondato dalle rovine sbriciolate di quella che una volta era una città di culto. Non c’è molto della parte sinistra dell’abitato, in quanto molti dei suoi edifici sono stati riutilizzati come materiali per la costruzione di strutture più recenti, come le fabbriche di zucchero di El-Rodah, ma i visitatori possono ancora vedere i resti del circo romano e le rovine di alcuni templi (Stillwell, 1976). Non ci sono in corso progetti archeologici che si svolgono in giro per l’ex città di Antinoo.

Alcuni scavi sono stati effettuati dall’Università di Roma tra il 1965 e il 1968. I papiri scoperti nel sito sono stati tradotti e pubblicati da J. W. B. Barns e H. Zilliacus.

Simone Riemma

Studente del corso in Civiltà Antiche ed Archeologia: Occidente dell'Università degli Studi di Napoli - Orientale. Sono CEO e founder dei blog "STORIA ROMANA E BIZANTINA" assieme al mio collega dott. Antonio Palo e CEO e founder unico di "LUPIN THE 3RD - LA PATRIA ITALIANA". Le mie passioni: Storia ed Archeologia, Anime e Manga.

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