La flotta militare bizantina (Basilikos Stolos)

Se per secoli l’esercito diede modo all’Impero bizantino di essere il baluardo dell’Europa e della cristianità contro le invasioni islamiche degli Arabi prima e dei Turchi poi, questo merito va attribuito anche alla sua flotta militare.

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La flotta militare bizantina, il basilikos stolos, fu molto differente rispetto a quella ereditata dall’Impero romano. L’importanza di questa componente militare crebbe progressivamente con la guerra vandalica quando i Vandali, impossessatisi di Cartagine divennero, anche grazie alla debolezza delle flotte di Ravenna, i padroni del Mediterraneo occidentale. L’Impero d’Oriente si ritrovò così a riproporre, partendo quasi da zero, una nuova flotta armata in grado di contrastare quella dei Vandali, e ci riuscì in tempi relativamente brevi: già sotto l’imperatore Anastasio, nel 517, la flotta interviene con successo contro quella del ribelle Vitaliano. La sua parte però non poteva essere equiparabile (ancora) a quella degli eserciti di terra – guidati da Belisario e Narsete – ma nonostante ciò rese grandi servizi sia contro i Vandali che contro gli Ostrogoti in Occidente, trasportando rifornimenti e partecipando agli scontri armati, che contro i Persiani e i loro alleati Avari in Oriente. In quest’ultimo caso il dispiegamento di mezzi fu di gran lunga inferiore rispetto alle campagne occidentali: fu sufficiente una piccola flotta per evitare che i Persiani giungessero dall’altra parte del Bosforo e congiungersi nell’assedio di Costantinopoli.

Greekfire-madridskylitzes1Il “periodo d’oro” e delle grandi imprese si ha durante le invasioni tentate dagli Arabi nella seconda metà del VII secolo: il califfato, dopo essersi impadronito della Siria e forte della vocazione marittima dei luoghi (ora a sua disposizione), si presentò nelle acque di Costantinopoli con una grande flotta e anche con un esercito di terra. L’intervento della flotta imperiale, armata con il “fuoco greco”, nel 672 inflisse agli Arabi una grande sconfitta che li costrinse a ritirarsi con poche navi superstiti. Inventato da un tale Callinico di Baalbeck, il fuoco greco consisteva in una miscela liquida che si incendiava anche sull’acqua: esso veniva scagliato con catapulte o gettato con sifoni, causando prima la deflagrazione della nave colpita e poi l’abbandono della stessa da parte dell’equipaggio colpito e l’affondamento. Da questo momento la flotta divenne la parte integrante, alla pari dell’esercito di terra, del sistema difensivo dei temi, sia che essi fossero bagnati dal mare che attraversati da fiumi navigabili. Byzantines_repel_the_Russian_attack_of_941La superiorità bizantina si manifestò anche in occasione dell’assedio normanno-russo, quando la flotta si trovò ad affrontare sciami di piccole imbarcazioni (monoxyles). Nonostante l’effetto sorpresa del fuoco greco, la formula di quest’arma fu mantenuta segreta fino al IX secolo, quando cominciò ad essere utilizzato dagli Arabi e poco più tardi anche dagli Occidentali.

naval8Vi erano navi di diverse tipologie. Quelle più diffuse erano quelle costituite dai dromones, che potevano essere di vario peso e armamento, che venivano mosse con uno o più ordini di remi, con chiglie e prue che ne consentivano una manovra agevole e lo speronamento delle navi nemiche; erano fornite di ciurme specializzate di rematori e truppe di mare, come i sifonarii e gli arcieri, che potevano giungere fino a duecento uomini. I dromoni potevano essere anche più “leggeri”, con un solo ordine di remi. Vi erano inoltre anche navi più leggere (galeai) e i pamphiles, che potevano trasportare fino a quaranta soldati.

Byzantines_under_Krateros_defeat_the_Cretan_SaracensLe navi da trasporto erano le chelandia, che potevano avere fino a quattro ordini di remi. Di dimensioni più grandi, esse erano piuttosto lente e venivano utilizzate per il trasporto delle formazioni di cavalleria. Erano però comunque dotate di sifoni (per i sifonarii) e di torrette in legno (per gli arcieri). La loro funzione, come già intuibile dal trasporto della già citata cavalleria, era di navi d’appoggio: il trasporto quindi era quello di mezzi logistici (arsenale, armeria, oggetti per navigazione). Le navi da trasporto più diffuse erano le karabie, che poteva imbarcare un centinaio di soldati.

Nella flotta bizantina vigeva la più rigorosa disciplina. Il comandante supremo della spedizione militare (che poteva essere chiamato megas drungario, megas dukas tou stolou o thalassokrator) era assistito da uno stato maggiore che era, come lui stesso, responsabile di tutto ciò che accadeva a bordo: ordine dell’equipaggio, disciplina, manovre, approvvigionamenti e rifornimenti, servizio meteorologico, sistemi di segnalazione, strategia militare, eccetera.

MB17Fino all’XI secolo, anche se non sempre egemone, la flotta bizantina fu sicuramente quella più preminente del Mediterraneo. La parabola della flotta inizia con le sconfitte bizantine di Bari e Mantzikert (1071), a cui fanno seguito periodi abbastanza lunghi di contrasti e guerre civili tra aristocrazia fondiaria e militare. La perdita del predominio sul mare ha dei terribili contraccolpi territoriali, politici ed economici, da cui l’Impero non riuscì mai a risollevarsi nonostante i tentativi di ripristino attuati dalla dinastia comnena alla vigilia della IV Crociata o dai Lascaris e dai Paleologi prima della definitiva conquista turca del 1453, quando poche galere veneziane e genovesi riuscirono comunque a tenere a bada oltre settanta fuste ottomane: Costantinopoli cadde comunque per via di terra, ma riuscì ad evitare lo scontro fino al momento in cui il golfo del Corno d’Oro – prima di essere aggirato – assicurava rifornimenti alla città.

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Antonio Palo

Laureato in ‘Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente’ presso l’Università degli Studi di Napoli ‘L’Orientale’. Fondatore e amministratore del sito ‘Storia Romana e Bizantina’. Co-fondatore e presidente dell’Associazione di Produzione Cinematografica ‘ACT Production’.

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