L’oblio e la ricerca dell’identità storica in Europa nel Basso Medioevo

All’alba dell’umanesimo in Europa (e soprattutto in Italia) si ha un repentino cambiamento dei rapporti tra mondo antico e presente. I discendenti delle popolazioni “barbariche” – come ad esempio i Franchi e gli Angli – si erano nei secoli precedenti completamente fusi nel contesto sociale e culturale in cui si erano venuti a trovare, e si agganciavano frequentemente alla passata storia romana. Basti pensare, ad esempio, che Glastonbury, sede dell’omonima abbazia, già all’epoca rivendicava non solo il luogo di sepoltura di re Artù e della regina Ginevra, ma anche di quello di Giuseppe di Arimatea (che lì si sarebbe stabilito): i tratti tipici di un luogo fondevano quindi elementi leggendari ad elementi cristiani. Il passare dei secoli, di pari passo con una progressiva confusione cronologica, favorita dal prosperare di leggende e racconti di trovatori, contribuì però a far perdere la conoscenza dell’antico.

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Cosa cambiò nella mentalità popolare nell’Europa continentale? L’immagine dell’Impero romano si confuse quella dell’Impero carolingio; le divinità pagane finirono associate al mondo islamico-saraceno, mentre le rovine che disseminavano il paesaggio al mondo carolingio a leggendarie gesta medievali, spesso ricondotte a sconfitte saracene. Nella dilagante “anti-classicità” del periodo, frutto anche di questa mentalità affermata, avvengono in Francia molte demolizioni di edifici e monumenti romani, come ad esempio l’anfiteatro di Treviri, le mura di Poitiers e le arene di Nimes e Le Mans.

In Italia le cose andarono diversamente. Si riaccese, al contrario di quanto avveniva nel continente, un nuovo interesse per il passato classico: Padova, in seguito ad un ritrovamento di uno scheletro umano di enormi dimensioni, inizierà a ricollegarlo ad Antenore, il mitico fondatore della città; sempre a Padova successivamente il ritrovamento di una lapide di un liberto – scambiata per quella di Tito Livio – porterà all’esaltazione generale. Il gusto per le rovine riguarderà vari centri della penisola, come Verona (dove verrà fatta la prima pianta conosciuta di un circo romano) o Roma, che Petrarca, commentatore di Tito Livio e Cicerone, suggerirà di visitare “con i classici alla mano”. Le basi rinascimentali iniziavano ad essere poste, e la stessa lettura dei paesaggi urbani si spostava dai fantasiosi medievali mirabilia alla vera e propria ricerca storica sul posto che si avvalesse anche di iscrizioni (epigrafia) e monete (numismatica). L’approccio critico ai documenti storici diede così impulso ad una metodologia filologica, archeologica e storica-antiquaria.

Il riappropriarsi di un passato lontano e glorioso ebbe, oltre alla riscoperta delle antichità conservatesi, anche un riflesso politico e propagandistico. Cola Di Rienzo, ad esempio, nel 1346, sfruttò il ritrovamento nel Laterano dell’iscrizione della lex de imperio di Vespasiano per fomentare la popolazione a prendere coscienza della superiorità del popolo sull’imperatore, e non a caso lui si presenta come il “dittatore” popolare in opposizione all’autorità politica universalistica.

Altri riflessi storici, partiti dall’Italia grazie ad esponenti di spicco come Boccaccio, Dondi, Ciriaco d’Ancona, giunsero presto in ogni angolo dell’Europa.

In Germania, in un Sacro Romano Impero germanico che vedeva contrapposte città libere a grandi feudatari, si delinearono due opposte linee: da un lato Sigismondo di Meisterlin si dedicò alla ricerca delle origini storiche delle città tedesche (intenzionato a supportarle); dall’altro Enea Silvio Piccolomini, su invito dell’imperatore tedesco in occasione della caduta di Costantinopoli, tenne un discorso – o meglio, una lezione storica – alla presenza dei grandi feudatari sottolineandone le origini germaniche e richiamandosi alla Germania di Tacito:

«Voi siete grandi, bellicosi, potenti, vi distinguete per il vostro successo, voi siete i Germani che Dio ha scelto, per concedervi di allargare i vostri confini e, impresa al di là delle possibilità umane, di contrapporvi alla potenza romana. Coraggiosa progenie di possenti antenati, ricordate, riconsiderate i grandi eventi del passato e quante volte i vostri padri hanno attraversato le Alpi per giungere in Italia al seguito di immensi eserciti.»

Dall’altro angolo di Europa, sulle ceneri dell’Impero bizantino, la ricerca del passato andò ben oltre l’Impero di Roma (di cui gli Ottomani si considerarono eredi), bensì partì alla guerra di Troia. L’interpretazione – anche qui con chiari richiami propagandistici – nasceva dal fatto di considerare, come Erodoto e tutti i Greci antichi, l’inizio della storia con la guerra di Troia: considerazione fatta anche dal sultano (e letterato) Maometto II, di cui ci è giunta testimonianza della sua visita a Troia dal racconto di Critobulo di Imbro.

«Giunto a Ilio, il sultano contemplava i resti e le tracce dell’antica città di Troia, valutando quanto era estesa, la posizione che occupava e gli altri vantaggi del territorio, la felice ubicazione rispetto al mare e al continente. Visita poi le tombe degli eroi – parlo di Achille, Aiace e gli altri – pronunciando parole di lode per la loro fama, le loro imprese, felicitandosi che li avesse celebrati un poeta come Omero. A quel punto dicono che abbia pronunciato queste parole, scuotendo il capo: “Dio ha riservato a me il compito di vendicare questa città e i suoi abitanti; io ho vinto i loro nemici, devastandone la città e facendo bottino delle loro ricchezze per la Misia. E infatti furono Greci, Macedoni, Tessali, Peloponnesiaci che un tempo distrussero Ilio, e proprio i loro discendenti, dopo tanto tempo, hanno pagato a me il debito contratto dalla loro empia intemperanza sia allora, sia in seguito, nei confronti di noi Asiatici”».

Il paradosso è evidente: gli stessi Turchi si consideravano eredi dei Troiani e quindi dei Romani, ma nemici dei Greci (i Bizantini), quando questi ultimi a loro volta erano gli eredi dell’Impero romano che a sua volta si richiama ai Troiani; in Europa invece gli umanisti tedeschi, sulla spinta data da Piccolomini, continuarono a richiamarsi come eredi degli antichi Germani…

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Antonio Palo

Laureato in ‘Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente’ presso l’Università degli Studi di Napoli ‘L’Orientale’. Fondatore e amministratore del sito ‘Storia Romana e Bizantina’. Co-fondatore e presidente dell’Associazione di Produzione Cinematografica ‘ACT Production’.

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