L’esercito romano

Necessario a Roma per le sue conquiste militari, l’ esercito romano fu sempre organizzato rigorosamente, e l’evoluzione della società e della potenza romana ne influenzarono struttura, reclutamento e tecniche di combattimento.

L’esercito originario di epoca arcaica era basato sul reclutamento gentilizio. Venivano scelti solo uomini appartenenti ad una delle tribù gentilizie adatti al combattimento per un totale di 3000 fanti (pedites) e 300 cavalieri (equites), suddivisi rispettivamente in 30 centuriae e 30 decuriae. Una prima riforma fu fatta dal re Servio Tullio: la leva veniva fatta in base al censo. Le classi censitarie erano sei, dalla più alla meno ricca: la prima forniva 18 centurie di cavalieri e 30 di fanti, la seconda e la terza 20 centurie di fanteria pesante ciascuna, la terza 20 di fanteria leggera, la quinta 30 di arcieri e frombolieri, mentre la sesta (proletarii, nullatenenti) forniva 5 centurie di supporto logistico (artigiani, falegnami, fabbri, marinai, trombettieri). Le truppe di cavalleria divennero con il tempo di competenza degli alleati di Roma (socii), che si impegnavano a fornire anche truppe ausiliare (auxilia). Il reclutamento era indetto solo in caso di guerra, coinvolgeva i cittadini che avevano tra i 17 e i 60 anni di età e, dalla guerra contro Veio (406 a.C.) veniva corrisposto un indennizzo in denaro (stipendium) a rimborso della mancata attività lavorativa agricola.

La riforma più sostanziale si ebbe con Caio Mario (fine II secolo a.C.), che promosse la il reclutamento volontario, lasciando tuttavia la leva obbligatoria: il periodo di ferma era ventennale, era retribuito ed era aperto anche aiproletarii. Questo contribuì alla creazione di un esercito di professione, e la stessa Roma nel corso di quest’epoca si trovò a far fronte alle promesse di distribuzione delle terre ai veterani fatte dai suoi generali. Inoltre gli eserciti incominciarono ad essere uno strumento nelle mani di spregiudicati generali nella conquista del potere.

Si hanno nello stesso periodo variazioni nella tattica militare e nelle modalità di combattimento. La falange arcaica lasciò il posto ad uno schieramento più flessibile, in uso nel Primo Periodo Repubblicano, composto da tre file: nella prima vi erano i soldati più giovani, gli hastati, armati di lancia (hasta) e giavellotto (pilum); a seguire iprincipes, più esperti e meglio equipaggiati; e infine i triarii, ovvero i veterani, che entravano in campo solo nelle fasi finali. Le file non erano compatte, ma suddivise in manipoli (ogni manipolo era composto da due centurie). In prima fila combatteva la fanteria leggera (velites) e ai lati si disponevano i contingenti alleati (alae) e di cavalleria (turmae). Mario a sua volta modificò questo schieramento, suddividendo semplicemente la legione in unità di 600 uomini dette cohortes. Ogni legione passò ad essere formata da 10 coorti, per un totale 6000 uomini (5000 in età imperiale).

Nell’età repubblicana le legioni erano quattro, due per ogni console, ma aumentarono gradualmente con l’aumentare dei conflitti fino alle guerre civili. Augusto portò da 25 a 28 le legioni, che dopo Teutoburgo (9 d.C.) tornarono al loro numero originario. In età imperiale le legioni divennero stanziali per assicurare una difesa migliore ai territori imperiali. Ogni legione aveva un nome, un’insegna militare (era considerato un grande disonore perderla) e animali protettori.

 

In origine la legione repubblicana era guidata dal dux (comandante, spesso console, dittatore o proconsole) dotato di potere militare (imperium). Suoi subordinati erano i luogotenenti (legati), gli ufficiali (tribuni militum) e i comandanti della centuria (centuriones). Il comandante della cavalleria era invece il praefectus equitum, a cui facevano riferimento i comandanti di squadrone (decuriones) e di retroguardia (optiones). Le truppe ausiliare erano guidate dai praefectum sociorum.

I Romani si dotarono di una flotta da guerra (classis) solo dall’inizio della Prima Guerra Punica (261 a.C.). Le navi (che fossero a due, tre o cinque ordini di remi) potevano essere di due tipi: onerariae o frumentariae (da carico) o da guerra (naves longae). Queste ultime erano dotate di uno sperone di ferro a prua e potevano avere un ponte levatoio uncinato (corvus) che permetteva di agganciare le navi nemiche e ricreare le stesse condizioni del combattimento a terra. Il comandante della flotta era il praefectus classis, quello della nave navarco (nauarchus). I rematori (remiges) potevano essere schiavi o prigionieri di guerra, i marinai (nautae) liberti o alleati. I soldati (classiarii) invece erano di estrazione proletaria.

 

La flotta si rese utile, oltre alla guerra contro Cartagine, anche nella lotta alla pirateria nel mar Mediterraneo, ed anche per prendere il potere dell’Impero, come avvenne ad Azio (31 a.C.), quando Ottaviano “Augusto” sconfisse definitivamente Antonio.

Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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