Teodosio il Grande: l’ultimo imperatore del mondo romano

In occidente, a Valentiniano successe il figlio Graziano (375-383) che, alla morte di Valente ad Adrianopoli, nominò Augusto d’Oriente l’ispanico Teodosio, detto “il Grande” (379-395), che fu la seconda grande figura del IV secolo e che fondò un’importante dinastia imperiale. Durante il suo regno il cristianesimo si instaurò definitamente come religione di Stato ed ebbe luogo la lotta finale con il paganesimo: fu inoltre il momento in cui si stabilirono le basi della futura divisione dell’impero. Teodosio, che fu l’ultimo imperatore che governò su entrambe le parti dell’impero, riuscì a restaurare l’unità politica e anche quella religiosa, difendendo l’ortodossia nicena dell’Arianesimo.

Ritratto di Teodosio da una sua moneta

La frammentazione religiosa fra l’occidente niceno di Valentiniano e l’oriente ariano di Valente aveva fatto sì che sia l’unità della Chiesa sia la posizione mediatrice del potere imperiale in qualità di autorità religiosa fossero messe in discussione. Teodosio cercò di favorire quest’ultima, paradossalmente, fu il primo imperatore che rinunciò al titolo di pontifex maximus che i suoi predecessori invece ostentavano, come ultimo ricorso, per attribuirsi la prerogativa di dirimere le dispute religiose. In effetti Teodosio utilizzò la legislazione per regolare la questione religiosa, ma s’appoggio sempre a un consiglio ecclesiastico. Con l’editto Cunctos Populos Teodosio stabilì il credo niceno come religione ufficiale (orthodoxia) dell’impero dello Stato, mentre il paganesimo e le eresie come l’Arianesimo furono ufficialmente proscritti e combattuti con dure pene. In questo modo Teodosio stabilì per legge la supremazia del Cattolicesimo niceno, e su sua richiesta fi celebrato nel 381 un concilio a Costantinopoli per garantire l’unità della Chiesa nella cosiddetta vera fede, confermando il credo di Nicea e la natura dottrinale della Trinità. Inoltre, questo concilio decretò la posizione privilegiata del patriarca di Costantinopoli dopo quella del papa di Roma, <<perché Costantinopoli è la nuova Roma>>, una clausola che darà luogo a future controversie fra le chiese d’oriente e d’occidente.

A differenza dei suoi predecessori Costantino e Costanzo II, che furono battezzati solo appena prima di morire, Teodosio lo fece nel 380, poco dopo la sua incoronazione e dopo aver superato una grave malattia. Con questo atto l’imperatore s’integrava ancor più con la comunità dei credenti, mentre la sua posizione privilegiata di capo religioso s’attenuava.

Sant’Ambrogio impedisce a Teodosio l’ingresso nella cattedrale di Milano. Olio di Anton van Dyck del secolo XVII (National Gallery, Londra).

Ha senso descrivere inoltre la sua famosa disputa con l’influente Ambrogio, vescovo di Milano e fervido seguace dell’ortodossia nicena. A causa di un tumulto avvenuto nell’ippodromo di Salonicco nel 390, una folla di niceno linciò il comandante imperiale goto (e quindi ariano) che governava la città. L’imperatore ordinò di castigare i colpevoli ma la guarnigione lo precedette e commise un massacro indiscriminato fra la popolazione civile della città. I vescovi niceni, con Ambrogio in testa, condannarono il fatto e il comportamento di Teodosio. Dopo un’accesa discussione fra quest’ultimo e Ambrogio nella basilica di Milano durante la messa (Teodosio fu addirittura scomunicato da Ambrogio), l’imperatore ammorbidì la sua posizione. Il potente Teodosio decise di cedere alla tesi del vescovo per mettere fine ai sempre più frequenti scontri fra le due fazioni. Ambrogio descrisse chiaramente il ruolo della Chiesa nei confronti dello Stato e privò l’imperatore di ogni potere decisionale sulle questioni teologiche. A tutto ciò si aggiunsero le dure misure che Teodosio adottò contro il paganesimo, proibendo per legge nel 392 i sacrifici e il culto nei templi. Poco dopo si mise fine per sempre ai Giochi Olimpici. Col favore di queste leggi i gruppi di cristiani più fanatici si fecero notare in Oriente, in particolare in Egitto, distruggendo templi e statue degli dèi pagani. Così, ad Alessandria, con il patriarca Teofilo, le folle infiammate devastarono biblioteche e luoghi di culto, come il famoso Serapeo. In seguito, per volere del patriarca Cirillo, nipote di Teofilo, la filosofa e matematica Ipazia fu assassinata nel 415, in un secondo pogrom antipagano. In altre parti dell’impero, dalla Palestina a Roma, si chiusero templi e monumenti pagani, come il simbolico altare della Vittoria presso il Senato romano, il cui ripristino di sollecitato dal grande oratore Simmaco. Nonostante tutto, il paganesimo non verrà totalmente sradicato, e il alcune provincie orientali come l’Egitto e la Siria sopravviverà all’interno di focolai popolari e intellettuali fino al VI secolo inoltrato.

