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Alessandro Magno: sulle tracce di Dario

Lapislazzuli di Persepoli, nel Museo nazionale, Teheran

Alessandro lasciò come satrapo dell’antica Perside un nobile del luogo, Frasaorte, ma tenne a Persepoli una guarnigione macedone di 3.000 uomini, com’era ormai sua abitudine. Da lì si diresse a nord, verso Ecbatana, l’antica capitale della Media, nella zona montuosa dell’attuale Kurdistan. In un primo momento era qui che si era rifugiato Dario, con l’intenzione di radunare i sudditi a lui fedeli e il suo esercito; fallito però questo tentativo, fuggi a est, verso Rey (una città molto vicina all’odierna Teheran). Quando Alessandro arrivò ad Ecbatana, a maggio o giugno, decide di fermarsi e riorganizzare le truppe.

Dei 40.000 uomini che componevano il suo esercito, in maggioranza partiti con lui da Pella quattro anni prima, alcuni erano stanchi per il lungo viaggio e ritenevano raggiunto l’obiettivo iniziale. Erano soprattutto i mercenari, i Greci e i Tessali. Alessandro diede loro la possibilità di tornare a casa, con una lauta ricompensa per i servizi prestati. Chi accettò l’offerta venne congedato e fatto accompagnare da una guida fino alle coste del Mar Nero o dell’Egeo, e poi da lì in Eubea o Macedonia. Gli altri si riposarono per alcune settimane – era estate e la zona montuosa della Media godeva di un clima molto gradevole – e poi ripresero il cammino: il grosso delle truppe, comandate da Parmenione, andò in Ircania per assicurare l’ordine in quell’area e le comunicazioni con la Grecia, mentre Alessandro, con i suoi eteri e alcune truppe scelte, si diresse a est con un chiaro proposito: catturare Dario una volta per tutte. A Ecbatana lasciò gran parte delle sue ricchezze, affidate al tesoriere Arpalo, e una guarnigione di 6.000 soldati macedoni.

Spinto dall’ansia di prendere il re in fuga – l’unico tassello che gli mancava per proclamarsi sovrano legittimo e indiscusso dell’impero che aveva conquistato – Alessandro cominciò una marcia frenetica: in tre settimane, attraverso impervi passi montani come quello delle Porte Caspie, percorse oltre 700 km (la distanza che separa Ecbatana, l’odierna Ramadan, da Rey, vicino all’attuale Teheran). La tappa finale fu concitata: in meno di ventiquattro ore coprì 180 km. Era ansioso di catturarlo vivo e forse sarebbe stato clemente. Ma i suoi sforzi furono inutili. Quando lo raggiunse lo trovò morto. Il Gran Re era stato assassinato da Besso, che lo aveva tradito e gli aveva rubato la tiara regale. Si dice che Alessandro pianse sul suo cadavere, lo coprì con il suo mantello di porpora e ordinò di seppellirlo insieme agli altri re persiani a Naqsh-e Rostam, vicino a Persepoli, con gli onori che spettavano a un grande sovrano. Lì fu portato il corpo imbalsamato, dove poté piangerlo, secondo uno sfarzoso cerimoniale, la regina madre Sisigambi. Alessandro promise di punire con fermezza i regicidi. Così, quando Besso fu catturato, circa un anno dopo, fu giudicato secondo la legge locale: gli tagliarono naso e orecchie prima di giustiziarlo in pubblico.ù

La saga di Alessandro:

L’impero di Alessandro Magno; Filippo II, generale di Macedonia; La morte di Filippo II e la sua eredità; L’ascesa di Alessandro Magno; La battaglia del Granico; La battaglia di Isso: la sconfitta di Dario III, il Gran Re dei Persiani e la fondazione di Alessandria d’Egitto; La battaglia per l’Impero Persiano: Gaugamela; Il dominio sull’Asia e il saccheggio di Persepoli; Alessandro Magno: sulle tracce di Dario

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