L’Arabia Felix

L’Arabia per più di un millennio, dalla caduta dell’Impero romano, fu completamente dimenticata, prima dall’Europa, che spostava il suo baricentro dal Mediterraneo all’area continentale, poi dagli stessi Arabi, che da lì iniziarono la loro storia salvo poi allontanarsi sempre di più dalla loro terra d’origine. Nella cultura classica questa regione era detta Arabia Felix, la cui ricchezza stava nell’abbondanza di prodotti rari che venivano esportati in Occidente. Le informazioni delle esplorazioni di età antica sono sicuramente maggiori di quelle medievali.

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Tolomeo_Arabia_300x274Esplorazioni costiere greche. Scillace, un greco di Caria, alla fine del VI secolo a.C. compì la prima spedizione conosciuta che toccò le coste arabe lungo un percorso che iniziava dalla foce dell’Indo per concludersi in Egitto, e il suo resoconto fu alla base delle informazioni sull’Arabia usate dagli storici dei secoli successivi come Erodoto di Alicarnasso, che però si servì anche di fonti di seconda mano apprese da altri posti da lui visitati. Dopo la spedizione di ricognizione dell’ammiraglio di Alessandro Magno, Nearco, sono il naturalista Teofrasto ed Eratostene di Cirene a dare indicazioni molto precise sulle piante che vi crescevano (dalle cui resine si ricavavano aromi) e sui popoli che abitavano la regione (Sabei, Minei, Kattabani, Khatramotiti) e le loro rispettive capitali (Mariaba, Karna, Tamna e Sabota). L’Arabia Felix era collocata esattamente nella parte meridionale della penisola, come confermato sia dal già citato Eratostene che da Agatarchide di Cnido (II secolo a.C.).

wyEtà romana. Il crescente traffico commerciale verso Oriente in età romana attirò sull’Arabia le attenzioni di Augusto che provò a controllare direttamente la regione. Nei primi anni del neonato Impero, il princeps incaricò il prefetto d’Egitto Elio Gallo di conquistare queste terre. Così nel 24 a.C. Gallo con un’armata di quasi 10.000 uomini, partì dall’Egitto e sbarcò nella città portuale di Leukè Komè (“Città Bianca”) e dirigendosi immediatamente verso sud. Gli scontri in Arabia settentrionale videro i Romani sempre vincitori con perdite irrisorie. Nagrana (Al-Ukhdud) fu rasa al suolo, un esercito arabo fu facilmente sbaragliato nello Jawf yemenita, Nasca (Al-Bayda) e Athrula (Yathil/Baraqish) furono conquistate e servirono da base militare e di approvvigionamento alle successive spedizioni: queste, però, misero in luce tutti i limiti dell’esercito romano, che si ritrovò in seria difficoltà per mancanza di acqua, al punto da togliere l’assedio a Marsiaba dopo appena sei giorni. Le armate romane e le loro avanguardie si spinsero comunque fino alla città di Caripeta, che distava appena due giorni di marcia da quello che era la destinazione finale (il paese dell’incenso) prima di ritirarsi data la scarsezza di risorse necessarie per proseguire. La ritirata fu piuttosto rapida, e lo stesso Gallo ne fece un resoconto che inviò all’imperatore. Le informazioni di Gallo furono utilizzate da Strabone (Geografia) e Plinio il Vecchio (Naturalis Historia). La visione che si aveva dell’Arabia restò molto simile a quella di età greca: il territorio era diviso in quattro regni su base etnica, mentre la popolazione si credeva ripartita in cinque classi (in base all’attività lavorativa-operativa): guerrieri, agricoltori, artigiani, produttori di mirra, produttori di incenso.

clip_image006_thumbLa mancata conquista non rallentò i traffici commerciali ma, al contrario, essi aumentarono di intensità: basti citare il Periplo del Mare Eritreo (I secolo d.C.), una guida con indicazioni per commercianti (approdi, tipologie di merci esportate, situazione politica) che illustrava le tappe del viaggio dai porti egiziani sul Mar Rosso a quelli indiani. Sul Periplo si basò poi il geografo Claudio Tolomeo, che incluse l’Arabia sia nel reticolo geografico (paralleli-meridiani) che nella cartografia. L’opera di Tolomeo, Introduzione geografica, fu l’ultima di cui si abbia notizia riguardante il mondo arabo, e sarebbe stata riscoperta solo in età rinascimentale.

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Settimio Odenato, busto.

L’Arabia nella Bibbia e nel Corano. Nella Bibbia compaiono dei primi riferimenti (libro dei Re) alla regina di Saba, e lo stesso intreccio tra lei e il re Salomone potrebbe essere anche in riferimento ad un tentativo israelitico di controllare le rotte commerciali dirette dall’Arabia meridionale. L’attività commerciale sabea (che probabilmente indicava già la parte meridionale araba, in opposizione ai Dedan settentrionali) è ben documentata anche in libri profetici e nei Salmi. L’episodio della regina di Saba fu solo l’inizio di una lunga tradizione letteraria che avrà molto successo soprattutto in Oriente. Il Corano, per quanto di VII/VIII secolo, attinge grossomodo alla tradizione ebraica, nonostante riporti versioni più “abbreviate” se non più recenti. La vicenda di Salomone e della regina di Saba confluisce così nella tradizione araba che si rifà a personaggi realmente esistiti tra il II e il III secolo: se la regina avrà il nome di Bilqis, il re sarà Hassan ibn Udhaynah, meglio conosciuto come Settimio Odenato, che altri non era che il “correggente di tutto l’Oriente” – tra il 258 e il 268 d.C. – dell’imperatore Gallieno.

Non mancano infine storici arabi che si interessarono all’Arabia pre-islamica grazie ai quali si sono conservate preziose testimonianze su quei luoghi: al-Kalbi (IX secolo) studiò le pratiche religiose dell’Arabia pagana (Libro degli Idoli); al-Hamdani invece nella sua Geografia della Penisola Araba non si limitò al solo ambito geografico ma presentò anche le relazioni tribali dell’Arabia, per poi trattare (nell’Al-Iklil) della sua topografia storica e delle rovine e dei siti antichi che lui stesso dovette visitare.

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Articolo correlato: Storia dell’Arabia pre-islamica. | Fonte, lettura consigliata: “Arabia Felix – Un viaggio nell’archeologia dello Yemen” di Alessandro de Maigret.

Antonio Palo

Laureato in ‘Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente’ presso l’Università degli Studi di Napoli ‘L’Orientale’. Fondatore e amministratore del sito ‘Storia Romana e Bizantina’. Co-fondatore e presidente dell’Associazione di Produzione Cinematografica ‘ACT Production’.

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