A chi appartiene l’arte antica? / Appropriazioni indebite e conseguenze culturali

[immagine di copertina: Alexis Mantheakis, Karyadite, tratta dal sito www.iamgreek.gr e www.ipsaci.com]

 

Trionfo di Lucio Emilio Paolo, Carle Vernet

Spoliazioni antiche. Quando nel 146 a.C. i Romani saccheggiarono la città greca di Corinto, uno dei centri commerciali più attivi dell’intero Mediterraneo, non si limitarono a privare la Grecia della propria indipendenza politica. Al seguito dei vincitori, presero la via di Roma centinaia di statue, vasi, opere d’arte in generale, presenti in gran quantità in quella città-vetrina del mondo greco; e pochi anni dopo, chi avesse passeggiato per il centro di Roma, o si fosse recato in visita nelle ville che l’aristocrazia costruiva per il proprio svago nella campagna laziale o sulle coste della Campania, avrebbe potuto ammirare, sotto un portico o all’ingresso di un tempio, quell’antico patrimonio disperso e confluito nelle proprietà dei nuovi dominatori del mondo.

 

Fregio del Partenone, British Museum

I “marmi di Elgin” a Londra. Qualcosa di non troppo dissimile è avvenuta nella storia del recupero, in età moderna, dei capolavori dell’arte antica. Chi oggi volesse ammirare i fregi del Partenone, cioè le sculture che ornavano i frontoni del celebre tempio voluto da Pericle sull’acropoli di Atene, uno dei vertici assoluti dell’arte greca, non dovrebbe recarsi nella capitale greca, ma dovrebbe visitare il British Museum a Londra. Accadde infatti che lord Thomas Bruce Elgin, aristocratico e diplomatico inglese presso la corte di Costantinopoli, oltre che appassionato collezionista di arte antica, ottenne nel 1799 dal sultano dell’Impero ottomano (sotto i cui domini ricadeva in quell’epoca la Grecia) il consenso per asportare i preziosi fregi. Questi vennero dunque prelevati dal luogo dove si trovavano da oltre due millenni e, imbarcati e trasportati alquanto fortunosamente fino a Londra. Una ventina d’anni più tardi l’eccezionale collezione dei “marmi di Elgin”, come vennero chiamati, fu acquistata dal governo inglese ed esposta appunto al British Museum.

L’Altare di Pergamo a Berlino

L’altare di Pergamo a Berlino. Nel corso del XIX il trasferimento nelle grandi capitali dell’Europa moderna del patrimonio dell’arte greca si fece massiccio. Quanto rimane del cosiddetto “Grande altare di Pergamo”, un monumento del II secolo a.C. costituito da una grande scalinata che conduce a un portico ornato all’interno e lungo le pareti esterne del basamento da uno straordinario fregio scultoreo, si trova oggi al Pergamonmuseum  di Berlino, insieme ad altri resti provenienti da scavi condotti nella regione dell’Asia minore, regione di cui Pergamo costituiva in quel periodo il centro di gran lunga più significativo. Lo stesso vale per una lunghissima lista di altre opere, “prelevate” con un grado di disinvoltura che poteva andare dall’accordo con i governi locali – che però spesso gravitavano nell’orbita politica delle potenze europee, e dunque erano in difficoltà a respingere richieste pressanti – all’acquisto, in denaro sonante, più o meno sottobanco.

Thomas Bruce, VII conte di Elgin, di Anton Graff (1788)

Restituire le opere? Si tratta di “appropriazioni” che fanno tuttora discutere e non è mancato di recente qualche tentativo, per esempio da parte del governo greco, di avviare trattative con quello britannico per ottenere una restituzione delle ricchezze artistiche a suo tempo finite nelle mani di lord Elgin. Sull’altro fronte, un’importante e prestigiosa storia dell’arte classica non manca di elogiare la spoliazione compiuta da Elgin, l’unica “benefica” tra quelle a più riprese commesse ai danni del famoso monumento ateniese in quanto, a dire dell’autore, avrebbe salvato sculture altrimenti destinate a essere rovinate “dalle emissioni industriali”. Sarà forse un caso che lo studioso autore di queste parole sia inglese?

Il neoclassicismo e la nuova stagione dell’arte europea. Il trasloco in Europa di opere dell’arte antica e in particolare greca, tra Settecento e Ottocento, si lega peraltro a un momento importante del gusto europeo, che dominò un’intera stagione nel campo dell’arte, dell’architettura, persino del costume o di arti minori come quella dell’artigianato del mobile e l’arredamento. Il neoclassicismo nasce appunto dallo studio dell’arte greca, che in quegli anni diventava più accessibile grazie agli scavi, allora iniziati, di Pompei e delle altre città vesuviane, alla nascita dell’archeologia, alla migliore conoscenza della statuaria classica, che si basava anche sui pezzi più o meno lecitamente provenienti dall’Oriente. Il teorico di questo movimento culturale, il tedesco Johann Joachim Winckelmann, alla metà del Settecento fu a Roma, come responsabile delle collezioni di antichità della corte pontificia. Studiandole, Winckelmann si convinse che la Grecia aveva toccato il vertice della perfezione nel campo del gusto estetico e che dunque si doveva tornare a imitare quell’insuperabile modello.

Paolina Borgese Bonaparte, 1804-1807.
Madame Recamier, Jacques-Louis David

Così, nell’ultimo scorcio del Settecento, le case dei dotti, degli artisti e degli aristocratici si riempirono di opere d’arte greche (spesso calchi in gesso degli originali), mai tanto apprezzate, collezionate e pagate a peso d’oro. Nella ritrattistica ufficiale i grandi personaggi assumevano le pose e le fattezze dei grandi modelli classici: per esempio, lo scultore ufficiale del neoclassicismo italiano, Antonio Canova, scolpiva Paolina Bonaparte, moglie di Napoleone, sul modello delle dee dell’antichità, e come una donna greca fu ritratta l’aristocratica parigina Madame Recamier da Jacques-Louis David, tra i massimi esponenti del neoclassicismo in pittura.

Fu l’ultima, grande stagione di imitazione dei classici nella cultura europea: una stagione legata ad “appropriazioni” e “traslochi” che oggi non potrebbero aver luogo, ma che produssero importanti e fruttuose conseguenze culturali.

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Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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