Catullo e Clodia-Lesbia: il nuovo modo di concepire l’amore

Catullo è il vero iniziatore della poesia amorosa nella letteratura latina ed è anche il primo a concepire e rappresentare l’amore come un legame complesso e profondo che coinvolge la sfera dell’affettività non meno di quella del desiderio sensuale. La donna che egli pone al centro del proprio canzoniere e della propria vita non appartiene al genere delle cortigiane, né a quello delle spose pudiche e fedeli: Lesbia è una donna sposata, colta e di elevata condizione sociale. La morale tradizionale romana considerava gli eccessi della passione amorosa non confacenti alla dignitas e alla gravitas proprie del cives romanus: il legame matrimoniale esigeva da parte della donna castitas, pudicitia e dedizione alla famiglia, mentre per l’uomo erano ammessi solo fugaci rapporti con liberte o prostitute.

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Catullo invece sente l’amore come passione totalizzante e allo stesso tempo come un patto (foedus) che, anche se stretto al di fuori del matrimonio, vorrebbe riprodurne i valori morali, impegnando gli amanti alla fedeltà, all’amicizia e al rispetto reciproco. D’altra parte questo tipo di legame è vissuto come precario, instabile e soprattutto improntato alla logica di contraddizione (cit. Paolo Fedeli, in La poesia d’amore, ndr), e cioè continuamente oscillante fra propositi di fermezza e auto-commiserazione, gelosia e accettazione dei tradimenti, tenerezza e disprezzo, odio e amore. Questo complesso sistema del rapporto amoroso non aveva, a differenza dei tempi moderni, nel mondo classico modelli ben codificati. Vi erano dei precedenti di riferimento: Catullo si ricollega sia a Saffo e al suo amore intenso e tormentato, che a Meleagro e alla sua “alternativa” analisi psicologica del sentimento.

Il modo nuovo con cui Catullo affronta la propria relazione con Lesbia-Clodia può essere spiegati, fra l’altro, dalle maggiori condizioni di libertà in cui vivevano le donne romane, soprattutto appartenenti alle classi elevate, già alla fine del I secolo a.C.: molte di loro erano colte, sapevano suonare e danzare e partecipavano intensamente alla vita mondana. Queste nuove abitudini, però, dovevano essere pur sempre limitate alle frange più anticonvenzionali della popolazione femminile e immancabilmente suscitavano il biasimo dei tradizionalisti: basti vedere, ad esempio, il ritratto della stessa Clodia fatto da Cicerone nella Pro Caelio o quello di Sempronia nel De Catilinae Coniuratione di Sallustio.

Ask-Me-No-More,-1906-largeDiamo ora spazio ad un “vocabolario” del lessico amoroso adottato da Catullo nelle sue opere:

Amare indica la totalità del sentimento amoroso, rivolto a persone, o anche agli dei e alle cose. In genere è usato con speciale riferimento al coinvolgimento emotivo, passionale e sensuale, ma indica anche il provare amicizia; può inoltre essere usato in senso assoluto, con il significato di “fare l’amore”. Alla stessa famiglia appartengono amor, amator, amasius, amabilis, amicitia, amicus e i loro termini contrari inimicitia, inimicus, ecc. Anche in senso erotico si può poi intendere poi il termine amica.

Ardor indica il desiderio bruciante, la “passione” opprimente che porta alla sofferenza.

Basium è un termine che compare per la prima volta proprio in Catullo, da cui deriva poi l’italiano “bacio”. Si tratta di un termine tratto dalla lingua parlata (origine celtica?); viene usato in sostituzione di osculum (diminutivo di bocca, os) e di savium (“cosa dolce”), quest’ultimo attestato in Plauto e Terenzio. A proposito delle accezioni del termine, riportiamo le differenze indicate da Servio (Ae, I, 256).:

«Si deve sapere che osculum è proprio della religione, savium del piacere, sebbene alcuni dicano che osculum è il bacio che viene dato al figlio, basium quello che viene dato alla moglie e savium quello invece dato alla prostituta»

Bene velle è il provare affetto, amicizia e stima nei confronti della persona amata. In italiano il corrispettivo è “volere bene”.

Cupidus significa “infiammato dal desiderio”.

Cura indica “affanno”, “ansia” e “irrequietezza”.

Desiderium è il “desiderio” di qualcosa che non si ha più e quindi anche “nostalgia” e “rimpianto”. Il termine passa poi anche ad indicare l’oggetto del desiderio o del rimpianto, quindi la persona amata. Il verbo desiderare appartiene al linguaggio degli àuguri e in origine indica il “non vedere più le stelle” (de+sidus, -eris “stella”) e quindi il senso di una mancanza.

Diligere indica la particolare accezione affettiva che si intende come l’aver “scelto” fra i tanti il proprio oggetto d’amore. Rispetto ad amare ha pertanto un’intensità di significato minore. In italiano il termine mantiene in parte il suo significato di “prediligere” e “prediletto”.

Dolor è la “sofferenza” d’amore.

Excruciari (passivo di excrucio) significa “essere torturati (dalla passione)”. Excruciare (“croce”, “patibolo”) significa propriamente “mettere sotto tortura”. Il termine lo si ritrova anche in Plauto e Terenzio per indicare come iperbole un’afflizione.

Ineptire significa “vaneggiare”, con la conseguenza di giungere alla follia per amore. Ineptus è colui che non sa adattarsi alle circostanze e agisce a sproposito, quindi “sciocco”. In italiano nel termine “inetto” prevale il significato di “incapace” e “non all’altezza”.

Ingratus amor indica l’amore non corrisposto.

Miser indica “infelice”, ma anche “pazzo d’amore”.

Petere (come rogare) è il desiderare in senso fisico, e quindi il cercare o sollecitare l’attenzione erotica di qualcuno. Di questo significato troviamo tracce nei termini italiani “appetito” e “appetibile”.

Tabescere è lo “struggersi d’amore”; il significato proprio del verbo è “liquefarsi”, e quindi “logorarsi”. Tabes, -is è l’umore di una sostanza che si scioglie o si decompone, per cui il termine passa a indicare la malattie e il deperimento fisico dell’innamorato.

Uri significa “essere arsi”, “ardere d’amore”.

Vesanus è il “folle” a causa della passione amorosa.

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Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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