L’epica latina arcaica

Il primo testo epico latino, l’Odusia (Odissea) di Livio Andronico, era una traduzione del celebre poema omerico, una “traduzione artistica”, però, che costituiva anche una parziale rielaborazione e un adattamento al pubblico romano di una materia greca. L’epica romana si configura dunque sin da subito come una ripresa di quella omerica, una imitazione che comporta anche una riappropriazione spirituale; dal punto di vista formale, per esempio, è significativo che si usi il metro saturnio, antichissimo verso italico, e non l’esametro omerico. Già nella pionieristica opera di Livio Andronico si trovano alcune caratteristiche che poi saranno tipiche dell’epica romana: il carattere solenne e arcaicizzante dell’espressione, che rimanda ai tratti peculiari dei carmina latini preletterari; l’uso stilistico retorico, secondo un fattore di gusto che risulta evidente anche nella produzione tragica arcaica, con cui l’epica romana condivide la tensione (tipica del dramma) e l’elemento patetico. Andronico, quindi, da un lato si ispira alla tradizione preletteraria latina (per noi difficilmente ricostruibile), dall’altro sembra conoscere l’epica ellenistica più recente e risentire dei suoi influssi.

Con Nevio la storia politica e militare di Roma e i miti ad essa connessi divengono oggetto epico. La narrazione è monografica, nel senso che presenta un soggetto storico principale (nel caso neviano, la Prima Guerra Punica), ma comprende anche il racconto delle origini mitiche di Roma, effettuato sotto forma di digressione. Il Bellum Poenicum costituiva il primo esempio di poesia latina originale, non basata, cioè, su modelli greci tradotti e rielaborati. Con questo poema si inaugura quindi l’unione di storia romana e mito greco-romanizzato – o, in altri termini, di elemento politico ed elemento religioso – che avrebbe caratterizzato tutta l’epica romana successiva.

Notevoli innovazioni si ebbero con gli Annales di Ennio, che costituirono per tutto il periodo repubblicano il modello per eccellenza del poema epico nazionale romano. L’argomento era ancora una volta costituito dalla storia romana, che però era vista nel suo complesso, dalle origini mitiche fino all’età contemporanea. La narrazione epica si trasformava in “annalistica”, rispettando tendenzialmente l’ordine cronologico degli eventi, con la possibilità naturalmente di dilatare o restringere il racconto secondo l’interesse dell’autore per i singoli avvenimenti o personaggi. Non era presente alcuna figura principale (come era stato il caso dell’Ulisse odissiaco), ma era il popolo romano nel suo complesso a svolgere il ruolo del protagonista.

Museo Nazionale di Napoli, presunto ritratto di Ennio proveniente dalla Villa dei Papiri.

In Ennio diventa evidente anche lo sforzo di instaurare un maggiore e più consapevole collegamento con la tradizione greca, dichiarato esplicitamente nel proemio con il richiamo alle Muse greche: il modello restava sempre Omero, ma Ennio risentiva anche dell’influenza dell’epica ellenistica e della poesia greca in generale. Una grande innovazione fu l’introduzione in latino dell’esametro (al posto del più arcaico saturnio), l’adozione cioè del verso dell’epica greca fino ad allora mai utilizzato. Ennio non si limitò, comunque, a riprodurre semplicisticamente il ritmo greco in lingua latina, ma le variò e ne sperimentò le diverse potenzialità. Una delle grandi caratteristiche dell’epica enniana fu infatti la grande varietà di contenuti, di situazioni e anche di tono e di stile: proprio lo sperimentalismo e la tendenza alla varietà di Ennio furono in parte misconosciuti agli autori successivi, che nel poeta videro sempre il padre della poesia latina, considerandolo però come un autore arcaico e non sempre rifinito. Sempre con Ennio si completò la prima fase di sviluppo dell’epica romana, che vide da un lato il passaggio dall’argomento greco (Livio Andronico) a quello romano (Nevio ed Ennio), dall’altro l’adozione di fattori stilistici e consuetudini letterarie greche: si assistette, così, alla progressiva romanizzazione del contenuto e alla concomitante grecizzazione della forma.

Dell’intera produzione epica arcaica rimangono pochi frammenti: una delle cause principali della perdita di queste opere fu il successo dell’Eneide di Virgilio, che soppiantò completamente i poemi dei suoi predecessori arcaici nell’interesse pubblico e ne decretò, indirettamente, la progressiva scomparsa.

Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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