Gli Etruschi in Campania [1] / Dall’Età del Ferro al periodo Orientalizzante

Per gli Etruschi la Campania è sempre stata una terra di confine. Non dobbiamo però immaginare questa regione come “lontana” dal mondo etrusco, ma anzi, la sua lontananza ne ha permesso il contatto e l’interazione con altre culture: si ebbe così una società multidimensionale dalle molteplici realtà, come documentato da fonti letterarie e ritrovamenti archeologici.

EtruschiIL QUADRO POPOLATIVO DALLA PRIMA ETÀ DEL FERRO AL PERIODO ORIENTALIZZANTE. I popoli villanoviani, provenienti dall’Etruria meridionale, al loro arrivo in Campania si stabiliscono nella zona costiera meridionale nei pressi del Golfo di Salerno (Pontecagnano ed entroterra picentino) e nella pianura del fiume Volturno nel centro di Capua. Caso particolare il centro villanoviano di Sala Consilina, ben lontano dalle realtà costiere ma già esistente dal VIII secolo a.C, i cui ritrovamenti hanno messo in luce una notevole influenza degli Enotri. Si tratta di insediamenti proto-urbani, gli stessi che vi erano nell’Etruria del tempo: essi si caratterizzavano per la differenziazione tra spazi abitativi e aree funebri, e per la capacità di avere un’organizzazione primitiva di politica e amministrazione. Questi centri erano situati in zone strategicamente importanti per il controllo dei traffici marittimi o fluviali. Dalla seconda metà del VIII secolo abbiamo la fondazione delle più antiche colonie greche-euboiche quali Pithekoussai (Ischia) e Cuma. Oggi è ancora dibattuta l’adesione dall’ideologia villanoviana agli aspetti identitari della cultura materiale e insediativa. Secondo una prima ipotesi il processo iniziale di “etruschizzazione” assume gli stessi caratteri che si hanno nell’espansione etrusca nell’Emilia, basata su colonizzazione, sfruttamento delle risorse agricole, controllo snodi strategici e relazioni con la madrepatria. In una seconda ipotesi si considera la componente etrusca non solo in senso strettamente etnico, ma come artefice di un trapianto in un sistema di comunità strutturate e coese politicamente e già organizzate in senso proto-urbano.

Senza ombra di dubbio, al di là delle dibattute considerazioni migratorie o dei processi di forzature ai danni delle popolazioni locali, gli Etruschi in Campania detenevano un’egemonia culturale (frutto di un avanzato livello di sviluppo sociale e economico) che portò ad un modo, quello proto-urbano, di organizzazione territoriale e insediativa. A complicare il quadro insediativo è poi la stabile presenza greca che altera gli equilibri tirrenici-campani di cui gli Etruschi erano protagonisti. Con la fondazione di Cuma cambiano innanzitutto i rapporti tra Greci e popolazioni locali: al contrario del rispetto reciproco degli Etruschi, l’arrivo dei Greci segna l’inizio di una espansione segnata da violente conquiste, a seguito delle quali le popolazioni locali si troveranno o assoggettate ai nuovi arrivati o costrette a spostarsi nell’entroterra. Il concetto di polis e chora trovò tuttavia consenso e accordo da parte degli Etruschi campani di Capua nei confronti della vicina Cuma, con cui verrà definito un asse che si rivelerà fondamentale per la successiva storia della regione.

Pontecagnano. In arancione l'abitato; in verde le due necropoli.
Pontecagnano. In arancione l’abitato; in verde le due necropoli.

1. Pontecagnano. L’insediamento di Pontecagnano si trova a 10 km a sud di Salerno, presso il fiume Picentino. Non si conosce il nome originario dell’insediamento. Le necropoli, localizzate dove attualmente sorgono il centro urbano e la località Sant’Antonio, hanno restituito più di 10.000 tombe in un arco di tempo che fa dal IX fino al IV secolo a.C.. Si conosce pochissimo dell’abitato, che occupava l’area oggi delimitata dalla Salerno – Reggio Calabria e la Statale 18. Questo sito non ha solo conservato testimonianza di cultura materiale, ma anche epigrafica: in una sepoltura di metà VII secolo fu trovata la più antica iscrizione etrusca della Campania, che reca una formula e i nomi con gentilizio di due persone. Come per molti siti, le necropoli sono anche indice del benessere raggiunto da una comunità in un dato momento: il momento di maggior fioritura di Pontecagnano è nel periodo Orientalizzante (fine VIII – metà VII secolo a.C.), al quale risalgono le ricche tombe principesche. Sempre in questo periodo la città diviene un centro nevralgico di scambi sia con componenti greche e fenicie che con componenti italiche circostanti (Oliveto Citra, valle del Sarno, Capua, Enotria).

