Il matrimonio nelle principali antiche civiltà

Long Edwin – Il mercato a Babilonia

Nel mondo assiro-babilonese il matrimonio era un contratto stipulato dai padri degli sposi. Ma il modo con cui veniva combinato era assai curioso. Una volta all’anno tutte le fanciulle in età da marito venivano riunite in uno spazio pubblico e circondate dagli uomini che aspiravano a prenderle in moglie. Un banditore le “metteva all’asta” una dopo l’altra. Come andava a finire lo si può facilmente immaginare: la più bella al migliore offerente, poi la più bella dopo la prima e così via… Ai poveri? Restavano le (più) brutte!


 

Nel mondo egizio un proverbio recitava “famiglia numerosa, grazie agli Dei”. Le famiglie egiziane, infatti, comprendevano tanti figli.


 

Vaso di ceramica greca, pyxis, con illustrazione di preparativi per l’abbigliamento di una sposa

Nel mondo greco il matrimonio aveva una grande importanza religiosa e veniva celebrato nei giorni fausti, per lo più nei mesi invernali [il mese di Gennaio ad Atene si chiamava “Gamelione”, mese delle nozze] ed era effettuato in tre tempi diversi. La prima parte avveniva in casa della sposa dove il padre riuniva tutti i parenti e alla presenza degli sposi faceva un sacrificio ai propri antenati. La sposa vestita tutta di bianco con un velo che le scendeva fino ai piedi veniva fatta salire sopra un carro e dietro di lei si disponevano tutti gli amici che cantavano inni in onore di Imene, il dio dello sposalizio. Lo sposo nel frattempo si recava nella casa nuova per attendere la sposa. Successivamente questi conduceva la sposa davanti al focolare domestico, dove ella veniva aspersa di acqua lacustre e toccava il fuoco sacro, poi si banchettava con pane di sesamo e il matrimonio era così celebrato.


 

Il marito raccoglie nelle sue mani la mano della moglie (dextrarum iunctio). Museo delle Terme di Diocleziano, Roma.

I Romani conobbero diversi tipi organizzazioni tipologiche di famiglia, ma la figura destinata ad assumere la maggiore importanza fu la famiglia patriarcale in cui l’aspetto più significativo – almeno fino agli inizi dell’età imperiale – era costituito dal complesso di poteri attribuiti al pater familias. Essa rappresentava l’unità elementare all’interno di un sistema matrimoniale rigidamente monogamico, fondato sulla coppia di sposi con i loro diretti discendenti, che vivevano nella medesima casa, schiavi compresi. Nella famiglia patriarcale convivevano, sottoposti alla potestas del padre, la moglie, i figli, le figlie non sposate e i successivi discendenti per linea maschile, nonché le loro mogli. Ne uscivano invece le figlie e le nipoti nel momento in cui si sposavano entrando a far parte della famiglia del marito. Nel mondo romano il periodo più fausto per le nozze era la seconda metà di giugno, infausto il mese di maggio. Della celebrazione del matrimonio romano famosa rimane la formula “Ubi tu Gaius ego Gaia” con cui la sposa rispondeva al marito che le chiedeva il suo nome.

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Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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