La conquista franca di Pavia e la fine del regno longobardo (774)

Carlo Magno

Antefatto. Mentre nel regno dei Franchi, in seguito alla morte di Pipino il Breve (768), vi fu l’avvicendamento al trono di Carlomanno e Carlo ‘Magno’, in Italia si aprì una nuova crisi che si rivelerà decisiva negli assetti di potere. Il nuovo re longobardo Desiderio aveva seguito inizialmente una politica di buoni rapporti con i vicini Franchi, rafforzata dal doppio matrimonio fra due sue figlie – Ermengarda e Gerberga – e i due figli di Pipino. L’improvvisa morte di Carlomanno e il concentramento di potere nelle mani di Carlo deteriorarono i rapporti tra il sovrano longobardo e quello franco, proprio mentre saliva al trono pontificio Adriano I, un papa ostile ai Longobardi. Il pretesto (casus belli) che inasprì i rapporti furono il ripudio di Ermengarda da parte di Carlo dopo tre anni di matrimonio e l’allontanamento di Gerberga (moglie di Carlomanno) con i suoi figli presso la corte longobarda. Desiderio reagì alle ostilità aggredendo i domini pontifici e minacciando di attaccare Roma, e fu solo allora che il papa invocò l’aiuto di Carlo, che colse al volo l’opportunità per eliminare il suo ex alleato.

L’invasione franca della Langobardia. Forte di un numeroso esercito e della formidabile cavalleria che lo componeva, Carlo attraversò le Alpi. . L’esercito venne diviso in due contingenti: suo zio Bernardo ne guidò uno per il valico del Gran San Bernardo, mentre egli passò con l’altro più a ovest per il Moncenisio, attraversando la Dora a Susa. Oltrepassato senza difficoltà il punto più alto, le truppe di Carlo iniziarono a scendere verso la pianura, ma trovarono la strada bloccata da una fortificazione presidiata dall’esercito di Desiderio: riuscì comunque ad aggirare la fortezza, a circondarla e a conquistarla, e a dilagare nella pianura padana spazzando via ogni resistenza longobarda. Solo la capitale longobarda Pavia, dove Desiderio si era asserragliato con le ultime residue forze, tenne testa per dieci mesi all’assedio franco. Carlo poté gestire al meglio l’assedio, concedendosi anche il lusso di abbandonare il campo di battaglia per trascorrere le festività pasquali a Roma, mentre i Longobardi mostrarono impreparati ad un tale evento, oltre ad essere numericamente inferiori e frazionati da discordie interne.

Adelchi

Quest’ultimo aspetto non è da sottovalutare: nel giro di dieci mesi non vi fu alcun tentativo di liberare Pavia dall’assedio franco ma anzi, e il solo re longobardo con le poche forze a disposizione non poté tentare alcuna sortita nel vano tentativo di riuscirci. Alla fine la capitale si arrese, e lo stesso Desiderio venne preso prigioniero e mandato in Gallia nel monastero di Corbeia: era il 5 giugno 774 e il regno longobardo – annesso a quello franco – era finito per sempre. Poco prima, senza combattere, si era arresa anche la città e roccaforte di Verona, dove il principe Adelchi, figlio di Desiderio, era fuggito a nascondersi con la moglie e i figli di Carlomanno, salvo poi rifugiarsi a Costantinopoli.

«Era ormai il decimo mese d’assedio. Le malattie e, probabilmente, la carestia, stavano mettendo a dura prova i difensori: e Desiderio, che non era mai stato un sovrano popolare, udiva da ogni parte notizie della defezione dei suoi compatrioti. Alla fine, un martedì del mese di giugno, la città aprì le porte al suo conquistatore.»

Conseguenze. Carlo Magno, nuovo padrone dell’Italia settentrionale, assunse sin da subito il titolo di re dei Franchi e dei Longobardi (rex Francorum et Langobardorum). Per la prima volta un sovrano si fregiava di un doppio titolo (quello degli sconfitti oltre a quello di appartenenza). Il governo fu affidato ad uno dei suoi figli, mentre l’aristocrazia franca sostituiva in tutti i posti di comando dell’amministrazione quelli che erano stati i ruoli prima ricoperti dalla classe dirigente longobarda; tuttavia molti Longobardi mantennero le posizioni di potere ricoperte sotto (l’impopolare) re Desiderio.

 

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Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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