Efebia

Efebo di Crizio. Atene, Museo dell'acropoli 698.
Efebo di Crizio. Atene, Museo dell’acropoli 698.

Efebia deriva dalla parola greca éphebos cioè il giovane che ha raggiunto la pubertà, ossia i 16 anni, questo nel linguaggio comune. Mentre vi è un linguaggio tecnico nella quale si usa l’espressione “oi épheboi” che indica i militari di leva e tutto il sistema per il loro addestramento militare. Questi giovani erano compresi nella fascia di età tra i 18 e i 20 anni. L’efebia ci viene raccontata da Aristotele ne “La Costituzione Ateniese” e fa riferimento alle leggi in vigore al suo tempo, nella seconda metà del IV Secolo a.C. Si tratta di una normativa stabilita da Licurgo in seguito all’emanazione di un nomos, la legge di Epicrate che faceva parte di un complesso pacchetto di norme voluto da Licurgo stesso e che miravano alla riorganizzazione e potenziamento militare e marino di Atene. Questa rivoluzione avvenne a seguito di una sconfitta subita da Atene a Cheronea, in Beozia, nel 338 a.C., ad opera di Filippo II di Macedonia con la conseguente dominazione macedone sulla Grecia fino al 136 a.C., anno della dominazione Romana. Aristotele racconta che si entrava in efebia dopo la docimasia cioè la verifica delle qualità richieste: avere 18 anni ed essere figlio di madre e padre ateniese. La verifica veniva effettuata dagli abitanti del demo di appartenenza consultando il registro anagrafico e venivano redatte le liste di giovani da richiamare per il servizio militare e ciascuna tribù faceva il proprio elenco affiggendolo al monumento degli eroi eponimi. Questi efebi erano organizzati in dieci divisione, una per tribù, e ciascun gruppo aveva una propria mensa e avevano ognuno il proprio maestro, chiamato Sofronista, uno per tribù. Erano uomini adulti con età a partire dai 40 anni e dotati di un certo prestigio e capacità educative e venivano eletti dall’ecclesia tra un gruppo di persone nominate dalle tribù, ricevevano uno stipendio di 1 dracma al giorno e ricevevano, inoltre, altri 4 oboli al giorno per il mantenimento degli efebi. Era quindi il loro responsabile ed era un carica per due anni.

A capo di tutto il sistema vi era un Cosmeta, eletto sempre dall’ecclesia. Era personaggio di rilievo ma non si sa se fosse remunerato e quanto durava in carica, doveva forse controllare che tutto andasse secondo le regole. Poi vi erano i vari addestratori per le discipline, anche loro eletti dall’assemblea:

  • 2 maestri di ginnastica, chiamati Aidotriboi
  • 1 maestro di scherma, chiamato Oplomoio
  • 1 maestro di arco, chiamato Toxotas
  • 1 maestro di giavellotto, chiamato Apontistes
  • 1 maestro di catapulta, chiamato Apetes

Nell’istruzione erano coinvolti anche gli ufficiali dell’esercito: strateghi, ipparchi, ecc.

Se gli efebi si rivelavano brillanti potevano essere anche nominati sottoufficiali e messi a capo di un piccolo gruppo di commilitoni.

Efebia
Raffigurazione di efebo a cavallo

Il vestiario degli efebi era composto da:

  • Una tunica corta, chiamata Chitone
  • Un mantelletto agganciato con una fibbia alla spalla, chiamato Clamide
  • Un cappello a falda larga usato per ripararsi dal sole durante le marcie, chiamato Petaso
  • Un paio di calzari

Di solito per tradizione la Clamide era di colore nero per commemorare l’episodio mitico che vede Teseo, modello ideale di efebo, protagonista: egli era di ritorno da un suo viaggio e promise al padre di apporre vele bianche alle sue navi al suo ritorno ma si dimenticò della promessa e rimase le vele nere allora il padre, Egeo, vedendo le vele nere pensò che il figlio fosse morto e si suicidò per il dolore, allora fu Teseo a vestirsi di nero per la tragedia del padre. Il colore nero fu in uso fino al II Secolo d.C. quando Erode Attico, a sue spese fornisce le Clamidi di colore bianco.

