Storia delle Province Romane [7]: Britannia Prima occidentale (Galles)

Nonostante la regione che noi oggi conosciamo come Galles non esisteva all’epoca dei fatti, le forze romane avrebbero raggiunto i confini dell’odierno Galles nel 48 d.C., cinque anni dopo aver iniziato l’occupazione della Britannia. Il Galles era allora patria di almeno cinque tribù di nativi che comprendevano: i Deceangli a nord-est, gli Ordovices a nord-ovest, i Demetae a sud-ovest; i Siluri a sud-est, e i Cornovii nelle regioni interne.

La principale resistenza all’avanzata romana nel Galles fu organizzata da Carataco, meglio conosciuto nella tradizione gallese come Caradoc. Figlio del re dei Cassivellauni dell’Essex, egli aveva già in età romana acquisito uno status semi-eroico come leader della resistenza bretone alla conquista dei Romani. A seguito di una sconfitta in una battaglia tra Romani e Bretoni nei pressi del fiume Medway, Carataco fu costretto a fuggire dalla sua patria e si trasferì in Galles con molti dei suoi guerrieri. Guidando le tribù degli Ordovici e dei Siluri, che abitavano una grande area dell’odierno Monmouthshire, Carataco condusse con successo una guerriglia contro i Romani, ma venne da questi sconfitto definitivamente nella battaglia di Caer Caradoc (ai confini del Galles) nel 50 d.C. Carataco venne allora catturato e portato a Roma dove con un discorso impressionò l’imperatore Claudio a tal punto che questi gli risparmiò la vita.

«Il popolo venne chiamato come se dovesse assistere a uno spettacolo d’eccezione. Stavano in armi le coorti pretorie nella spianata antistante la caserma. Iniziarono a sfilare i vassalli del re, con l’esibizione delle falere, delle collane e delle spoglie che Carataco s’era conquistato nelle guerre contro i popoli stranieri; seguivano i fratelli, la moglie e la figlia e, da ultimo, venne messo in mostra Carataco in persona. Avvilenti furono le preghiere suggerite negli altri dalla paura: Carataco, invece, non chiese pietà con espressioni umili del volto o con parole, ma giunto dinnanzi alla tribuna imperiale così parlò:
“Se al tempo dei miei successi avessi avuto, pari alla nobiltà e alla fortuna, il senso della misura, sarei venuto in questa città come amico e non come prigioniero, e tu non avresti sdegnato di stringere un patto di pace con un uomo dagli antenati famosi, re di molte genti. La mia sorte attuale come è per me avvilente, così è per te motivo di vanto. Ho avuto cavalli, uomini, armi, ricchezze: c’è da stupirsi se ho opposto resistenza per non perderli? Se voi volete comandare a tutti, significa che tutti debbano accettare la schiavitù? Se fossi trascinato qui dopo una resa immediata, nessuna risonanza avrebbero avuto il mio destino e la tua gloria, e l’oblio accompagnerebbe il mio supplizio: se invece mi lascerai incolume, sarò esempio vivente della tua clemenza.”» Tacito, Annales, XII, 37

Diversi anni dopo, nel 61 d.C., i Romani attaccarono l’isola di Anglesey, fortezza divenuta il principale centro di resistenza anti-romana dei Celti. Lo storico Tacito riporta quanto accadde sullo Stretto del Menai:

«Sulla spiaggia stazionava una linea di guerrieri nemici costituita soprattutto da uomini armati, e tra di loro vi erano donne, con i loro capelli mossi dal vento, che trasportavano torce. I Druidi erano in mezzo a loro, gridando magie terrificanti, con le mani alzate verso il cielo, che spaventarono i nostri soldati, tanto che i loro arti divennero paralizzati. In seguito, essi rimasero fermi e furono colpiti. Alla fine della battaglia, i Romani furono vittoriosi, e le sacre querce dei Drudi furono abbattute.»

Dal 90 d.C. la maggior parte delle tribù native del Galles era stata sconfitta e i territori che sarebbero stati Inghilterra e Galles caddero sotto il dominio romano. Ci potrebbe essere stata una sola eccezione però, il nord-ovest terre tribali degli Ordovici. I Romani divisero la nuova provincia di Britannia in un’area bassa civilizzata e in una regione alta militarizzata, con tre grandi fortezze costruite per proteggere i confini: York (Eburacum), Chester e una oltre il fiume Usk chiamata Isca Silurum. Quest’ultima divenne la fortezza della Legio II Augusta ed è il sito romano più importante del Galles. Isca Silurum è oggi conosciuta come Caerleon-on-Usk, sobborgo di Newport.

Caerleon (letteralmente “fortezza della legione” in gallese) ebbe una forza di circa 5600 uomini e all’esterno della sua cinta muraria venne costruito un anfiteatro in pietra nel quale avevano luogo i combattimenti di gladiatori. Le fondamenta di questo insediamento sono visibili tuttora, e mostrano chiaramente la classica struttura di una fortezza legionaria romana.

Vi furono anche altre diverse stazioni militari in questa regione, come Abergavenny, Usk e Monmouth in Monmouthshire, Cardhill, Neath e Loughor in Glamorgan. La seconda piazzaforte romana in ordine di importanza si trovava nel Radnorshire, ossia Castle Collen nei pressi di Llandridnod Wells. Essendo l’intero Galles parte della zona militare, i Romani costruirono 30 fortezze ausiliari, unite da strade che le distanziavano un giorno di marcia l’una dall’altra. Una delle più grandi fu costruita a Y Gaer, distante due miglia da Brecon, e un altro a Llanio. I Romani non penetrarono molto nel Galles occidentale, a parte per una strada che collegava le fortezze di Carmarthen and Llandovery.

I Romani sfruttarono le ricchezze del territorio del Galles, in particolar modo l’oro. Vi sono ancora le tracce delle gallerie quadrate scavate nella miniera romana di Dolau Cothi nei pressi del villaggio di Pumsaint nel Carmarthenshire. I ritrovamenti del Gallers di età romana possono essere visitati al Museo di Hereford (vicino la città romana di Kenchester).

Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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