L’assedio avaro-persiano di Costantinopoli (626)

Per allontanare da sé il pericolo di un’invasione della Persia dopo che tre eserciti erano stati sconfitti dall’imperatore Eraclio in persona alla guida del suo esercito in territorio armeno, il Re dei Re dell’Impero Sasanide Cosroe II aveva stretto alleanza con gli Avari, spingendoli a muovere un assedio contro Costantinopoli, appoggiati dai popoli da loro sottomessi (Slavi, Bulgari, Gepidi), mentre il suo generale Shahrvaraz aggirava a nord gli imperiali calando verso il Bosforo, occupando Calcedonia. Eraclio preferì non ritirarsi, con l’intenzione di attaccare in Mesopotamia, ma si limitò a distaccare una parte delle sue truppe che, affidate al fratello Teodoro, sconfissero la retroguardia dell’esercito persiano di appoggio guidato dal generale Shahin (che si suicidò) per poi raggiungere la capitale.

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Costantinopoli rimaneva così stretta tra due fuochi, ma gli stessi ambasciatori romani furono informati del doppio pericolo incombente: il khan degli Avari, infatti, ricevette contemporaneamente gli ambasciatori sia romani che persiani, mandando all’aria quello che poteva essere l’effetto sorpresa dell’attacco, che sarebbe dovuto avvenire dopo che i due eserciti si fossero congiunti (una grande flotta navale messa insieme dagli Avari avrebbe dovuto trasportare attraverso il Bosforo l’esercito persiano). L’incapacità, tanto dei Persiani come degli Avari, di dare battaglia alla città sul mare fu l’elemento che risultò decisivo, dato che le imbarcazioni slave che dovevano trasportare i Persiani vennero incendiate in una memorabile battaglia (10 agosto 626), determinando la sconfitta degli assedianti e la liberazione di Costantinopoli, la cui resistenza era stata ammirevolmente guidata dal Patriarca Sergio. Il pericolo fu talmente grande che ancora una volta la popolazione avrebbe attribuito la salvezza all’intervento divino (la Vergine Maria sarebbe stata la principale difesa della  capitale): si narra che in quest’occasione per la prima volta venne innalzato l’inno Akathistos quale ringraziamento alla Theotokos, il cui tempio alle Blacherne era rimasto miracolosamente intatto.

La grande vittoria del 10 agosto 626 determinò la fuga dei Persiani dalla capitale, ma soprattutto la fine degli Avari, il cui predominio sugli altri popoli slavi crollò, permettendone la libera migrazione nei Balcani e, in seguito, la nascita delle “sclavinie”.

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Antonio Palo

Laureato in ‘Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente’ presso l’Università degli Studi di Napoli ‘L’Orientale’. Fondatore e amministratore del sito ‘Storia Romana e Bizantina’. Co-fondatore e presidente dell’Associazione di Produzione Cinematografica ‘ACT Production’.

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