L’organizzazione sociale e giuridica dei regni romano-barbarici

L’organizzazione politica e sociale dei popoli germanici. La popolazione germanica comprendeva un’insieme di tribù nomadi spinte alla continua ricerca di maggiori risorse, quali potevano essere terre più produttive o villaggi da depredare. Esse, quindi, avevano un’organizzazione piuttosto primitiva, regolata da norme consuetudinarie non scritte, priva di un potere definito e caratterizzata da una mescolanza tra sfera pubblica e privata. Nella loro organizzazione rivestivano un ruolo decisivo i rapporti di tipo parentale che determinavano la coesistenza di diversi momenti aggregativi della società. Le famiglie legate da vincoli di sangue vivevano insieme e formavano la fara o sippe. Al capofamiglia di ogni fara spettava il compito, detto mundio, di proteggere e tutelare gli altri membri del gruppo familiare, in particolare le donne, in cambio di vari tipi di sottomissione. All’interno di ogni tribù la scala sociale era formata dagli arimanni, i quali in effetti erano i guerrieri e prendevano le decisioni più importanti. Al di sotto di loro c’erano gli aldi, cioè gli uomini semiliberi che prestavano la loro opera a favore degli arimanni dedicandosi all’agricoltura e alla pastorizia, e poi gli schiavi, costituiti dai prigionieri di guerra. In caso di guerra gli arimanni delle singole fare si riunivano in assemblea ed eleggevano un re, scelto tra i guerrieri più valorosi. La sua carica però durava solo fino alla fine della guerra: poi ogni fara riprendeva la sua autonomia.

Ordalia, miniatura

Per gli antichi Germani la giustizia era una questione privata e la sua amministrazione era affidata a un gruppo ristretto di persone in rappresentanza dei vari gruppi familiari. Il giudizio veniva emesso in base all’esito dell’ordalia, ossia il “giudizio di Dio”: l’accusato, per accertarne l’innocenza o la colpevolezza, era sottoposto a un duello o ad una prova (tra queste: passaggio tra le fiamme, impugnare metalli roventi, tuffarsi in un fiume impetuoso, immergere la mano nell’acqua bollente, ecc.). Se egli usciva vincitore dal duello o superava la prova senza danni o con ferite scomparse mediante una rapida guarigione, era dichiarato innocente; si supponeva infatti che chi era uscito indenne da simili prove lo era solo per intervento divino, che lo riteneva incolpevole. Per gli omicidi invece le forme di giustizia più comuni erano la faida e il guidrigildo. La faida consisteva nel ripagare l’offesa subita, soprattutto l’omicidio, con una pena analoga e si tramandava di padre in figlio, coinvolgendo anche l’intera fara. Il guidrigildo, invece, permetteva di risarcire la famiglia dell’ucciso con una somma variabile in base allo status sociale della vittima.

La morte del guerriero – medaglione da piatto d’argento dal “Tesoretto di Isola Rizza”, VII sec. – Verona, Museo di Castelvecchio.

Il doppio regime giuridico e amministrativo dei regni romano-barbarici. Le popolazioni barbariche costituivano, in media, appena il 10% della popolazione nei regni da essi costituiti e ne rappresentavano, quindi, la parte minoritaria; essi mantennero più o meno salde le loro tradizioni e si trovarono a convivere con una popolazione romana o romanizzata che presentava un tessuto civile, sociale, e politico ben più complesso e basato sul riconoscimento di alcuni principi fondamentali ormai acquisiti da tempo e codificati da leggi scritte che regolavano, sia pure con alcune disparità di diritti, ogni aspetto della vita sociale e politica dei cittadini.

I nuovi regni formatisi con la disgregazione dell’Impero romano d’Occidente per lungo tempo mantennero un doppio ordinamento: i Romani, infatti, conservavano l’amministrazione civile, mentre i Barbari si riservavano il compito della difesa e l’onore di portare le armi. Anche l’esercizio della giustizia mantenne la distinzione tra i due elementi etnici secondo il principio della personalità della legge: i Romani si regolavano secondo le norme del diritto romano e i Germani conservavano le proprie consuetudini.

Mosaico della cupola del Battistero degli Ariani, Ravenna.

Per questo duplice ordinamento i nuovi regni furono detti romano-barbarici (o latino-germanici). La convivenza tra i due gruppi etnici, però, non fu sempre facile e priva di attriti, soprattutto nel campo religioso, perché i Germani, anche quando avevano abbandonato il paganesimo e si erano convertiti al cristianesimo, avevano aderito alla dottrina ariana anziché a quella “ortodossa-cattolica”, professata ormai dalla maggioranza della popolazione romana o romanizzata. I regni romano-barbarici, comunque, ebbero quasi tutti vita breve: i più duraturi, dai quali sono poi nati gli Stati moderni, furono tra i tanti solo quelli degli Anglosassoni in Britannia e dei Franchi in Gallia.

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Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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