I regni ellenistici: caratteri generali

1200px-Diadochi_ITI nuovi Stati ellenistici, sorti nel giro di un ventennio dalla dissoluzione dell’impero di Alessandro Magno, presentano due caratteristiche che li rendono profondamente diversi dalla polis classica: in primo luogo, essi assumono una forma monarchica che in precedenza era tipica solo dell’Oriente «barbarico» e delle zone più periferiche del mondo greco; in secondo luogo, hanno una grande estensione territoriale.

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Ciascuno dei tre principali regni che si svilupparono in età ellenistica appare infatti come l’erede di una tradizione estranea al mondo greco: quello seleucidico, anche per il suo insediamento territoriale, appare come l’erede dell’impero persiano; quello tolemaico recupera strutture e caratteri dell’Egitto faraonico; quello antigonide è infine il diretto discendente della Macedonia argea di Filippo II.

Un altro elemento contraddistingue, la realtà del nuovo mondo ellenistico: la popolazione d’origine greco-macedone costituisce nelle monarchie orientali solo una minoranza, anche se è proprio essa a fornire la gran parte della sua classe dirigente. Era dunque necessario che in queste aree si sviluppasse un processo di colonizzazione che, consentisse il mantenimento dell’egemonia militare, oltre che politico-culturale, dei nuovi dominatori.

Sotto questo aspetto, era soprattutto l’immenso impero seleucida a richiedere una forte presenza di coloni: il che avvenne grazie alla politica di urbanizzazione avviata dai Seleucidi, nel diffondere nel mondo orientale il modello organizzativo, oltre che culturale, della polis greca.

La situazione, tuttavia, non si presenta così in tutte le zone: lungo le coste dell’Asia Minore, sorgevano da tempo città e insediamenti greci, i quali erano ben differenti da quelle aree dell’Anatolia centrale o della Siria dove i Greci rappresentavano solo una minoranza. In Egitto, i Tolomei non si impegnarono eccessivamente nel processo di urbanizzazione: il modello greco-macedone assunse piuttosto l’aspetto di una colonizzazione rurale di carattere militare.

Centrale è in questi nuovi Stati, il ruolo che vi svolge la figura del basileus, che fonda la sua legittimità sull’abilità nel comandare un esercito e nel reggere gli affari pubblici con accortezza. I nuovi re tendono a presentarsi, come uomini capaci di compiere grandi imprese militari. Essi cercheranno di fondare la loro legittimità anche sul fatto che governavano su terre che avevano conosciuto una lunga tradizione monarchica. Il loro potere è dunque di carattere personale e assoluto e si fonda sul controllo sia dell’esercito sia di un vasto apparato burocratico.

Appare fondamentale, nei regni ellenistici, la nozione di «terra del re» (basilike chora), una nozione che ha notevoli implicazioni sia di carattere politico-ideologico sia economico-sociale. Questa espressione sembra indicare tutta la terra del regno che, è soggetta a versare il tributo al sovrano; dal’altra, essa sembra assumere il significato più ristretto di «patrimonio del principe», vale a dire di terra posseduta personalmente dal re. E’ importante osservare che, sia nel regno tolemaico, sia nel regno seleucidico il sovrano è, oltre che autorità politica suprema, anche il più grande proprietario terriero.

Uno dei principali problemi che si vennero a creare con la formazione dei regni ellenistici è quello dei rapporti che in nuovi poteri monarchici instaurarono con le poleis, di vecchia come di nuova formazione. Infatti, non vi è alcun dubbio che, le città si vennero ora a trovare in una situazione nuova e più difficile rispetto al passato: la crescita dei nuovi centri di potere monarchico rendeva infatti di cruciale importanza la questione di come essere potessero proteggere la propria libertà e autonomia dalle loro intrusioni. Già Alessandro pose la questione in termini che poi resteranno paradigmatici per tutta l’epoca ellenistica: da una parte i re si dichiaravano rispettosi della autonomia e della libertà cittadine, dall’altra cercavano di imporre alle poleis la loro egemonia.

Bisogna tener presente che quel che noi chiamiamo «Stato ellenistico» era costituito in realtà da una congerie di territori politicamente disomogenei tra loro, che venivano tenuti insieme solo dalla figura del sovrano. Diretta conseguenza era il fatto che il re non era in grado di controllare con l’apparato burocratico di cui disponeva le varie entità locali che gli erano sottoposte.

Il sovrano, se voleva mantenere su questi territori una forma di controllo, non poteva affidarsi solo alla pura forza militare ma doveva stabilire con le élite locali una fitta rete di relazioni personali, che comportavano scambi e concessioni reciproche. Ma questi rapporti di scambio tra autorità centrale e governi locali creavano anche una contraddizione cui era difficile sfuggire: se le concessioni regie andavano oltre un certo limite, favorendo nelle autorità locali la tendenza alla completa indipendenza dello Stato centrale. Questo fenomeno del passare dalla protezione di uno Stato a quello di un altro è, diffuso nel mondo ellenistico: e ciò dipende sia dalla «liquidità» delle organizzazioni statali, sia dalla possibilità di «cambiare fronte» che veniva data ai piccoli Stati nel momento in cui le relazioni internazionali fra i «grandi Stati» erano strutturate attorno alla nozioni di equilibrio di potenza.

Simone Riemma

Studente del corso in Civiltà Antiche ed Archeologia: Occidente dell'Università degli Studi di Napoli - Orientale. Sono CEO e founder dei blog "STORIA ROMANA E BIZANTINA" assieme al mio collega dott. Antonio Palo e CEO e founder unico di "LUPIN THE 3RD - LA PATRIA ITALIANA". Le mie passioni: Storia ed Archeologia, Anime e Manga.

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