Il servizio militare iniziava a settembre, durante i due anni gli efebi erano esentati da tasse, impegni civili e dal comparire nei processi tranne che per questioni di eredità. Il primo anno facevano il giro di tutti i santuari dell’Attica e dopo si recavano al porto del Pireo, il quale aveva tre divisioni: il porto commerciale, Cantaro, il porto militare, Zea e un porticciolo turistico, Munichia. Gli efebi si ritiravano nelle due fortezze presenti di Munichia e Acte dove ricevevano l’educazione militare. Il secondo anno iniziava con un’esibizione nel teatro di Dioniso, e nella circostanza ricevevano simbolicamente le armi, lancia e scudo dopodiché si dedicavano ad altre attività perlustrando tutto il territorio dell’Attica e poi si fermavano nelle varie fortezze dove prestavano servizio sotto il comando degli strateghi. Tra gli Strateghi, che avevano varie funzioni, vi era uno addetto al controllo del territorio, lo “Strategos epi tei Chora”. Inoltre durante il servizio militare dovevano partecipare alle funzioni di carattere civile e religioso. Dopo la morte di Alessandro Magno, nel 323 a.C., Atene si ritrovò sotto il dominio Macedone, molto più oppressivo rispetto al precedente, questo controllo ebbe conseguenze nelle istituzioni della città che persero la loro sovranità e questi eventi ebbero un’influenza anche sul servizio militare che divenne da obbligatorio della durata biennale a facoltativo della durata di un anno, riservato ai giovani di buona famiglia che volevano avere una formazione particolare. Nel tempo il numero degli efebi si ridusse, al tempo di Aristotele poteva essere di 650 giovani circa fino ad arrivare alle 20 persone alla fine del III Secolo a.C.. Successiva a questo periodo aumenta nuovamente il numero a 200 efebi ed in epoca romana, sotto Erode Attico si ritorna quasi ai 600 di Aristotele, anche se mai si raggiungerà questo numero. I giovani ricevevano una formazione ginnica ed intellettuale divenendo un collegio di élite finalizzata alla partecipazione agli agoni sia in Attica che fuori, ricevevano anche l’educazione culturale filosofica, musicale, matematica, retorica. Inoltre dovevano partecipare ad: agoni, esibizioni in formazione, servizio d’onore nelle feste religiose ecc.

Il cosiddetto Efebo di Agrigento, (V secolo a.C.). Agrigento, museo archeologico.
Il cosiddetto Efebo di Agrigento, (V secolo a.C.). Agrigento, museo archeologico.

Non era più necessario avere i requisiti richiesti in epoca classica: essere maggiorenni, essere cittadini ateniesi, essere iscritti alle liste dei demi. Si poteva iscrivere chiunque anche gli stranieri. Ad Atene i luoghi dove si svolgeva questa nuova efebia erano il ginnasio di Tolemeo, costruito da Tolemeo III Evergete, e il ginnasio di Diogene, un generale macedone che aveva un rapporto particolare con gli ateniesi. In questi ginnasi oltre a tutte le attrezzature per le attività fisiche vi erano grandi biblioteche donate da generosi donatori esterni. Abbiamo varie epigrafi che riguardano gli efebi: liste di nomi di efebi in ordine secondo gli ordini delle tribù, le loro partecipazione a manifestazioni pubbliche come ad esempio la Chiutais (?), processione da Atene a Delfi, vi erano offerte votive agli dei da parte degli efebi, una dedica onoraria al loro cosmeta omaggiandolo con un’iscrizione, iscrizioni onorarie delle città in onore di efebi e sofronisti…

Una stele di marmo, ritrovata negli scavi del 1932 nel demo attico di Acarne, ha una parte sommitale a forma di frontone in cui vi sono rappresentati le armi degli efebi: lo scuso, gli schinieri per proteggere le gambe, l’elmo, una corazza e un oggetto non identificato forse la clamide ripiegata. L’iscrizione e della seconda metà del IV Secolo a.C. è scritta in stile stoichedico ed è una dedica votiva fatta da un sacerdote di Ares e Atena Areia, nel santuario delle due divinità che si trovava nel demo di Acarne. L’iscrizione si compone di tre parti: la prima è la formula di dedicata del sacerdote mentre le altre due parti sono due giuramenti: il primo è il giuramento che gli efebi pronunciavano prima di entrare in servizio, l’altro è il giuramento che i greci pronunciarono nella vigilia della battaglia di Platea contro i persiani, nel 479 a.C., i militari che parteciparono pronunciarono quel giuramento.