1.1. Prima età del ferro. Sin dai ritrovamenti più antichi emerge uno stretto legame tra Pontecagnano e l’Etruria meridionale, riscontrabile soprattutto negli insediamenti proto-urbani. Nella prima età del ferro vi era anche  un’altra necropoli, sita 2 km a sud (località Pagliarone): si trattava di un insediamento minore la cui collocazione ha portato ad identificare tale area come un porto (lagunare?) attivo fino al VI secolo a.C., prima dell’insabbiamento. Nella fase Ia dell’età del ferro la città conosce un espansione politico-commerciale che la porta a stabilire degli avamposti nelle aree circostanti, che presto diverranno dei veri e propri insediamenti inglobati dalle popolazioni locali: Capodifiume, Arenosola; e forse anche Poggiomarino e Eboli.

cinerario_coppiaview_08_etruschi-fuori-1Nel IX secolo a Pontecagnano rituale funebre più diffuso era quello dell’incinerazione (lo stesso è stato riscontrato in Etruria meridionale), nel quale le ceneri venivano deposti in un ossuario biconico (privo di una delle due anse) che veniva poi interrato in tomba a pozzetto. Il coperchio dell’urna ricorda come forma un elmo (con estremità crestate o con figure antropomorfe); unica eccezione è il ritrovamento (Pontecagnano, tomba 2500) di un’urna a capanna, che riproduce esattamente le fattezze reali: essa ha una pianta circolare, e si possono notare le travi di legno su cui poggia, la porta chiusa e una finestra. Il rituale incineratorio coesiste con quello inumatorio: nella necropoli di Pagliarone, a differenza delle altre due, vi è una distinzione di sepoltura in relazione al genere (le donne e i non-adulti vengono inumati, gli uomini cremati). Nel IX secolo, inoltre, tutte le sepolture tendono a non assumere marcate differenze tra loro; non vi sono armi all’interno di esse e l’autorappresentazione è ridotta al minimo.

Vaso a semicerchi penduli
Vaso a semicerchi penduli

Il genere del defunto resta nella maggior parte dei casi identificabile grazie al corredo. Nel IX secolo gli indicatori distintivi degli uomini e delle donne sono rispettivamente il rasoio e gli accessori tessili. Dalla fine del secolo incominciano ad essere sepolte anche le armi: lance, spade con fodero, schinieri. Nell’VIII secolo fanno la loro comparsa sepolture che hanno caratteri monumentali e che si ricollegano a gruppi famigliari allargati. Figurano inoltre vari materiali e oggetti di importazioni provenienti (oltre che dalla madrepatria etrusca) da Sicilia, Sardegna, Vallo di Diano e Enotria. Gli stabilimenti coloniali greci segnano irreversibilmente la cultura etrusca, che ne verrà notevolmente influenzata: si instaurano scambi commerciali, vengono importate sempre più ceramiche tipiche greche di stile geometrico, a semicerchi penduli, a chevrons e in bird-style. Questi modelli iniziano ad essere riprodotti secondo i canoni etruschi, che appropriandosene rielaborano anche l’ideologia artistica in versione “locale”.

Tipologie vasi greci
Tipologie vasi greci

1.2. Periodo orientalizzante. L’appropriazione del patrimonio ideologico venutosi a creare dal riadattamento delle tradizioni (oltre alla crescita economica derivante) porta all’affermarsi di gruppi dominanti che detengono stabilmente il potere: si definisce una sorta di aristocrazia ereditaria, assimilabile alle gentes attestate in Lazio e Etruria. All’apice di questa gerarchia sociale vi sono dei “principi” che detengono il potere politico, militare, religioso e rappresentativo. A Pontecagnano le necropoli antiche vengono ristrutturate. Questi interventi non si limitano al solo ambito funebre ma sono parte di un programma di riorganizzazione territoriale che rimarca i limiti d’ogni spazio funzionale ed è segnato anche da bonifiche. L’abitato anche è oggetto di modifiche: viene creata un’area pubblica (piazza e struttura absidata) con probabili funzioni di mercato e istituzionali. Dal punto di vista funerario cambiano anche le sepolture: l’incinerazione (salvo rari casi) lascia spazio all’inumazione, le tombe sono a fossa o a cassa di travertino; compaiono tumuli gentilizi con elementi di recinzione e luoghi di culto funerario che saranno attivi ancora nel V secolo a.C. Tutte le sepolture hanno ora un “corredo base”, che si manterrà fino al VII secolo, composto da: oinochoe, skyphos o kylix, anforetta (indicatore privilegiato), coppa e/o scodella. Il particolarismo sociale è testimoniato dalla presenza di altri elementi di corredo.

