Creta e Cipro sotto la dominazione della Repubblica di Venezia

Forme di governo e controllo del territorio veneziano su Creta e Cipro, le principali isole del Mediterraneo orientale, dopo la costituzione dell’Impero Latino d’Oriente (1204).

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La frammentazione dell’Impero in seguito alla Quarta Crociata (1204) comportò la nascita dell’Impero latino d’Oriente e la distribuzione di molti dei territori occupati tra i principi crociati. La Repubblica di Venezia, alla quale non interessavano i tributi o territori di amministrare, si impossessò di tutti i punti strategici che furono adibiti a basi navali. Le principali roccaforti veneziane furono stabilite Costantinopoli e lo stretto sul Mar Nero, pattugliati da 25 galee da guerra, le isole di Creta e Negroponte (Eubea) e i porti di Corone e Modone in Morea (Peloponneso). La Repubblica non volle impegnarsi direttamente nell’amministrazione e nella difesa dei propri punti strategici nell’Egeo. Come già fatto dalle occupazioni latine sulla terraferma, Venezia decise quindi di introdurre un articolato sistema feudale con a capo duchi e conti, provenienti dalla stessa aristocrazia veneziana, cui erano sottoposti numerosi vassalli e le popolazioni locali. Fu così che molte famiglie patrizie (Sanudo, Michiel, Querini, Venier, Giustinian) si ritagliarono dei domini personali sui quali poter esercitare un intenso sfruttamento delle risorse.

Un caso esemplificativo delle forme di governo veneziano, sia politiche che economiche, è l’isola di Creta. L’isola fu inizialmente riorganizzata in ducato nel 1212 e suddivisa in sei province (ciascuna delle quali assegnata ad una famiglia veneziana). La capitale dell’isola è Candia, nella quale viene installato un Consiglio Maggiore su modello di quello già esistente a Venezia. Questa prima fase è accompagnata da confische a danno delle popolazioni locali che, già non simpatizzanti per la causa veneziana anche per via dei contrasti religioni scismatici, si vedono introdurre un regime fiscale assai più duro di quello avuto sotto l’amministrazione imperiale bizantina. Il malcontento delle popolazioni degenerò il più delle volte in insurrezioni armate contro gli occupanti veneziani: ricordiamo in tal senso – tra le tante – le rivolte del 1274 (nella quale morì anche il duca), del 1277 (con i Veneziani assediati nella roccaforte di Candia), del 1283, del 1299 e quella del 1341 (che coinvolse tutta l’isola). Le continue rivolte, frutto anche di un mancato controllo capillare del territorio da parte veneziana, costringeranno di volta in volta la Repubblica a creare sempre nuovi feudi (nel XIV saranno addirittura 900) assegnati ad altri elementi di secondo piano del patriziato. La frammentazione politica dell’isola sarà però alla base di una rivoluzione agricola che porterà al definirsi di colture specializzate, come vite e ulivo, e all’intensificazione della cerealicoltura. A questo processo si accompagna un miglioramento dei sistemi di irrigazione, che in virtù dell’intensificazione giungeranno ad assicurare a Venezia oltre un terzo del suo intero fabbisogno di grano. I feudatari furono tenuti allo stesso tempo a consegnare a Venezia un notevole quantitativo annuale di frumento proporzionato alla produzione. L’importazione e l’esportazione di risorse, a Creta così come nelle altre piazzeforti veneziane, rimaneva ‘riservata’ ai soli mercanti veneziani. Lo sviluppo agricolo e commerciale dell’isola, dopo il XIV secolo, riuscì però a compattare i ceti più abbienti sia di parte cretese che veneziana, e la graduale mancanza di manodopera nei campi fu colmata con l’immissione di nuovi schiavi provenienti dalle regioni costiere del Mar Nero o dalle steppe.

Tiziano Vecellio, ritratto di Caterina Corner/Cornaro, Firenze, Galleria degli Uffizi.

Altro centro nevralgico della Stato da Mar veneziano fu Cipro, segnata già dalla presenza di mercanti veneziani nel XII secolo. Nel 1363 la dinastia dei Lusignano (i discendenti dell’ultimo re di Gerusalemme), in cerca di finanziamenti e rapporti diplomatici, investe il veneziano Federico Corner (che gli aveva concesso un ingente prestito) di un titolo nobiliare e di un feudo ad Episcopi, nel sud dell’isola: ai primi del Quattrocento i Corner detenevano già gran parte del controllo economico di Cipro, che grazie a loro aveva conosciuto uno sfruttamento agricolo (con l’introduzione delle colture del cotone e della canna da zucchero) e minerario (con l’apertura di nuove miniere di rame e saline). Diversamente da Creta, in questo caso la manodopera principale (schiavizzata) proveniva dall’Egitto mamelucco. Il passaggio dai Lusignano ai Veneziani avverrà solo con la caduta dell’Impero bizantino (1453) e alle successive conquiste ottomane: Giacomo II di Lusignano, pur di conservare il potere dalle ingerenze dinastiche genovesi, si indebita al punto di sposare nel 1472 Caterina, la figlia del ricco veneziano Marco Corner, e di azzerarle la dote. Venezia passa così ad ottenere un protettorato sul regno di Giacomo II e Caterina che, dopo la morte del marito nel 1473, verrà facilmente ‘liquidata’ nel 1488 con la concessione – in cambio dell’abdicazione volontaria – del castello di Asolo in Veneto e il mantenimento del titolo di ‘regina di Cipro’. Cipro continuerà sotto la dominazione veneziana ad essere il principale centro commerciale dello zucchero fino all’apertura delle rotte portoghesi in Oriente.

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Antonio Palo

Laureato in ‘Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente’ presso l’Università degli Studi di Napoli ‘L’Orientale’. Fondatore e amministratore del sito ‘Storia Romana e Bizantina’. Co-fondatore e presidente dell’Associazione di Produzione Cinematografica ‘ACT Production’.

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