Le divinità a cui è indirizzata la dedica sono divinità della guerra e viene dedicata quindi da militari in epoca successiva a Cheronea, nel 338 a.C., quindi un atto simbolico per farsi forza per la dominazione macedone. Si ritiene che il giuramento degli efebi sia autentico mentre per quel che riguarda il giuramento di Platea gli studiosi lo hanno considerato un falso antico, creato in questa circostanza per quel contesto di richiamo a valori del passato, ma comunque il testo si rifà a idee e principi effettivamente pronunciate in passato. Sappiamo da Plutarco, nella “Vita di Alcibiade” che gli efebi pronunciavano il giuramento davanti alla Grotta di Aglauro: “Dei (invocazione agli dei propiziatoria). Il sacerdote di Ares e di Atena Areia, Dione figlio di Dione del demo di Acarne dedicò. (Prima parte con dedica del sacerdote) Giuramento patrio che gli efebi devono giurare. Non disonorerò le sacre armi, né abbandonerò il compagno nella fila in cui mi verrò a trovare. Combatterò per le cose sacre e sante e non trasmetterò (ai posteri) una patria diminuita, ma più grande e più potente, per quanto sta in me e insieme con tutti e darò ascolto (obbedirò) a coloro che via via si trovino a capo saggiamente e alle leggi stabilite e a quelle che saranno stabilite saggiamente; se poi qualcuno le vorrà sovvertire, non lo permetterò, per quanto sta in me e insieme con tutti, e onorerò le cose sacre della patria. Garanti gli dei: Aglauro, Hestia, Enuò, Enualio, Ares e Atena Areia, Zeus, Thallò, Auxò, Hegemone, Eracle, i confini della patria, i frumenti, gli orzi, le viti, gli ulivi, i fichi.”

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Stele di aglauro con epigrafe del giuramento efebico
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epigrafe del giuramento efebico dalla stele di aglauro

Innanzi tutto giurano di non disonorare le armi e si impegnano a non abbandonare i compagni proteggendoli con scudo e lancia, impegnandosi a difendere i valori della patria, a rispettare le leggi e a evitare la sovversione dell’ordinamento della polis e vengono chiamati a garanzia le divinità: Aglauro poiché facevano giuramento presso la sua grotta, Hestia poiché era la dea del focolare comune, Enuò ed Enualio che erano divinità della guerra che nel tempo vengono assimilati ad Ares ed Atena Areia, Zeus garante delle istituzioni, Thallò e Auxò sono nomi femminili sono antiche divinità legate alla vegetazione, Thallò è germoglio, Auxò è crescere e sono simboliche dello sviluppo della natura, Hegemone deve essere una divinità che comanda divinità femminile, Eracle il dio della forza fisica, dell’attività fisica e ginnica. La cosa caratteristica del giuramento è il richiamo ai confini della patria, gli oroi, i cippi di confine dell’attica; tutti i frutti della terra che rappresentano gli elementi di cui si nutrivano. Il richiamo alle divinità arcaiche ci garantiscono l’autenticità del giuramento che doveva essere molto antico che veniva già pronunciato in età arcaica. I richiami ad elementi della natura sono retaggi di formule antiche ed arcaiche. In Plutarco, in “Vita di Alcibiade”, lo stesso Alcibiade fa riferimento ai confini della sua patria proprio in maniera arcaica dove fa un discorso dove esprime l’intenzione di allargare i confini della patria fino a dove si riesce a coltivare ecc.… questo testo del giuramento, in originale, era già noto prima del ritrovamento della stele per via letterarie ma non in questa forma. Polluce (II Secolo d.C.) e Stobeo (V Secolo d.C.) riportano il giuramento con mancanze e altro del giuramento.

Simone Riemma

Studente del corso in Civiltà Antiche ed Archeologia: Occidente dell'Università degli Studi di Napoli - Orientale. Sono CEO e founder dei blog "STORIA ROMANA E BIZANTINA" assieme al mio collega dott. Antonio Palo e CEO e founder unico di "LUPIN THE 3RD - LA PATRIA ITALIANA". Le mie passioni: Storia ed Archeologia, Anime e Manga.

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