Nella necropoli occidentale vi è anche l’uso della scrittura e del gentilizio (come nel caso inizialmente citato) come vincolo di appartenenza al mondo etrusco, così come la possibile presenza preminente di sepolture anche femminili all’interno di un tumulo gentilizio (elemento attestato anche in Etruria e nel Lazio).

Tra le due necropoli (occidentale e orientale), a partire dalla fine del VIII secolo fino alla metà del VII, sembra esserci una certa contrapposizione ideologica: nella prima si trovano i “principi”, ossia quei pochi uomini che erano riusciti ad emergere dal contesto aristocratico e ad avere autorità politica, religiosa e militare; nella seconda invece predomina una sepoltura femminile (la 2465) che possiede tutti i simboli che sono considerati indicatori maschili, come poteri particolari o riguardanti il gruppo e la sua continuità riproduttiva. Questo aspetto non è casuale. La matrice delle sepolture e dei riti ad essa collegati è chiaramente greca: il corpo veniva cremato e le ossa venivano raccolte, avvolte in stoffe preziose e deposti a vari livelli di sepoltura. Gli ambienti (tombe 926-928) possono anche avere due ambienti distinti, nel cui principale (Thalamos) venivano riposte le ossa. Accanto alle ossa veniva riposto anche parte del tesoro personale del defunto, e non sono assenti elementi tipici del cerimoniale aristocratico del simposio (oinochoe, kotyle) o elementi simbolici (keimelia e armi). Uno di questi elementi degno di nota è una maschera equina in bronzo con scene di caccia a sbalzo di contesto orientale. Riprendendo quanto detto della tomba femminile 2465, il suo corredo è composto da oggetti simbolici che lasciano intendere il ruolo di primo piano coperto dalle donne etrusche nella sfera sacra. L’abito funebre della donna è composto da una serie di rari tipi di oreficeria, il che ha portato a ipotizzare che si tratti di una sorta di “personificazione divina” o, date le particolarità riscontrate nella sola necropoli orientale, ad un periodo nel quale le donne avessero il controllo del potere effettivo.

1smaria62. Capua. Corrispondente all’attuale Santa Maria Capua Vetere, la città antica di Capua venne fondata sulla riva sinistra del fiume Volturno. Il benessere della città dipendeva grossomodo dallo sfruttamento della pianura fertile. Sulla fondazione vi sono due tradizione storiografiche diverse: Velleio Patercolo la pone intorno all’ 800 a.C., mentre Catone la pone 260 anni prima della conquista romana (V secolo a.C.). Entrambe le date sembrano essere relativamente corrette in quanto Velleio si riferirebbe alla fondazione etrusca, mentre Catone ad una rifondazione di V secolo. Come per la maggior parte dei siti nelle fasi più antiche (X-IX secolo), anche qui la conoscenza è resa possibile dai ritrovamenti delle necropoli – rispettivamente in località Fornaci e Quattordici Ponti: non vi erano ossuari biconici ma delle olle coperte da scodella. Le epigrafi rinvenute non sono anteriori al VI secolo. Recenti scoperte hanno tuttavia rivelato che Capua segue un percorso di formazione e crescita quasi del tutto simile a quello di Pontecagnano: dal IX secolo vi sono elementi proto-urbanistici, e via via per l’età del ferro si hanno tracce di rapporti con la vicina Cuma (pre-ellenica) e l’Egeo. Nel VI secolo avviene l’influenza dei costumi orientalizzanti che porta sia al recupero delle pratiche crematorie, sia all’emergere di gruppi sociali altolocati che ostentano il potere gentilizio. A Capua (e a Cuma) inoltre compaiono elementi religiosi riconducibili sia a divinità ctonie che a culti cerimoniali e sacrificali.

[Continuerà, ndr]

Antonio Palo

Laureato in 'Civiltà Antiche e Archeologia: Oriente e Occidente' presso l'Università degli Studi di Napoli 'L'Orientale'. Fondatore e amministratore del sito 'Storia Romana e Bizantina'. Co-fondatore e presidente dell'Associazione di Produzione Cinematografica 'ACT Production'.

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