L’Anfiteatro Flavio – Colosseo e il “Liber de Spectaculis” di Marziale

La decisione di Vespasiano e dei suoi due figli di dare a Roma un grande spazio per il pubblico divertimento rientrava in una precisa strategia politica che mirava a restituire alla città (e più in generale al popolo romano) quello spazio che Nerone le aveva sottratto, riportando alla categoria delle “pubbliche utilità” le risorse che il precedente imperatore aveva indirizzato a proprio vantaggio. L’impresa non doveva però essere di minore grandiosità rispetto alle esperienze edilizie precedenti: il nuovo monumento avrebbe dovuto essere l’Anfiteatro per eccellenza (“Flavio” è un’aggiunta moderna), così come la statua di Nerone che gli stava accanto, che fu riconvertita in statua del Sole (la sua personificazione).

Domus_Aurea_pianta_generaleComunemente definito Amphit(h)eatrum fino a tutto il X secolo, l’edificio assunse successivamente la denominazione di Amphitheatrum-Coliseum (per la vicinanza al “Colosso”), mentre nella seconda metà del XII secolo diventa stabilmente Coliseum. La costruzione dell’edificio, collocato nella Regio III augustea (valle compresa tra colle Oppio, Celio e altura della Velia) fu resa possibile da un profondo mutamento dell’assetto topografico dell’intera area: questa vallata era stata completamente urbanizzata già tra il II e il I secolo a.C., salvo poi essere passata – con Nerone, attraverso numerosi espropri – sotto il possesso diretto dell’imperatore e poi ai Flavi che ne fecero un’area monumentale. Le precedenti strutture della Domus Aurea neroniana furono in parte riutilizzate e in parte ricoperte, e l’anfiteatro occupò il luogo in cui in precedenza si estendeva un ampio laghetto. In occasione della sua riconversione di età flavia furono ripristinati non solo monumenti esistenti (come il tempio di Claudio divinizzato) ma vennero anche creati nuovi edifici funzionali come scuole di gladiatori, locali destinati all’infermeria, al deposito delle armi e a quello delle strutture sceniche.

image004Il valore ideologico dell’Anfiteatro fu evidente sin da subito: quando Tito, ultimata l’opera iniziata da suo padre Vespasiano, poté celebrare l’inaugurazione definitiva, i festeggiamenti durarono cento giorni. Dopo Tito, suo fratello Domiziano volle lasciare la propria traccia sul monumento, e vi intervenne in modo consistente. Il messaggio politico della famiglia ora alla guida dell’Impero trovò nell’Anfiteatro un simbolo di forte consenso popolare, come indicano le testimonianze delle monete contemporanee: sul rovescio del sesterzio emesso nell’anno 80 era rappresentato l’Anfiteatro, gremito di folla, mentre sul dritto compariva il titolo programmatico di Pater Patriae.


colosseo-ricostruzioneIl Colosseo nel De Spectaculis.
Nel primo epigramma del corpus di Marziale l’Anfiteatro Flavio (il “Colosseo”), protagonista dell’intero Liber De Spectaculis, è esaltato come nuova e più grande meraviglia del mondo. Marziale si confronta così con la letteratura cosiddetta dei theamata (latino spectacula), cioè descrizioni di monumenti o realizzazioni umane dal carattere straordinario. Qui l’interesse per il meraviglioso (mirabilia), così vivo nella letteratura flavia, si intreccia con il motivo nazionalistico e celebrativo: al cospetto dell’Anfiteatro Flavio devono cedere tutte le altre meraviglie “straniere”, dalle Piramidi al Mausoleo.

«Taccia Menfi la barbara il miracolo delle Piramidi, l’ingegno assiro non vanti Babilonia, né gli Ioni effeminati si glorino di più del tempio di Diana, né l’altare fatto di corna sia il trionfo di Delo, né i Carii portino più il Mausoleo – in equilibrio nel vuoto dell’aria – alle stelle con lodi esagerate. Ogni faccia umana sembra nulla rispetto al Colosseo, l’anfiteatro di Cesare: la fama celebrerà quest’opera per tutte.»

Se nel componimento sopra riportato Marziale presenta l’Anfiteatro Flavio in tutta la sua imponenza, in quello riportato di seguito accenna al significato politico di quest’opera pubblica grandiosa. Nel luogo che Nerone, anche attraverso l’espropriazione di numerose proprietà private, aveva destinato ai piaceri e agli svaghi della sua residenza, la Domus Aurea, i nuovi imperatori hanno voluto creare un grande spazio di pubblica utilità. Non è quindi un caso, in questo contesto di opposizione, che alcuni versi richiamano al tempio di Nerone e danno voce al malcontento popolare, come già fatto da Svetonio («Roma diventerà una dimora: emigrate a Veio, o Quiriti, ammesso che codesta dimora non occuperà anche Veio» Vita di Nerone 39, 2).

«Qui dove il colosso raggiante contempla gli astri da vicino e sorgono in mezzo alla via alte macchine teatrali rispendevano gli atri odiosi di un re feroce, la sua casa si estendeva per tutta Roma; qui dove si erige la mole dell’Anfiteatro era il lago di Nerone, dove ammiriamo le terme nate così in fretta, regalo di Cesare, un campo superbo toglieva le case ai poveri; là dove il portico di Claudio stende le sue ombre terminava il palazzo. Roma grazie a te, Cesare, è resa a se stessa, la delizia di uno solo è la delizia del popolo.»

Il Colosseo come meraviglia del mondo antico. In un celebre epigramma (Antologia Palatina VII, 58), Antipatro di Tessalonica (I a.C.-I d.C.) concedeva il primato tra le “meraviglie” al tempio di Artemide ad Efeso, ma ne nominava tuttavia solo sei, non includendo nella lista i Giardini Pensili di Semiramide a Babilonia.

I Giardini Pensili sono omessi anche da Marziale, che inserisce nella lista due “new entries” – l’Ara di Apollo e l’Anfiteatro Flavio – escludendo il Colosso di Rodi (crollato due secoli prima, rimpiazzato quindi da un altro Colosso, quello di Nerone/Sole considerato tutt’uno con l’Anfiteatro) e la statua di Zeus Olimpio. E fu così l’Anfiteatro Flavio-Colosseo fece il suo ingresso nelle meraviglie del mondo antico.

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Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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