La colonia genovese di Galata/Pera dopo la caduta di Costantinopoli

Al momento della conquista turca di Costantinopoli nel 1453, rimaneva in mano “occidentale” la storica colonia genovese sull’altra sponda del Corno d’Oro, Galata (chiamata anche Pera). Questo quartiere, proprio perché controllato dai Genovesi, ebbe una sorte per certi aspetti molto differente da quella di Costantinopoli. Esponiamo di seguito le fonti contemporanee – di parte bizantina, genovese e veneziana – al momento della conquista di Costantinopoli, che descrivono molto accuratamente cosa accadde nella colonia genovese quel giorno.

“Gli abitanti di Galata […] correvano verso il porto con mogli e figli, cercavano con gli occhi le barche e, saliti sulla prima imbarcazione che capitava loro sotto mano, si dirigevano verso le navi, abbandonando le loro case e i loro beni. Erano molti coloro che erano costretti a lasciar cadere in fondo al mare i loro tesori e che subivano altri gravi danni. Ma uno dei ministri di Mehmed […], il cui nome era Saghan, correndo verso i quartieri di Galata, gridava: «Non fuggite!, e giurando sulla testa del suo signore diceva: Non temete: voi siete amici del mio capo supremo e conserverete la vostra città senza ricevere oltraggio da parte di nessuno e otterrete da noi patti più vantaggiosi di quelli che avevate con l’imperatore.» Così dicendo Saghan indusse i franchi di Galata a non andarsene via; ma quanti poterono fuggire, fuggirono. Allora coloro, che rimasero, tenuto consiglio, presero le chiavi della cittadina e con il loro podestà si diressero alla volta del tiranno per esprimergli il loro ossequio e, prosternatisi, consegnarono le chiavi”

[Dukas, cronista bizantino]


“…ho sempre pensato che, perduta Costantinopoli, anche questa città sarebbe stata perduta. Hanno fatto prigionieri la maggior parte delle persone. Alcuni, ben pochi, hanno cercato scampo qui, e gli altri abitanti del borgo ed i cittadini si sono dati a una gran fuga, e la maggior parte di loro si sono rifugiati presso le loro famiglie. Alcuni furono presi sopra la palificata del porto perché i patroni delle galere si erano messi in così grande agitazione che non vollero attendere nessuno. Non senza mio grande pericolo riuscii a riportare in città coloro che erano rimasti sulla palificata: non avete mai visto una situazione tanto terribile”

[Angelo Giovanni Lomellino, podestà di Pera]


“E guarda che a questa catastrofe è pure concessa un’altra sciagura: quella degli abitanti di Pera, i quali, quando videro presa la città [Costantinopoli], quasi impazziti, si diedero alla fuga. Coloro che tra essi non riuscirono a salire sulle navi, caddero preda dei Turchi perché le fuste turche li assalirono: le madri, costrette ad abbandonare i loro figli, vengono fatte prigioniere; altri invece, caduti in mare, muoiono affogati. Ahi, podestà di Pera, quanto è stata sciocca e cattiva la decisione dei tuoi concittadini! Degli ambasciatori vengono inviati, pieni di terrore, al Sultano da parte degli abitanti di Pera per offrirgli le chiavi della città. Ed egli, rendendosi conto, con immensa gioia, che i Peroti non avevano più un podestà, li annette come vassalli ed alleati“

[Leonardo da Chio, inquisitore della Congregazione dei fratres peregrinantes in Oriente]


“Anche se noi manteniamo la pace col Turco, simulandola in modo molto scaltro per ordine dell’Imperatore al fine della salvezza dei Greci – che poi è quella di tutti noi -, come potete pensare che noi si possa compiere un tale crimine, quello di abbandonare Pera, la più bella città del mondo, le nostre spose, i nostri figli e le nostre ricchezze, piuttosto che essere disposti a difendere tutto ciò fino all’ultimo sangue?”

[Cittadini Genovesi di Chio; parole riportate da Leonardo da Chio]


“Zenovexi de Pera, rebeli de la fede cristiana”, […] “cani traditori de Zenovexi”

[Nicolò Barbaro, storico veneziano]


Map_of_Constantinople_(1422)_by_Florentine_cartographer_Cristoforo_BuondelmonteConseguenze. In conseguenza della concessione da parte di Maometto II ai Peroti sancita da un trattato del 1 giugno 1453 – dopo che tre loro rappresentanti (Babilano Pallavicino, Marchisio de Franchis e l’interprete Nicolò Pagliuzzi) si erano recati, già nella tarda mattinata del 29 maggio, alla corte del sultano per offrirgli le chiavi della città, tutto cambiò e l’apparato amministrativo genovese della comunità perota prima della resa era stato sostituito da un protogerus terre Pere, di nomina sultaniale (l’ufficio fu assegnato da Maometto II ad un genovese, affiancato da quattro consiliarii genovesi). Maometto II, concedendo tale trattato, garantì ai Peroti, oltre alla salvaguardia della proprietà dei loro beni e della libertà di commercio in tutte le terre dell’Impero ottomano, anche la salvaguardia delle libertà personali, compresa quella della fede religiosa. Subito dopo ordinò che rientrassero in Pera coloro che erano fuggiti, pena la confisca di tutti i loro beni, e fece compilare il censimento delle persone e delle cose ivi esistenti, così che Pera entrò a fare parte dell’Impero ottomano non per conquista armata da parte di quest’ultimo né per cessione della Repubblica di Genova – dal momento che il suo ultimo podestà, Angelo Giovanni Lomellino, non fu tra i membri della delegazione genovese che fece atto di sottomissione al sultano -, ma come area territoriale indipendente da Costantinopoli ed entità giuridica in sé sovrana, che disponeva del suo destino per volontà dei suoi abitanti.

[X]

Fonti: Laura Balletto “I Genovesi e la conquista turca di Costantinopoli (1453): note su Tommaso Spinola e la sua famiglia”; Geo Pistarino “Genova tra l’Europa Cristiana e il mondo turco-islamico nel tempo di Maometto II il Conquistatore”; tratti entrambi da “Acta Historica et Archaeologica Mediaevalia” n°31 / anno 2014.

Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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