la pratica dell’Ostracismo

L’ ostracismo è tra le riforme che Clistene apporta nel suo programma di democrazia ad Atene. Si tratta di una pratica che consisteva nell’espulsione di un cittadino per la durata di dieci anni dalla città e la motivazione principale quando fu istituita era quella di difendere la democrazia contro eventuali tentativi di restauro della tirannide e Clistene volle garantire lo stato democratico evitando che aspiranti tiranni venissero fuori. La parola ostracismo viene dal termine greco con i cui si indicavano i cocci dei vasi su cui venivano scritti i nomi delle persone che si voleva colpire, Ostraka.

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L’agorà di Atene ha restituito molti di questi Ostraka. Quando vennero cacciati i tiranni ci si limitò a cacciare Ippia e i suoi collaboratori più stretti, altri della cerchia che non si erano esposti rimasero in città. Questa pratica dell’ostracismo rimase inapplicata per alcuni anni fino all’epoca dell’invasione persiana del 490 a.C. Ippia, nel frattempo, si trovava nella località del Sigeo in Asia Minore, dove si creò una sua corte personale tracciando relazioni personali con il re di Persia, Dario. Quando i persiani decisero di invadere la Grecia, Ippia diede buoni consigli ai persiani sull’itinerario da seguire ed ivi compreso sbarcarono presso la piana di Maratona dove vi fu lo scontro tra Persiani e Ateniesi, senza l’aiuto degli altri greci, ma della sola Platea. Sconfitti i persiani ad Atene si decise di castigare coloro che avevano favorito il ritorno dei Pisistratidi e si applicò l’ostracismo. Il primo a subirà l’ostracismo fu Ipparco figlio di Camo. Egli era un parente dei Pisistrati che si mise a capo del partito filo tirannico e in precedenza stava già ad Atene, senza creare problemi, ed aveva ricoperto la carica di arconte nel 496 a.C. Altri personaggi che vennero ostracizzati successivamente perché sospettati di favorire la tirannide furono: in particolare Megacle figlio di Ippocrate della famiglia degli Alcmeonidi nel 486 a.C.; Santippo figlio di Angritone nel 484 a.C., padre di Pericle.

Successivamente l’ostracismo venne utilizzato come strumento di lotta politica per far fuori i nemici politici, in alcuni casi era utile ad esempio nella seconda fase delle invasioni persiane, Temistocle che voleva creare la grande flotta si trovò alcune persone ad ostacolarlo tra cui Aristide e Santippo e li fece  ostracizzare ma vennero richiamati nel 481 a.C. perché si ritenne opportuno riunire tutte le forza per l’emergenza persiana. Temistocle a sua volta subisce nel 470 a.C. l’ostracismo ad opera del suo avversario principale, Cimone. Nel 461 a.C. a sua volta Cimone viene ostracizzato dal partito di Efialte e si arriva a Pericle il quale fu anche lui votato per l’ostracismo contro l’avversario Tucidide, figlio di Melesia.

La pratica continua per quasi tutto il V Secolo a.C. e la sua ultima applicazione fu nel 417 a.C. quando vi fu un conflitto tra Nicia e Alcibiade: Nicia era sostenitore della pace con Sparta, mentre Alcibiade era sostenitore della guerra, dopo varie discussioni si fece avanti un politico, Iperbolo, che era contro la pace e faceva discorsi infiammati. I due partiti, decisero di fare un ostracismo ma avendo paura di non vincere si coalizzano contro Iperbolo che viene ostracizzato. Questa fu l’ultima volta che venne applicato l’ostracismo anche se rimase vigente.

La procedura, durante la sesta pritania, ad un ecclesia principale, l’assemblea veniva chiamata a decidere se in quell’anno voleva procedere ad un ostracismo oppure no. Se si decideva per il SI, dopo due mesi si effettuava la vera procedura. In questi due mesi si effettuava una sorta di campagna elettore per decidere chi ostracizzare. Il giorno della votazione veniva allestita nell’agorà un grande recinto con dieci ingressi, uno per tribù, con un’urna dove andavano messi i cocci iscritti. Tutte le operazioni erano controllate dagli arconti insieme ai membri del Consiglio dei 500. Molti dei cittadini che votavano erano analfabeti e non sapevano scrivere quindi facevano in modo che i partiti producessero il numero di Ostraka necessari e quindi la persona analfabeta andata dal partito opposto a colui che voleva ostracizzare per prendere il coccio. In molti cocci si riconoscono la stessa calligrafia. Plutarco, nella sua opera “Vite Parallele: Arisitde e Catone il Censore” racconta:

“Si stavano scrivendo i nomi sui cocci quando – così si racconta – un rozzo analfabeta che si trovava vicino ad Aristide gli dette il suo coccio e gli chiese di scrivere proprio il suo nome. – Ma cosa ti ha fatto di male Aristide? – gli chiese stupito. – Nulla – rispose l’analfabeta – non lo conosco neppure. Solo mi sono stancato di sentirlo sempre chiamare il Giusto. – E Aristide, senza rispondere, scrisse il proprio nome sul coccio e glielo restituì.”

Plutarco – Vita di Aristide, VII, 5-6

Per essere valido il voto era necessario il quorum di 6000 votanti, una volta raggiunto si contavano i voti e l’ostracizzato doveva accettare le condizioni: doveva allontanarsi entro dieci giorni da Atene, non era colpito da atimia e non gli confiscavano i beni; l’esilio durava dieci anni.

Simone Riemma

Studente del corso in Civiltà Antiche ed Archeologia: Occidente dell’Università degli Studi di Napoli – Orientale. Sono CEO e founder dei blog “STORIA ROMANA E BIZANTINA” assieme al mio collega dott. Antonio Palo e CEO e founder unico di “LUPIN THE 3RD – LA PATRIA ITALIANA”.
Le mie passioni: Storia ed Archeologia, Anime e Manga.

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