Il Secondo Triumvirato e la propaganda anti-orientale contro Antonio

Le principali accuse mosse da Augusto e fornite da questi all’opinione pubblica romana nei confronti di Marco Antonio avevano a che vedere con l’Oriente e alla contrapposizione tra Roma ed Egitto. Vediamo nel seguente articolo le reali cause e i pretesti di entrambe le parti (a partire dalla nascita del Secondo Triumvirato) – con relative conseguenze sull’opinione pubblica romana – che riaccesero i conflitti civili interni al mondo romano e che culminarono con la battaglia di Azio e la nascita dell’Impero.

L’interesse per l’Oriente non era nuovo nel mondo romano: già Cesare avrebbe voluto condurre una spedizione contro i Parti, ma non poté per la sua precoce scomparsa, così come Crasso che per ritagliarsi uno spazio di fama subì, suo malgrado, una pesantissima sconfitta a Carre. Anche Antonio non fu estraneo alla ricerca della gloria in Oriente, e se fosse riuscito a portare a termine i piani di Cesare molto avrebbe pesato sulla sua immagine politica. La prima mossa di Antonio verso la “conquista” dell’oriente fu diplomatica: in un Oriente che pagava – da tributario – ancora il suo sostegno ai cesaricidi, egli riuscì a farsi largo stabilendo una lunga serie di alleanze con re e principi locali, tra cui anche quella con il più potente di essi, l’Egitto tolemaico. Nel 41 a.C. però dall’incontro ‘diplomatico’ di Tarso si passò ad altro: Antonio, già sposato con Fulvia, ebbe una relazione con la regina d’Egitto Cleopatra VII dalla quale nacquero due gemelli.

La situazione politica, ancora non giunta a livelli preoccupanti di instabilità, venne però messa a dura prova dalla presenza ingombrante di Sesto Pompeo: temendo che questi avrebbe potuto allearsi contro di lui, Ottaviano sposò Scribonia, la sorella del suocero di Sesto Pompeo, Lucio Scribonio Libone. Antonio con molta difficoltà pensò di tornare dall’Oriente e di scendere a patti con Ottaviano: gli accordi di Brindisi in tal senso, oltre a stabilire la ripartizione Oriente-Occidente rispettivamente tra Antonio e Ottaviano, prevedevano anche la nascita di un legame di parentela tra i due grandi protagonisti della scena politica romana del tempo. Infatti Antonio, rimasto vedovo di Fulvia, sposò la sorella di Ottaviano, Ottavia.

 

Il grande ‘escluso’ dagli accordi di Brindisi (che assegnavano inoltre a Lepido l’Africa) fu Sesto Pompeo, che non si accontentò delle isole tirreniche (Sicilia, Sardegna, Corsica, cedute da Ottaviano)e del Peloponneso (ceduto da Antonio) e riprese le scorrerie nel Mediterraneo. La reazione di Ottaviano fu immediata: ripudiò Scribonia e, per forza di necessità, chiese aiuto ad Antonio stipulando con lui un nuovo accordo a Taranto (37 a.C.) che di fatto rinnovava di cinque anni il triumvirato scaduto l’anno prima; Ottaviano poi in cambio dell’aiuto per mare avrebbe dato ad Antonio 20.000 legionari per la campagna partica. Sesto Pompeo fu facilmente sconfitto in Sicilia (troverà la morte in fuga verso Oriente), e Ottaviano poté approfittare delle mire espansionistiche sull’isola di Lepido per dichiararlo decaduto da triumviro e prenderne il posto (36 a.C.). La ‘scomparsa’ dalla scena politica di Lepido fece sì che questa si polarizzasse tra Occidente e Oriente.

Antonio, mentre Augusto era impegnato contro Sesto Pompeo, non poté intanto approfittarne sia delle vittorie del suo generale Publio Ventidio Basso (39 a.C.) che della crisi dinastica dei Parti (37 a.C.), essendo nel primo caso in viaggio in Grecia con la moglie Ottavia, sorella di Ottaviano, e nel secondo caso a Taranto per gli accordi sul rinnovo del triumvirato. Ottavia alla fine fu lasciata in Italia, mentre Antonio tornò in Oriente da solo, dove però riconobbe i figli avuti da Cleopatra.

