I barbari: invasori o immigrati? / Ipotesi a confronto

Chi erano i barbari che occuparono l’Impero nel V secolo? Furono veramente i massimi responsabili della caduta dell’Impero romano d’Occidente? Vediamo i pareri (discordanti) di san Girolamo (V secolo) e Christine Delaplace, storica francese contemporanea. [Nota: l’articolo vuole essere solo espositivo, l’autore si limita a riportare le posizioni storiche senza alcun parere a riguardo]. Buona lettura!

 

Guercino, "St. Jerome in the Wilderness".
Guercino, “San Girolamo nel Deserto”.

Risposta tradizionale. In genere si parla di “invasioni barbariche” per rendere meglio l’idea del grande sconvolgimento che l’Impero romano subì da parte delle popolazioni germaniche nel V secolo. Secondo questa prospettiva, i barbari invasero l’Impero e ne occuparono il territorio, determinando la caduta dell’Impero romano d’Occidente. Questa descrizione dei fatti è giustificata da molte testimonianze dei contemporanei. Ecco, per esempio, quello che scrisse san Girolamo (348-420), commentando il sacco di Roma del 410 d.C.

Oh, vergogna. Ecco che l’universo va in rovina […]. Quella città gloriosa, quella capitale dell’Impero è stata distrutta da un solo incendio: non vi è regione dove non si trovino profughi: chiese un tempo religiosamente custodite sprofondano in cenere e rovina. […] Popoli ferocissimi e innumerevoli occupano ogni angolo della Gallia. I Quadi, i Vandali, i Sarmati, gli Alani, i Gepidi, gli Eruli, i Sassoni, i Borgognoni, gli Alemanni, i nemici di Pannonia hanno quanto si trova fra le Alpi e i Pirenei, fra il Reno e l’Oceano, tutto devastando in un impero su cui non resta che piangere. Girolamo, Epistole, 138

Risposta alternativa. Secondo la storica francese Delaplace, si può parlare di “invasione” nel senso proprio del termine quando popoli, guidati dai loro re, penetrano entro i confini di uno Stato con l’intento di stabilirsi sul suo territorio. Non fu questo il caso più diffuso. In genere i barbari: erano popolazioni poco numerose, costituite da guerrieri di diverse tribù; entravano nell’Impero per saccheggiare, ma dopo si ritiravano nuovamente oltre il confine. Fu quindi l’autorità romana che, inserendo i barbari nel proprio esercito, provocò il lento trasferimento di nuove popolazioni: in sintesi, l’immigrazione dei barbari.

Un signore vandalo a cavallo raffigurato in un mosaico africano.
Un signore vandalo a cavallo raffigurato in un mosaico africano.

Scrive la Delaplace a proposito:

I barbari erano ancora pressoché nomadi e il loro obiettivo non era quello di insediarsi su un territorio, ma di saccheggiarlo (di beni alimentari, schiavi, o oggetti preziosi). Attraverso queste incursioni, lentamente ma inesorabilmente, si realizzò l’incontro con la cultura romana. Fu invece l’inserimento di soldati barbari nell’esercito romano a provocare un trasferimento di popolazioni non trascurabile. Nessuna invasione, dunque, ma un’immigrazione decisa dal potere romano per rinforzare le regioni poco popolate o le guarnigioni deboli. Un’operazione che nel tempo sfociò in una vera integrazione dei barbari. Anche i regni romano-barbarici d’Occidente furono una creazione politica voluta da Roma e spesso accettata con sollievo anche dalle popolazioni locali romane.

Secondo la Delaplace, d’altronde, bastano i soli dati demografici ad attenuare la tesi delle “grandi invasioni”.

Le cronache dei Galli e gli autori del V secolo parlano, per l’invasione dell’inverno 406-407 dei Vandali e dei loro alleati Alani e Suebi, di 30.000 soldati. Se consideriamo anche le donne, i bambini e i vecchi si arriverebbe a 150.000 persone. La breccia aperta dai Vandali consentì il passaggio di altri popoli oltre la frontiera romana. Attila avrebbe invaso la Gallia nel 451 alla testa di 30.000 o 40.000 soldati. Insomma queste cifre restano sempre nell’ordine di grandezza di qualche centinaio di migliaio: 200.000 o 300.000 persone al massimo. Quindi il concetto di invasione è relativo. È più corretto parlare di migrazioni, di intrusioni, invece che di invasioni che avrebbero travolto la popolazione indigena delle province occidentali.

La storica francese ritiene che la scarsità numerica dei barbari abbia favorito la loro integrazione e in seguito la loro fusione con la popolazione locale romana, Infatti, secondo i suoi calcoli, anche i popoli che si stabilirono nei regni romano barbarici costituivano gruppi poco numerosi: 100.000 Visigoti nel Sud della Francia e in Spagna, 50.000 Ostrogoti in Italia, 80.000 Vandali e Alani in Africa del Nord; 30.000 o 40.000 Franchi e Burgundi in Gallia.

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Fonte: Delaplace Christine, « Envahisseurs ou immigrés ? », L’Histoire, dossier Les Invasions barbares, juin 1998, p. 42-43.

Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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