Storia della pittura romana [2]: Prima Età Imperiale

Continua il viaggio nel mondo della pittura romana attraverso le principali opere: dopo aver visto la pittura nell’età repubblicana, vediamo oggi le principali opere della prima età imperiale, dalla dinastia giulio-claudia a quella flavia.


Parete del tablino della Casa di Livia (Roma). L’inizio dell’Impero comportò, nelle fasi immediatamente successive al sistema repubblicano, una graduale immissione in campo artistico di elementi pittorici nuovi: ai “vecchi” elementi, come gli atri ad ortostati con mensole (già visti nella Villa dei Misteri a Pompei) se ne affiancano altri innovativi come le figurette disposte su candelabri o anche altre che rivisitano la concezione decorativa di determinati ambienti come il tablino. È il caso proprio del tablino che esporremo di seguito.

La parete si presenta decorata come una scenografia teatrale, delimitata in alto dal cielo e ai lati dalla quinta che poggia su un podio, preceduta da due colonne centrali che tripartiscono la parete e che sorreggono una cornice. Altre colonne in secondo piano servono a rendere chiara la prospettiva architettonica. Al centro della parete vi è un’edicola contenente un quadro raffigurante il mito di Io e Argo (copia di età classica); ai vertici alti della quinta, su una cornice, poggiano poi due quadretti più piccoli che si rifanno sia tematicamente che figurativamente al repertorio ellenistico. A lato della quinta vi è poi una finta porta da cui si scorge una prospettiva di città, molto complessa e allo stesso tempo non congruente alle strutture rappresentate. Non mancano però differenze rispetto al cosiddetto II Stile già visto: l’attenzione sugli scorci di edifici e città si attesta solo agli elementi il primo piano (cromaticamente preminenti) ma soprattutto sulle minuziose decorazioni della stessa scenografia, come candelabri, acroteri e cornici. L’elemento del quadro centrale infine verrà ripreso con sempre più frequenza nell’ambito artistico dell’età imperiale.


Fregio di III Stile della “Sala Nera” (C) della Casa della Farnesina (Roma). Questa decorazione si contraddistingue soprattutto per il grande utilizzo del nero sul fondo, che dà il nome all’intera sala. La ricchezza di particolari – tipica del III Stile – è enorme: delle sottili colonne ripartiscono la parete e sono sormontate da cariatidi con festoni; un fregio poi rappresenta episodi incentrati sulla figura del giudice e sul tema del giudizio, ripartite tra episodi di controversia e scene giudiziarie. Qual è la differenza principale del III Stile: vi è un nuovo gusto artistico nell’arte romana che concepisce le grandi pareti non più come pretesto per rappresentare giochi prospettici, ma come un’unica unità. La provenienza di questa concezione artistica “anti-convenzionale” è da ricercare nell’ambiente egiziano.


Parete del Cubicolo (B) della Casa della Farnesina (Roma). Nel cosiddetto cubicolo B, le cui pitture sono collocabili cronologicamente tra il 30 e il 20 a.C., è da notare soprattutto la scomparsa di ogni prospettiva. La parete mostra la consueta tripartizione dello spazio; in basso vi è una zoccolatura, al centro un’edicola con nicchie su sfondo rosso ed arco scemo (o a sesto ribassato, inferiore ai 45°, ndr). Il quadro centrale si rifà ad un episodio dell’infanzia di Dioniso (originale di IV secolo a.C.) che anticipa – di livello – una parete a fondo scuro su cui vi sono rappresentate Vittorie filiformi. I quadri laterali, sorretti da geni femminili alati, rappresentano disegni a fondo bianco con scene di gineceo che si rifanno ad uno stile arcaico (ed effettivamente le stesse scene sono ispirate ad originali di V secolo a.C.). Il gusto neoattico è chiaro e riconoscibile dalle decorazioni (cariatidi, vittorie, genii, acroteri), dalla riproposizione di quadri classici, ma anche per l’essenzialità architettonica che si limita a pochi elementi (colonne, architravi e cornici).


