Società e istituzioni romane / Il Cursus Honorum

Nella società romana vi era una rigida struttura organizzativa. Solo pochi ristretti potevano accedervi agli albori della repubblica, poi con la guerra civile del V secolo a.C. il popolo inizia ad alzare la testa nei confronti dell’aristocrazia che inizia a cedere terreno…


Le magistrature (magistratus o honores) ordinarie a Roma erano sei, distinte in maggiori (consolato e pretura), elette dai comizi centuriati e dotate di imperium – ossia del potere supremo di comandare l’esercito – e minori, dette sine imperio ed elette dai comizi tributi. Tutte le cariche pubbliche erano elettive, collegiali (in quanto costituite da due o più membri, ognuno dei quali con diritto di veto sulle iniziative dei colleghi), temporanee (in genere annuali) e gratuite, il che spiega perché alla carriera politica si dedicavano solo i più ricchi. Avevano diritto di voto tutti i cittadini romani maschi con più di 17 anni e potevano essere eletti solo i cittadini liberi che godevano dei diritti civili e politici (cives optimo iure).

La carriera politica procedeva attraverso il cursus honorum, ossia il “percorso delle cariche”. Esso, a partire da Silla, fu stabilito da leggi che fissavano l’ordine di successione delle cariche, l’età minima per accedervi e l’intervallo di tempo che doveva intercorrere tra una nomina e l’altra. La sequenza era in genere questa: questura, tribunato della plebe o edilità. pretura e consolato. Farsi eleggere era assai costoso: chi aspirava a una carica (candidatus) faceva una dichiarazione (professio) al magistrato preposto, che procedeva alla nominatio ufficiale. Quindi il candidato doveva sobbarcarsi un’onerosa attività di propaganda (ambitio) nel collegi elettorali, tenendo discorsi ma anche offrendo elargizioni.

La carica di questore (quaestor) era il primo gradino del cursus honorum. I questori (in origine 2, poi fino a 40 sotto Cesare) avevano compiti amministrativi e finanziari, quali la custodia del tesoro pubblico, la riscossione dei tributi e la cura delle spese dell’esercito.

Gli edili (aediles) erano due, di origine plebea, e a loro era affidata la gestione del tesoro della plebe e la sovrintendenza sui templi plebei. Nel IV secolo a.C. a essi si affiancarono due edili patrizi, detti poi edili curuli (in quanto avevano il diritto di usare la cosiddetta sella curulis), che avevano compiti di polizia urbana, si occupavano della manutenzione delle strade ed edifici e dei giochi pubblici.

Tiberio e Caio Gracco, tribuni della plebe.

I tribuni della plebe (tribuni plebis) in origine erano due (in seguito il loro numero aumentò fino a 10), di origine plebea ed eletti dai concilia plebis. Essi convocavano e presiedevano i concili della plebe e ne curavano i suoi interessi. La loro persona era sacra e godeva dell’inviolabilità (sacrosanctitas); inoltre essi potevano porre il veto (ius intercessionis) sulle decisioni del Senato o di ogni altro magistrato che considerassero lesive degli interessi della plebe.

I pretori (praetores) si occupavano invece dell’amministrazione della giustizia, presiedendo le cause e nominando i giudici.

La censura, benché non dotata di imperium, era una carica assai prestigiosa. I censori (censores) erano due, eletti ogni cinque anni, e duravano in carica per 18 mesi. Si occupavano del censimento della popolazione a scopo fiscale e militare e delle finanze. Inoltre vigilavano sui costumi dei cittadini e dei magistrati (cura morum) e potevano colpire persino i senatori con la temuta nota censoria, che poteva comportare il declassamento e anche l’espulsione dal Senato. Erano gli unici magistrati a non essere sottoposti al veto dei tribuni e degli altri magistrati.

Console accompagnato da due littori.

I consoli (consules) erano i magistrati supremi della Roma repubblicana. Erano due, restavano un carica per un anno e non erano immediatamente rieleggibili. Dotati di imperium, avevano poteri molto ampi: guidavano l’esercito in armi, proponevano alle assemblee e rendevano esecutive le leggi, convocavano il Senato e i comizi ed esercitavano il potere giudiziario. Ogni console condizionava il collega con il diritto di veto ed entrambi sottostavano al veto dei tribuni della plebe. Al termine del mandato, veniva in genere affidato ai consoli il comando militare su un territorio (provincia) come proconsules. Prima che il loro mandato scadesse, venivano eletti i loro successori, detti consules designati. Se uno dei consoli moriva mentre era in carica, era sostituito dal consul suffectus.

Il dittatore (dictator) era un magistrato militare straordinario eletto dai consoli (e in seguito dai comizi) su richiesta del Senato in situazioni di grave pericolo per lo Stato. Durava in carica al massimo sei mesi e sostituiva completamente i consoli assommando in sé l’esercizio dei poteri civili, politici e militari.

Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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