Da qui la campagna massiccia di Ottaviano, che iniziò a dipingere Antonio come ‘oppositore’ di Roma, attribuendo la sua politica in Oriente (dalle relazioni diplomatiche a quella sentimentale con Cleopatra) come volta ad accrescere l’Egitto e non Roma: in tal senso, Ottaviano rivestiva il ruolo di mantenitore delle istituzioni e dei valori romani. La disfatta della “tanto attesa” spedizione partica di Antonio diedero modo ad Ottaviano di studiarsi e pianificare una provocazione al suo rivale. Se gli accordi di Taranto stabilivano determinate cose, Ottaviano pensò bene di rispettarli in parte: non solo restituì una parte solo della flotta utilizzata contro Sesto Pompeo in Sicilia, ma anche di inviare ad Antonio ‘solo’ 2.000 legionari con la sorella Ottavia. Non che Ottavia fosse poco gradita ad Antonio (questo non possiamo saperlo), ma così Ottaviano fuse motivazioni politiche con pretesti personali: Antonio non accettò politicamente la mossa di Ottaviano e rimandò indietro dalla Grecia sia i legionari che sua moglie. Rifiutando, Antonio passò ‘propagandisticamente’ dalla parte del torto: Ottaviano iniziò quindi a sostenere che la sorella fosse stata oltraggiata dal comportamento di Antonio, e lui con lei. L’oltraggio, poi, di una sorella, di una donna romana e di una moglie legittima era causa di un’amante orientale di Antonio, Cleopatra. L’elemento orientale fece la sua parte nella propaganda di Ottaviano: riprendendo lo stereotipo che i popoli orientali fossero viziosi, militarmente incapaci e portatori di valori, culti e civiltà estranei alla “sana” tradizione romana, Ottaviano presentò perciò Antonio come un traditore che giocava con le risorse e i soldati della Repubblica ponendosi per di più al servizio di una donna. 

Antonio, dal canto suo, buttò altra benzina sul fuoco celebrando la conquista dell’Armenia ad Alessandria e confermando a Cleopatra e al suo figlio Tolomeo Cesare (o Cesarione, figlio di Cesare) il possesso di territori esterni all’Egitto ma tradizionalmente ricadenti nella sfera tolemaica (Cirenaica, Celesiria, Cipro). Anche questa mossa ebbe il suo contraccolpo a Roma: Antonio non solo non riconosceva il ruolo di Roma, ma allo stesso tempo preferiva ad Ottaviano – figlio adottivo di Cesare – il figlio naturale di quest’ultimo. Ottaviano gli attribuì in questa occasione persino il progetto di spostare la capitale da Roma ad Alessandria, dato che veniva celebrato un trionfo non a Roma.

La goccia che fece traboccare il vaso fu la scadenza del secondo triumvirato (32 a.C.): rifiutando di ratificare le decisioni prese da Antonio in Oriente, quest’ultimo rispose mandando ad Ottavia un atto di ripudio. È qui che Ottaviano (a sorpresa) svela un testamento del suo rivale nel quale Antonio disponeva la sua sepoltura ad Alessandria e dava successione ai figli avuti da questi con Cleopatra. Come già fatto con Lepido, fu quindi facile per Ottaviano ottenere che l’ultimo degli altri due triumviri venisse privato dei suoi poteri. Non solo quindi Cleopatra era avida e infida, non solo Antonio era stato trasformato da ella in un despota su modello orientale, ma proprio Ottaviano si presentò come difensore della sua patria, di Roma e dell’Italia. Il Senato poi, con le assemblee popolari, dichiarò guerra a Cleopatra accusandola di essersi impadronita di beni del popolo romano. Da Antonio così la palla si spostò a Cleopatra, che fu l’unica a cui fu formalizzata la dichiarazione di guerra. Eppure, nonostante il conflitto fu presentato come una guerra regolare contro un nemico esterno (e non come un conflitto civile) fu Antonio – che guidava le forze di terra prima e dopo la battaglia (particolare taciuto da Ottaviano) a subire la damnatio memoriae e ad essere completamente cancellato o semplicemente ‘ignorato’ in qualsiasi opera (come le Res Gestae di Augusto o persino le Odi di Orazio) che narrasse quell’ultima guerra civile dell’età repubblicana…

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Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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