Particolare di un affresco della Villa di Livia a Prima Porta. I giardini (paradeisoi in greco, horti o viridaria in latino) delle ville romane non sono mai rappresentazioni naturalistiche, ma idealizzanti. L’immagine dell’aldilà come giardino è già in tombe etrusche e italiche del IV-III secolo a.C.

Ninfeo sotterraneo della Villa di Livia (Roma). Una serie di affreschi raffiguranti un giardino tra una staccionata di canne provengono dalla grande sala sotterranea della Villa di Livia ad gallinas albas. Il soggetto, il giardino, si rifà al paradeisos di età ellenistica, curato e ordinato, verdeggiante, ricco di specie faunistiche e floreali rare, e cielo di sfondo azzurro. Questo genere decorativo lo si ritrova con una certa frequenza sia in ambito romano che greco-orientale e potrebbe rifarsi alle scenografie ellenistiche del dramma satiresco che corrispondono alle descrizioni fornite da Vitruvio. La cronologia delle pitture in questione della Villa di Livia è tradizionalmente attribuita al periodo intorno al 20-10 a.C., anche se potrebbe essere ascritta – ma non comprovata – all’età claudia.


 

Casa di Marco Lucrezio Frontone.
foto della Soprintendenza Speciale Beni Archeologici Pompei , Ercolano e Stabia

Parete di III Stile del tablino della Casa di M. Lucrezio Frontone (Pompei). Questa parete rappresenta la fase intermedia-tarda dello stile ornamentale, il “terzo” appunto. Il podio è unitario e continuo, ed include al suo interno quadretti e raffigurazioni di animali; la zona centrale è incentrata su tre grandi “paraventi” al cui interno vi sono un quadro a tema mitologico dionisiaco e due raffiguranti ville marittime (laterali). Nonostante la ricchezza di particolari, vi sono elementi che riprendono la tradizione scenografica del II Stile: ai lati dei “paraventi” vi sono due prospettive di colonnato circolare, così come nell’intero registro superiore vi è una scenografia architettonica arricchita di elementi particolaristici e miniati, che preludono ai fasti di quello che sarà il IV Stile. La cronologia fissata è per l’epoca di Claudio (40-50 d.C) quando dopo un periodo augusto-tiberiano di modelli classici si tornarono ad utilizzare modelli ellenistici.


Decorazione della Sala 85 della Domus Aurea (Roma). La parete di questa sala, opera del pittore Famullus, torna, a differenza delle precedenti in III Stile, torna ad essere ornata con pilastri ionici, a cui sono affiancati un complesso sistema di prospettive e padiglioni disposti su tre piani e distinti per piani dalla differenza cromatica (rosso in primo piano, tinte calde nei piani successivi) e alcune statue monumentali dipinte nella parte inferiore della parete. Si torna dunque ad un utilizzo di modelli scenografici in resa illusionistica ed inventiva – caratteristica di IV Stile – che include comunque anche gli elementi sovrabbondanti del III Stile.


Cubicolo della Casa di Pinario Ceriale (Pompei). L’uso di decorare le pareti con decorazioni più “sobrie” rimane nel mondo della pittura romana, e questo affresco ne è un chiaro esempio. Queste due correnti – severa-classica e barocca coesisteranno per tutta l’età flavia, così come erano già coesistite in età neroniana, come dimostrato dalla differenziazione stilistica di più ambienti appartenenti alla stessa casa.


Quadretto di IV Stile (Ercolano). La scenografia di questo frammento di parte alta di una parete raffigura un’edicola centrale sostenuta da due colonne e fiancheggiata da altrettante aperture laterali; in secondo piano vi è un timpano spezzato che poggia su quattro alte colonne; sullo sfondo un colonnato a due piani con una mensola centrale sulla quale vi è posto un tripode delfico. La struttura centrale sembra, come la testa (maschera teatrale) sul suo margine superiore, sembrano essere incorniciate in alto da un sipario che pende da un arco scemo. Da notare l’efficace resa prospettica del decoratore (che giunge persino a rendere una prospettiva curva, tipica del I secolo d.C. nell’arte romana), oltre agli innumerevoli particolari, accanto all’utilizzo raffinato dei colori.

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Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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