L’impero alla morte di Teodosio I il Grande

L’azione di Teodosio, ultimo imperatore dell’impero unito, modellò definitivamente il futuro dello Stato romano con una legislazione di forte impronta cristiana. I suoi discendenti, Arcadio e Onorio, regnarono brevemente e, diversamente dal loro potente padre, solo su una delle due parti dell’impero che da allora avrebbero seguito strade differenti.

FOCUS: L’ultimo imperatore del mondo romano

L’ispanico Flavio Teodosio, più noto come Teodosio I il Grande, nacque a Cauca (l’attuale Coca, nella provincia di Sergovia). L’imperatore Teodosio regnò dal 379, dopo il disastro di Adrianopoli, fino alla sua morte nel 395. Il bilancio del suo regno è di grande importanza nella tarda antichità: presuppose infatti la riunificazione dell’impero (anche se fu l’ultimo imperatore a regnare sulle due parti, che alla sua morte passarono ai suoi due figli Onorio e Arcadio), un certo recupero dello stesso di fronte ai barbari (integrando nell’apparato dell’esercito e dello Stato alcuni Germani, con cui si era giunti a patti), e la decisione cruciale di adottare il Cristianesimo niceno come religione ufficiale dell’impero con l’editto di Tessalonica (Cunctos Populos) promulgato nell’anno 380.

FOCUS: La dinastia di Teodosio, la prima famiglia imperiale bizantina

La dinastia iniziata dall’ispanico Teodosio, l’ultimo imperatore di un impero unito, fu responsabile dello sviluppo politico della tarda antichità e gestì i destini della divisione imperiale. Vari imperatori discendevano dalla stirpe di Teodosio I, chiamato “il Grande”. I suoi figli, Onorio e Arcadio, ereditarono le parti occidentali e orientali dell’impero, e quest’ultimo generò una serie di imperatori del nascente impero bizantino, come suo figlio Teodosio II, acerrimo nemico del paganesimo, o suo genero Marciano, che governò l’Oriente con grande decisione nei momenti di crisi.

Dettaglio della croce di Desiderio, gioiello carolingio nel quale secondo la tradizione sono rappresentati Galla Placida e i suoi figli, Valentiniano III e Onorio (Museo di Santa Giulia, Brescia)

FOCUS: L’obelisco di Teodosio

L’obelisco, di origine egizia (fu eretto dal faraone Tutmose III nel XV secolo a.C.), fu portato da Teodosio I a Costantinopoli nel 390 e situato nell’ippodromo (è tutt’oggi in piedi). La sua nuova ubicazione è attestata dalla decorazione che copre il piedistallo di marmo dell’obelisco, che risale all’epoca teodosiana. Originariamente misurava 30 metri d’altezza ma si rovinò nella parte inferiore e quindi la sua altezza si ridusse a circa 19 metri. Il piedistallo presenta l’imperatore nell’atto di donare l’alloro della vittoria al vincitore delle corse dei carri, il passatempo preferito nella capitale orientale.

Obelisco di Teodosio I a Costantinopoli
Particolare del basamento dell’obelisco di Teodosio I

Simone Riemma

Studente del corso in Civiltà Antiche ed Archeologia: Occidente dell'Università degli Studi di Napoli - Orientale. Sono CEO e founder dei blog "STORIA ROMANA E BIZANTINA" assieme al mio collega dott. Antonio Palo e CEO e founder unico di "LUPIN THE 3RD - LA PATRIA ITALIANA". Le mie passioni: Storia ed Archeologia, Anime e Manga.

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